venerdì 10 dicembre 2010

Charlize Theron







Charlize Theron (Benoni, 7 agosto 1975) m 1,77 è un'attrice e modella sudafricana naturalizzata statunitense.
Una donna talmente bella che, già agli esordi, incantò James Spader lasciandolo Due giorni senza respiro.  Una divina creatura capace di redimere persino L'avvocato del diavolo, grazie a quel volto serafico. Lei, ardita e radiosa come una dea dell'Antica Grecia, ha sacrificato - per ciò che credeva - le sue curve mozzafiato, deturpandosi come un Monster.
Charlize Theron nasce in una fattoria a Benoni – Sudafrica - da Charles, che annovera radici francesi, e Gerda, di sangue germanico, la quale eredita dal padre un'impresa di costruzioni stradali.






I genitori, facoltosi proprietari terrieri, sono soliti a lasciare la loro unica figlia sola nel podere di famiglia.
La piccola frequenta la scuola elementare di Putfontein e, all'età di sei anni, inizia a prendere lezioni di danza. Non ancora tredicenne, viene spedita in collegio, dopodiché, si iscrive alla National School of the Arts di Johannesburg, per affinare le doti di ballerina.
Nel 1991 la ragazzina assiste alla morte del padre Charles, marito violento e alcolizzato, ucciso per legittima difesa dalla madre, moglie vittima di abusi che riesce anche a scagionarsi dall'accusa di omicidio.
Il tempo cancella le ferite, facendo si che la fanciulla riesca a superare questa terribile vicenda.






Giunta al suo sedicesimo compleanno, Charlize vince il concorso internazionale per giovani modelle "New Model Today" di Positano.
Decide quindi di trasferirsi a Milano per lavorare come indossatrice.
Ed è, appunto, nella città della moda che la Theron viene ingaggiata per lo spot della Martini - ambientato a Portofino - nel quale il suo mini-abito nero si sfilaccia, lasciando intravedere il fondoschiena da capogiro!
Arrivata alla maggiore età, questa bambola bionda si stabilisce a New York per fare il suo ingresso alla Joffrey Ballet Scool, dove si perfeziona nella danza.
Si esibisce in numerosi spettacoli come "Il lago dei cigni" e "Lo Schiaccianoci" ma una grave lussazione al ginocchio le preclude una carriera in questo ambito.







Ripiegatasi sul mondo delle passerelle, la fanciulla comprende che quel settore non fa proprio al caso suo: vola, così, alla volta di Los Angeles per tentare fortuna nel cinema.
Nella "City of Angels" segue i corsi di Ivana Chubbuck e, dopo essere stata scartata per il ruolo principale in "Showgirls" (fortunatamente, considerando che il film è stato un vero flop), si procura una scrittura per un cameo nell'horror Children of the Corn III: Urban Harvest di James D.R. Hickox. Charlize Theron non appare nei titoli né di inizio né di coda del film ma è presente in diverse scene. In molte filmografie ufficiali questo film non è riportato.
Nel 1996, si fa notare nei panni della sensuale Helga in 2 Days in the Valley - Due giorni senza respiro scritto e diretto da John Herzfeld con Danny Aiello, Jeff Daniels, Eric Stoltz, Marsha Mason, James Spader, Keith Carradine e Louise Fletcher. La parte di Charlize era stata scritta per un'altra attrice, Daphne Dekers; nonché al fianco dell'idolo Tom Hanks al suo debutto alla regia, anche soggettista e sceneggiatore, nello scanzonato That Thing You Do! - Music Graffiti.



                               Charlize Theron e Al Pacino in una scena de L'avvocato del diavolo


 
E figurarsi che, quando era solo una bambinetta, diveniva verde d'invidia non appena Daryl Hannah - in "Splash - Una sirena a Manhattan"  - si abbandonava tra le braccia di "Forrest Gump". 
Tra il 1997/99, l'attrice si lascia sedurre sia da Keanu Reeves (marito nel film) che dal fascino magnetico di un mefistofelico Al Pacino ne The Devil's Advocate - L'avvocato del diavolo diretto da Taylor Hakford, partecipa ancora con Daniels a un'idiozia quasi vergognosa di Jonathan Lyne Trial and Error - Ancora più scemo, sostituisce all'ultimo momento l'attrice Saffron Burrows nei panni di una top model nel film di Woody Allen Celebrity accanto a Leonardo DiCaprio e Melanie Griffith, oltre a Joe Mantegna, Kenneth Branagh, Judy Davis, Winona Ryder e Famke Janssen (famosa per la taglia dei suoi piedi, 46); è in compagnia di un gorilla nel remake del film di Schoedsack del 1949 Mighty Joe Young - Il grande Joe diretto da Ron Underwood e gli effetti di Rick Baker, incarna The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta Johnny Depp, un film senza suspence diretto da Randy Ravich e stabilisce con un orfanello come Tobey Maguire The Cider House Rules - Le regole della casa del sidro di Lasse Hallstroem tratto dal romanzo omonimo di John Irvin, autore sia del libro che della sceneggiatura del film. Tra il 2000/03, Charlize è accanto a Ben Affleck nell'ultimo film e flop di John Frankenheimer Reindeer Games - Trappola criminale con Gary




                               Charlize Theron in un'immagine de La leggenda di Bagger Vance



Sinise, Danny Trejo, Isaac Hayes, Dennis Farina e un cameo del celebre attore pornogradico Ron Jeremy, sopranominato sia "porcospino" perchè coperto da fitta peluria sia "uomo Baobab" per la lunghezza del pene, 24 centimetri, nonchè per la sua capacità di esercitare l'autofellatio. Mette in competizione Mark Wahlberg e Joaquin Phoenix in un noir importante The Yards con un cast di primordine che contempla anche James Caan, Faye Dunaway, Ellen Burstyn e il grande italo-cubano Tomas Milian. Manda in fibrillazione il cuore di Matt Damon ne The Legend of Bagger Vance - La leggenda di Bagger Vance diretto da Robert Redford e la bella performance di Will Smith, film tratto da un romanzo di Steven Pressfield gasato sulla storia di un giocatore di golf alla fine degli anni venti, partecipa nel ruolo di Gwen Sunday in un film di marina militare e razzismo più o meno celato tra Robert De Niro e Cuba Gooding: amici-nemici in Men of Honor - L'onore degli uomini diretto da George Tillman Jr. con David Keith, Michael Rapaport e Hal Holbrook. Sweet November di Pat O' Connor, film già visto mille volte e senza quel quid in più che lo renda allo stesso tempo diverso. Charlize infatti è una originale, misteriosa e anticonformista hippie malata di cancro e sta per morire e lui, Keanu Reeves, il cinico duro in carriera, è disposto a rinunciare a tutto pur di stare con lei. 15 minutes - 15 minuti-Follia omicida a New York di John Herzfeld con il duo Robert De Niro, Edward Burns. Il film intreccia il tema della televisione pronta a qualsiasi bassezza per sacrificare sull'altare dell'audience e della criminalità che trae vantaggio e stimolo da questa situazione. Nel film Charlize Theron appare in un cameo, recitando gratis, per rendere un favore al regista che l'aveva lanciata nel film Due giorni senza respiro.





                         Charlize Theron e Woody Allen in La maledizione dello Scorpione di Giada



La bella Charlize si tramuta, per Woody Allen,  in una mangia uomini ne The Curse of the Jade Scorpion - La maledizione dello Scorpione di Giada con Dan Aykroyd e Helen Hunt, è la narratrice nel film documentario Capture On Film: The True Story of Marion Davies di Hugh Munro e Eliana B. Archer, è accanto a Kevin Bacon, Dakota Fanning e sopratutto a quello con il quale rimarrà legata per otto anni Stuart Townsend nel classico thriller Trapped - 24 ore e manomette casseforti con la complicità di Mark Wahlberg, Edward Norton, Donald Sutherlan e Jason Statham in The Italian Job di Gary Gray, remake dell'omonimo film del 1969 di Peter Collinson con Michael Caine, uscito in Italia con il titolo "Un colpo all'italiana".





                        Charlize Theron in una grande performance nel film Monster

 

La notte del 29 febbraio 2004, le viene assegnato nientemeno che l'Oscar come migliore interprete per il ruolo di Aileen Wuornos, prostituta pluriomicida, condannata a morte e giustiziata in Florida nel 2002. Per affrontare la complessa perfomance nel biografico Monster di Patty Jenkins, la diva è ingrassata di 15 chili, peggiorando il suo aspetto fisico ed estetico grazie ad uno speciale make-up.
In Head in the Clouds - Gioco di donna (2004) di John Duigan con Penelope Cruz e Sturt Townsend Charlize Theron, abbandonati il peso, il volto e l'Oscar dell'orribile eroina di Monster, supera l'esame, sfoderando la sua ammaliante bellezza e un temperamento che la rimandono alla migliore Lana Turner, della quale è la sola erede.Interpreta con Geoffrey, John Lithgow e Stanley Tucci il biografico The Life and Death of Peter Seller - Tu chiamami Peter di Stephen Hopkins. Questo film, come tutti i biopic, tende a scavare proprio negli aspetti nascosti del personaggio offrendoci così il ritratto di un uomo frustrato dalla presenza incombente di una madre incapace di accettare che il figlio si separi da lei. Il film segue le tappe della carriera dell'attore prendendo le mosse dal suo passaggio dai successi radiofonici ai primi rifiuti da parte del mondo del cinema.





                                                    La locandina del film North Country



Ventiquattro mesi più tardi, eccola cimentarsi in un'altra prova ostica, quella di una giovane minatrice in North Country - Storia di Josey di Niki Caro con Frances McDormand, Sissy Spacek, Woody Harrelson, Richard Jenkins e Sean Ben, dramma ispirato alla prima causa per molestie sessuali sul lavoro avvenuta negli Stati Uniti che le frutta la seconda candidatura agli Academy. Fortemente voluto da Charlize Theron, che oltre che attrice capace di saltare dal futile (Aeon Flux) all'impegnato (Monster) senza soluzione di continuità, dimostra di essere ottima imprenditrice di se stessa, North Country rappresenta un ulteriore tassello del percorso che sta portando velocemente la bella ex modella sudafricana da semplice attrice di successo a vera diva hollywoodiana.
Interpreta la protagonista di un'adattamento parziale di una serie televisiva a cartoni animati Aeon Flux prodotta dalla rete televisiva MTV con la regia di Karyn Kusama con Frances McDormand e Pete Postlethwaite. Successivamente, è una perfetta detective che non si da per vinta nel bellico In the valley of Elah - Nella valle di Elah di Paul Haggis con il grande Tommy Lee Jones, James Franco, Susan Sarandon e Josh Brolin. L'antimilitarismo di Haggis tocca le corde dell'attualità più scottante e non può che suscitare l'applauso delle platee di ogni latitudine, nonché una cassiera in Battle in Seattle-Nessuno li può fermare di Stuart Townsend con Martin Henderson, Michelle Rodriguez, Woody Harrelson e Ray Liotta, pellicola incentrata sugli scontri avvenuti il 30 novembre 1999 a Seattle (Washington), durante il meeting dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.





                        Intensa espressione di Charlize Theron in The Burning Plain



Il 2008 la trova costretta ad abbandonare la figlia in Sleepwalking di William Maher con Anna Sophia Robb, Dennis Hopper e Woody Harrelson ed impegnata a riallacciare i rapporti con una madre come Kim Basinger in The Burning Plain - Il confine della solitudine di Guillermo Arriaga con Joaquin de Almeida. Arriaga sceglie la strada che ha fatto sua in letteratura: nessuna patina, nessuna maschera sulla crudeltà dei luoghi e del cuore. Per questo, soprattutto, e per l’intensità richiesta alle attrici, il film non è già tutto sulla carta ma trova l’emozione.
In Hancock di Peter Berg è Mary con superpoteri celati che affianca un Will Smith supereroe alcolizzato affetto da amnesia. 





                                     Una forte espressione di Charlize Theron nel film The Road



Nel 2009 recita nel thriller post-apocalittico The Road di John Hillcoat con Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Robert Duvall e Guy Pearce nella capacità di condividere, il coraggio di affrontare le avversità attivando le proprie umane risorse. 
L'anno seguente è con Meryl Strrp e Jennifer Connelly in The Ice At the Botton of the World di Alan Parker. Prodotto e interpretato tra gli altri da Charlize Theron, la pellicola segna il grande ritorno dell'attricepremio Oscar, che per l'occasione vestirà i panni di una ragazza madre tossicodipendente.
E' in programmazione per il 2012 il sequel di Hancock che si chiamerà Hancock 2 con la coppia Will Smith e Charlize Theron.
Qualche anticipazione sulla trama del secondo episodio circola già adesso, anche se la data di uscita del film non è ancora stata comunicata. Il regista Peter Berg dovrebbe mostrare al pubblico il mondo di provenienza di Hancock, visto che nel primo episodio era solo abbozzato. Hancock viene infatti da una progenie di esseri immortali che hanno vagato per 3mila anni e che perdono i loro poteri quando sono vicini a un essere della stessa specie.





           Charlize Theron accanto a Mark Wahlberg con il quale girerà The Brazilian Job



La Theron è in predicato di girare per la regia di George Miller Mad Max: Fury Road il quarto episodio della saga di Mad Max, con Tom Hardy nel ruolo reso celebre all'inizio degli anni Ottanta da Mel Gibson.
Arriva dall'attore Mark Wahlberg  la conferma che ci sono tutte le intenzioni di realizzare The Brazilian Job, sequel di The Italian Job, "heist-movie" firmato da F. Gary Gray che ha incassato oltre 170 milioni di dollari.
Dice Wahlberg:"The Italian Job è stato molto apprezzato, e molto spesso i seguiti non sono al livello dei predecessori. Per questo vogliamo fare davvero un buon lavoro, che sia se non migliore, alla pari. Ci saremo tutti, inclusa Charlize Theron".
Lo script è in lavorazione ad opera di David Twohy,  mentre alla regia dovrebbe tornare Gray. Per il resto del cast, si attendono le conferme di Jason Statham, Seth Green e Mos Def.
Young Adult di Jason Reitman per il 2013 con Josh Brolin, commedia 
Un'autrice di narrativa per giovani adulti, di trent'anni, che ha recentemente divorziato, torna a casa nella speranza di riconquistare l'affetto del suo ex-fidanzato. Il problema è che lui è ora sposato con un figlio.







La consacrazione internazionale di Charlize Theron avviene nel 2004 con Monster, in cui interpreta la serial killer Aileen Wuornos. Per questo film Charlize vince L'Oscar come migliore attrice, il SAG Award e il Golden Globe: è la prima sudafricana a vincere un premio internazionale per la recitazione. Il critico cinematografico e sceneggiatore Roger Ebert la definta: "una delle più grandi performance della storia del cinema": nella pellicola la Theron si è sottoposta ad estenuanti ore di trucco, apparendo sullo schermo imbruttita ed ingrassata di 15 kg. Per questo ruolo, l'attrice guadagna 10.000.000 di dollari, cifra che resterà inalterata anche per i successivi film, e che la farà entrare nella lista delle attrici più pagate di Hollywood nel 2006, posizionandosi al settimo posto, dietro Halle Berry, Cameron Diaz, Drew Barrymore, Renée Zellweger, Reese Witherrspoon e Nicole Kidman.








Charlize ha avuto relazioni con Craig Bierko e Stephan Jenkins, leader dei Third Eye Blind, dal quale si è allontanata perché il cantante non prendeva seriamente le sue richieste di matrimonio. È stata legata per otto anni all'attore e regista  irlandese Stuart Townsend (a fianco del quale ha interpretato numerosi film, come 24 ore e Gioco di donna), con cui ha vissuto a Los Angeles nella casa dell'attrice degli anni trenta Helen Twelvetrees, insieme ai suoi cocker spaniel, Denver e Delilah (i cui nomi hanno ispirato quello della sua casa di produzione). La coppia si è lasciata nel gennaio 2010. Charlize ha chiesto alla madre in pensione di vivere con lei, e attualmente vivono insieme per sei mesi l'anno.
È membro di organizzazioni per i diritti delle donne e degli animali, come ad esempio la PETA.










tratto da Mymovies e Wikipedia








elaborato da frabel

Ian Anderson Plays Jethro Tull at Christmas

 






Back in our country, Ian Anderson, born in '47, the historic leader of Jethro Tull, after Bergamo and Vicenza will be tomorrow night at the Palasport of Bolzano, to continue his journey of exploration and fusion of different musical but that are woven in a unique way: one linked to the music of Jethro Tull, whose songs are repeated through the historical interpretation of the rock band - in a specific configuration for orchestral concerts - and the arrangements of the Quartet Sturcz Hungarian Quartet, an ensemble of musicians from Symphony Orchestras and Chamber of Budapest.





di frabel

lunedì 6 dicembre 2010

John Martyn Hurt in Your Heart









John Martyn, era nato nel 1948 a Beechcroft Avenue, New Malden periferia di Londra a 15,1 km da Charing Cross e Trafalgar Square, Surrey (Inghilterra), ma da quando aveva cinque anni dopo il divorzio dei genitori è stato cresciuto dalla nonna a Glasgow (Scozia) frequentando la scuola secondaria Shawland Academy. John Martyn apprende i segreti della chitarra all'età di quindici dal mitico folksinger Hamish Imlach e inizia la sua carriera professionale a diciasette anni suonando una miscela di blues e folk. Trasferitosi a Londra, si fa notare nei folk club e viene ingaggiato dalla Island, che presto lo porta in studio. London conversation (1967) è il suo esordio, in lingua folk pura, ma in The tumbler (1968) dove collabora con Harold McNair, affiorano tracce di blues e di jazz e incuriosisce la calda voce dell'artista, vicina ai modelli di Tim Buckley, di Nick Drake e di Shawn Phillips. In Strombringer (1970) e The Road to ruin (1970) Martyn collabora con la moglie Beverly Kutner, ma è con i dischi successivi che raggiunge la maturità, con toni sommessi e la chitarra acustica, tocco leggero su quella elettrica, e il discreto accompagnamento bassistico dell'ex Pentagle Danny Thompson; gli album da Bless to weather (1971), Solid air (1973), Inside out (1973) e Sunday child (1974) sono tutti piccoli capolavori, con particolare riguardo per il primo, dedicato a Nick Drake. Nella seconda metà del decennio, l'artista vive un periodo di stasi e rallenta moltissimo le incisioni discografiche, incidendo il solo One world (1977), con influenze raggae e la produzione di Phil Collins.





       John Martyn divorziando dalla moglie Beverley "schiacciò il pulsante di autodistruzione"



Bel nome della scena folk rock britannica, lo scozzese John Martyn vive un periodo di crisi personale e artistica tra i '70 e gli '80, con la separazione dalla moglie Beverly e un certo rallentamento dell'attività discografica e un infelice tentativo di apertura commerciale verso gli Stati Uniti e un ritorno poi ad atmosfere più intime e soft, vicine al suo stile più classico. Grace and danger (1980), forse il lavoro più riuscito del decennio, risente del particolare stato d'animo; è un disco intimista, con belle canzoni come Baby please come home, Hurt in your heart e Our love, sospese fra un delicato pop d'autore e vaghi echi di jazz. Nel 1981 Martyn passa alla WEA e prova a cambiare stile, rivolgendosi a un pubblico più vasto con una musica dai tratti molto semplificati e anche balìali. In questa operazione di maquillage (che non ottiene i risultati sperati) l'artista è aiutato dai vecchi amici Phil Collins ed Eric Clapton; Collins produce Glorious fool (1981) e il più agitato Well kept secret (1982), oltre a collaborare come batterista, mentre il Manolenta presta la sua chitarra per Couldn't love you more (nell'album di SLOWHAND, Clapton aveva già testimoniato il suo affetto per Martyn riprendendo una sua canzone, May you never). Fallito il "progetto WEA", Martyn si trova ad affrontare problemi artistici e di management e fino al 1984 non torna in studio, consegnando al suo pubblico solo un live autoprodotto, Philentropy (Body Swerve 1983). La situazione di stallo si risolve con il ritorno alla Island e con Sapphire (1986), album registrato ai caraibi con un repertorio sorprendentemente vario e tracce di soul , reggae, funky. Inizia per l'artista una seconda carriera particolarmente felice, con una musica che si allontana dalla poesia soft dei primi giorni e affronta a viso aperto il rock e certa canzone d'autore nuda e scorbutica, alla Tom Waits. Piece by piece (1986) in studio e Foundations (1987) in corcerto live, sono il manifesto di questo John Martyn del ventennale, che si è fatto crescere una affascinante voce da orco ed è tornato a scrivere canzoni memorabili, come la tenera Angeline o la scontrosa tossica John Wayne.








John Martyn  negli anni novanta sembra proseguire su quella via pop cantautoriale che lo ha visto impegnato per quasi tutto il decennio precedente, anche se non mancano soluzioni musicali quanto meno ardite. I primi lavori del nuovo corso non suscitano particolari clamori, mentre a partire da Coundn't love you more (ROIR 1992), raccolta di brani del suo songbook totalmente reincisi, Martyn si mantiene su buoni livelli artistici, grazie anche agli interventi degli amici David Gilmour (Pink Floyd) e Phil Collins (Genesis). A regalare ultertiori sorprese ci pensa il live Live (2CD Permanent 1995) dove compare ancora Gilmour, carrellata su un repertorio ormai lungo venticinque anni. A fine 1996 è quindi la volta di And (BIEM-MCPS), in cui si segnala ancora la partecipazione di Collins, forse la miglior prova del decennio, dove oltre a una confezione sonora piuttosto scarna, Martyn ragala alcuni momenti particolarmente ispirati a livello compositivo (The dawnward pull of human nature). In The church with one bell (Indipendiente 1998) l'artista scozzese regala altre sentite interpretazioni, alcune delle quali (Glory box dei Portishead) spiazzanti.







John Martyn, nome d'arte di Ian David McGeachy (Surrey, 11 settembre 1948 -29 gennaio 2009), è stato un cantante, cantautore e chitarrista britannico. Spaziava dal folk al blues e dal rock al jazz e il suo stile era caratterizzato dall'uso della voce come strumento musicale. Nel 2000 uscì Glasgow Walker con evidenti influenze hip hop. Nel luglio del 2006 la BBC trasmise un documentario sul periodo che seguì all'amputazione (2003) sotto al ginocchio della gamba destra di Martyn, che lo aveva costretto alla sedia a rotelle, e alla successiva incisione dell'album On the Cobbles (2004). Negli ultimi anni della sua vita, John Martyn risiedeva in Irlanda, continuando a scrivere e a collaborare con vari artisti. Per celebrare il sessantesimo compleanno di Martyn, la Island ha pubblicato il 1° settembre 2008 un cofanetto con 4 CD dal titolo Ain't no Saint. Il cofanetto include molte incisioni dal vivo e del materiale inedito, il progetto è seguio da John Hillarby, amico che ne cura anche il sito web ufficiale. Martyn muore il 29 gennaio 2009 nella sua casa in Irlanda a causa di una polmonite.









A 60 anni, in Irlanda, è morto il mito della musica folk britannica John Martyn. La famiglia non ha rivelato la causa del decesso. E' noto che Martyn ha sempre avuto problemi con la droga. Nel 2003, a causa di una ciste infetta, gli venne amputata la gamba destra (la parte sotto al ginocchio). Nonostante fosse su una sedia a rotelle, continuava ad esibirsi con la chitarra. Il vero nome di Martyn era Iain David McGeachy, era nato nel 1948, nel Surrey (Inghilterra), ma era cresciuto a Glasgow (Scozia). Dopo la gavetta nei locali scozzesi, era stato chiamato a suonare in quelli londinesi dove si era fatto conoscere dalle persone importanti del mondo musicale.Nel 1967, venne pubblicato il suo primo album London Conversation. Seguirono altri album e lui si montò la testa a tal punto da dichiarare: "Sono unico. Credo che nessuno abbia mai suonato la chitarra come la suono io. Questo conta per me. Ma spero di migliorare e di dare un contributo ancora maggiore". Musicisti ben più famosi di lui, erano e sono ancora dello stesso parere. Alla notizia della morte di John Martyn, il mitico Phil Collins ha dichiarato: "Era intransigente e questo faceva arrabbiare molte persone, ma era anche unico e non ne vedremo più come lui."
Martyn continuo` a curare maggiormente le caratteristiche anomale del canto, la tecnica aspra alla chitarra (acustica con echoplex in modo da esaltare i sovratoni), e gli arrangiamenti jazz come in Bless The Weather.








Dopo l'album Sunday's child (1975), Martyn non attraversò un buon momento. Oltre a essere alcolizzato e tossico-dipendente, il suo matrimonio era in crisi. Martyn scomparve per un po' dalle scene e venne devastato psicologicamente dal divorzio, il suo matrimonio era in crisi. Lo scozzese John Martyn e` stato uno dei pochi cantanti che possa competere con Tim Buckley in fatto di creativita` vocale e uno dei piu` vicini alle tecniche del jazz. In quarant'anni di carriera ha pubblicato una ventina di album in studio, collaborando con artisti come Eric Clapton, David Gilmour e Danny Thomson. Definito da "The Times" come un "electrifying guitarist and singer" i suoi capolavori sono dischi complessi e difficili che sfocano i confini fra folk, blues, rock e jazz. Rimase sconosciuto ai piu` (ignorato da quasi tutte le enciclopedie pubblicate nei primi vent'anni della sua attivita`) finche' si converti` alla musica pop. Martyn getto` la chitarra acustica e assunse il batterista Phil Collins. Grace And Danger (Island, oct 1980) fu cosi` il suo album meno sincero dal punto di vista musicale nel momento in cui era il piu` sincero (dolorasamente sincero) dal punto di vista dei testi. Martyn si danno` deviando verso il pop da classifica.
Martyn è stato insignito all' OBE (Excellent Ordre of the British Empire) nel 2009.









dal Link John Martyn







di frabel








domenica 5 dicembre 2010

Progetto polo culturale all’ex Anas di Bolzano







  Maurice Bellotti e Tobia Planer sono tra i sostenitori del progetto "Polo culturale giovanile"



La solita storia all’italiana. Da almeno tre anni l’Associazione Quattro/quarti sta lavorando ad un progetto per trasformare l’ex deposito Anas in un polo culturale. Tutte le costruzioni che sorgono a meno di trenta metri dall’autostrada devono essere autorizzate dall’Anas ed è pertanto indispensabile la deroga di Roma e non sarà facile ottenere il via libera delle autorità competenti. I promotori intendono comunque non abbandonare il progetto. Chi sono e cosa è l’Associazione Quattro/quarti? E’ un gruppo di ragazzi italiani e tedeschi, per meglio dire sudtirolesi, musicisti, gestori di bar, organizzatori di eventi e sanno come far funzionare un centro del genere e sono decisi a collaborare per la gestione. Hanno elaborato un concetto di gestione e un Business Plan. Hanno perizie di geometri e commercialisti. La settimana prossima presenteranno il progetto agli assessori. Nel progetto sostenuto con forza da tutti i partiti dell’attuale maggioranza c’è la realizzazione di un polo per la cultura giovanile con sale prove musicali, spazio concerti, laboratori artistici, graffiti, Shake Park. Le uniche perplessità sono arrivate dalla destra (Unitalia) per i rischi legati alla vicinanza con l’autostrada. Tante problematiche possono essere una pietra tombale sul progetto e ora il tutto rischia di arenarsi.





di frabel







venerdì 3 dicembre 2010

Sean Penn fascino sgualcito










Sean Justin Penn (Santa Monica, 17 agosto 1960) m 1,73, è un attore e regista statunitense.
E' la reincarnazione del mito anni '60 James Dean. Il viso segnato e lo sguardo malinconico Sean Penn si aggira nel mondo del cinema con il fascino sgualcito e il disincanto di un uomo abituato a vivere ai confini del mondo.
Come si vince un Oscar? Pressappoco con una ricetta segreta, tramandata dall'Academy per anni e anni, gelosamente custodita dallo star system di Hollywood e basata sulla qualità e sull'accostamento di elementi differenti presenti in uno stesso interprete. Questo interprete deve per cui essere l'interprete giusto: deve essere in sintonia con il resto del cast, deve capire lo spirito del film in cui recita e condividere alcune peculiari caratteristiche del personaggio che rappresenta. Poi deve esserci una sorta di innamoramento del pubblico verso di lui e quel mescolare storie e situazioni che serve a coinvolgere i critici più diversi. Ora spostate questa ricetta su Sean Penn, mischiateci la straordinarietà delle performances e l'anticonvenzionalità dei ruoli scelti e vedrete che dolce scoperta sarà la vostra.








Secondogenito dell'attrice Eileen Ryan e del regista Leo Penn, fratello del defunto attore Chris Penn e del musicistaMichael Penn, Sean Penn frequenta la Santa Monica High School, appassionandosi da subito alla recitazione e alla direzione di piccole opere in super 8. Vicino di casa dei fratelli Charlie Scheen e Emilio Estevez, diventa il migliore amico di entrambi. Assunto come tecnico di scena e assistente alla regia di Pat Hingle con il Group Repertory Theatre di Los Angeles, dirige "Terribile Jim Fitch" di J. L. Herlihy e interpreta "Earthworms" e "The Girl of Via Flaminia". Dopo aver perfezionato le sue performances con Peggy Feury, continua la sua ascesa teatrale recitando a Broadway in "Heartland" di Kevin Hellan.





                   Sean Penn accanto a Marie Stuart Masterton in un' immagine de A Close Range



Cinematograficamente debutta ventunenne nell'antimilitarista e drammatico Taps - Squilli di rivolta (1981) dall'omonimo romanzo di Devery Freeman, diretto da Harold Becker con Timothy Hutton, George C. Scott, Ronny Cox e Tom Cruise. Successivamente, in compagnia di altri attor giovani Nicolas Cage e Forest Whitaker in Fast Times at Ridgemont High - Fuori di testa (1982) di Amy Eckerling, film ambientato in un college californiano; e viene diretto nientemeno che da Louis Malle ne Crackers - I soliti ignoti (1984), maldestro remake Made in Usa dell'italiano I soliti ignoti con Donald Sutherland e Jack Warder. In compagnia di Nicolas Cage e Michael Madsen Penn è Henry "Hopper" Nash, un giovane che nel 1942 desideroso di arruolarsi nei marines parte per la guerra in Racing Whit the Moon - In gara con la luna (1984) di Richard Benjamin e diretto da John Schlesinger con Timothy Hutton in The Falcon and the Snowman - Il gioco del falco (1985) nel quale è un giovane deciso a vendere segreti del governo ai russi, in tempi di Watergate. Specializzandosi nei ruoli di cattivo ragazzo, ribelle e violento come in Bad Boys (1983) di Rick Rosenthal, dove è in lotta con bande a Chicago, mostra di meritare l'appellativo di nuovo James Dean in A Close Range - A distanza ravvicinata (1986) di James Foley (dove recita con il fratello Chris) con Christopher Walken, David Stratham e Marie Stuart Masterson, e Shanghai Express (1986) di Jim Goddard con Madonna. E con la nomea di ragazzaccio non poteva che sposarsi (nel 1985) con una delle più grandi cattive ragazze della storia: Madonna, dalla quale ha divorziato nel 1989.





                                                    Sean Penn accanto a Madonna



E con la nomea di ragazzaccio non poteva che sposarsi (nel 1985) con una delle più grandi cattive ragazze della storia: Madonna, dalla quale ha divorziato nel 1989.
Le liti furibonde con la cantante e attrice, nonché i pestaggi con i paparazzi che li tallonavano (nell'87 è finito perfino in libertà condizionata) e le reazioni violente contro i colleghi (per aver preso a schiaffi una comparsa si è trovato a scontare 32 giorni di carcere) lo hanno portato a essere maggiormente riconosciuto dal





                             Sean Penn in un'immagine tratta dal film Carlito's Way



pubblico che seguirà i suoi passi di attore "borderline" prima in Colors - Colori di guerra (1988) nei panni di un giovane poliziotto di quartiere in un serrato film d'azione diretto dall'ex "easy rider" con Robert Duvall, Don Chaedle e Seymour Cassel, e in seguito diretto da suo padre in Judgement in Berlin - Berlino opzione zero (1988) con Martin Sheen, nel Vietnam visto da Brian De Palma in Casualties of War - Vittime di guerra (1989) con Michael J. Fox e Carlito's Way (1993), il miglior De Palma che racconta alla sua maniera, facendo della cinepresa un altro attore e la sapiente sceneggiatura di David Koepp un film sul tema
nostalgico della malavita che "non è più quella di una volta", con Al Pacino, Penelope Ann Miller, John





                                 Sean Penn tra Gary Oldman e Ed Harrys in State of Grace


 

Leguizamo e James Rebhorn e da Neil Jordan in We're No Angels - Non siamo angeli (1989). Nel 1990 Penn è Terry Nooman, un poliziotto sotto copertura in un gangster movie con ambizioni tragiche che mescola una parossistica violenza con una messinscena stilizzata sulla scia del cinema di Coppola, Scorsese, De Palma e una suggestiva descrizione ambientale oltre alle musiche di Ennio Morricone State of Grace - Stato di grazia di Phil Joanou con Gary Oldman, John Turturro, Ed Harris e Robin Wright.








Mentre il debutto alla regia, oltre che come produttore e sceneggiatore, avviene con il drammatico, tra qualità e difetti, incrocio tra una leggenda pellerossa e "Highway Patrolman", canzone famosa di Bruce Springsteen, parafrasi del mito di Caino e Abele innestata sulla parabola del Figliol Prodigo, The Indian Runner - Lupo solitario (1991) con David Morse, Viggo Mortensen, Charles Bronson, Dennis Hopper, Patricia Arquette e la nostra Valeria Golino, seguito da The Crossing Guard - Tre giorni per la verità (1995) oltre che diretto anche sceneggiato e prodotto da Penn che traccia la storia di un'ossessione con Jack Nicholson, David Morse, Anjelica Huston, Robin Wright e Piper Laurie e The promis - La promessa (2001), anche questo prodotto da Penn e recitato sopra le righe da Jack Nicholson, con nel cast anche Michey Rourke, Sam Shepard e Vanessa Redgrave (senza contare il corto 11' 09" 01-September 11 - 11 settembre 2001, (2002), cortometraggio di 11 minuti 9 secondi e un decimo che il "produttore artistico" Alain Brigaut ha dato mandato a 11 registi di realizzare e ricordasse a un anno di distanza la strage di Manhattan. Oltre a Sean Penn hanno prestato la loro opera: Youssef Chahine, Amos Gitai, Samira Makhmalbaf, Mira Nair, Idrissa Ouedraogo, Shohei Imamura, Ken Loach, Danis Tanovic, Alejandro Gonzales Inarritu e Claude Lelouch.
Andando per ordine, dopo Lupo solitaro e prima di Carlito's Way interpreta se stesso come altri famosi attori fra i quali Warren Beatty, Al Pacino, Kevin Costner e Antonio Banderas l'interminabile promo su l'arci-famosa cantante e ex moglie Madonna, film diviso in due parti che si alternano: le esibizioni sul palco e le scene dietro le quinte che mostrano i momenti più intimi della star In Bed Madonna - A letto con Madonna (1991) di Alek Keshishian.



                    


                                     Sean Penn accanto alla ex moglie, l'attrice Robin Wright



Proprio negli anni Novanta, sul set di un film, conosce l'attrice Robin Wright, che sarà sua cointerprete in State of Grace, She's So Lovely, Loved e The Crossing Guard, dalla quale avrà due figli: Dylan e Hopper. Disgraziatamente i due si separeranno per qualche mese a causa delle ripetute violenze domestiche e lui frequenterà un'altra cantante e musicista, Jewel Kilcher, per la quale dirigerà perfino un videoclip: You Were Meant For Me, nel 1997.






                             Sean Penn e Susan Sarandon in una scena de Dead Man Walking



 

Ma nella notte degli Oscar a cui partecipa come candidato per miglior attore protagonista nel ruolo del carcerato condannato alla pena capitale in Dead Man Walking - Condannato a morte (1996) di Tim Robbins con Susan Sarandon (per il quale aveva già vinto l'Orso d'Argento al Festival di Berlino), sarà costretto a precipitarsi in ospedale per stare vicino alla Wright che era stata ricoverata d'urgenza. Da quel momento non la lascerà più e i due si sposeranno qualche mese più tardi.





                             Sean Penn accanto a Robin Wright in una scena de She's So Lovely

                            
 

Dopo ruoli rissosi e disequilibrati, sceglie parti più tenere e generose. A parte il mediocre Hugo Pool - Piscine-Incontri a Beverly Hills (1996) di Robert Downey Senior vince La Palma d'Oro come miglior attore a Cannes per la parte di un marito scapestrato e pazzoide in She's So Lovely - Così carina (1997) nelle vesti anche di produttore, con la regia di Nick Cassavetes in compagnia di John Travolta, Robin Wright, Burt Young e James Gandolfini, confermando la rinascita di un nuovo Penn e lo status di un Robert Michium del nuovo millennio. Come produttore e al fianco della moglie Robin Wright e William Hurt nel confuso dramma sul plagio sentimentale Loved - Prove d'accusa  (1997) di Erin Dignan, di Oliver Stone






                                       Sean Penn in una intensa espressione nel film The game




(U-Turn - Inversione di marcia, 1997) con Jon Voight, Nick Nolte, Jennifer Lopez, Joaquin Phoenix e Billy Bob Thornton, scritto da John Ridley, dramma criminale su uno sfondo western condito con salsa di umorismo macabro, di un'accattivante autoironia e con numerose citazioni filmiche e David Fincher (The Game - Nessuna regola, 1997), dove Sean Penn nella parte di Conrad organizza per il fratello (Michael Douglas), ricchissimo e potente consulente finanziario un gioco che diventa un incubo, una vita a rischio continuo, con anche Carroll Baker e James Rebhorn, vedono nella sua recitazione la perfezione e similmente fa la giuria del Festival di Venezia alla visione di Hurlyburly - Bugie, baci, bambole & bastardi (1998) di Antony Drazan con Kevin Spacey, Anna Paquin, Robin Wright Penn, Meg Ryan e Chazz Palminteri, assegnandogli la Coppa Volpi come migliore attore. Nello stesso anno, si trova a difendere a spada tratta The Thin Red Line - La sottile linea rossa (1998) di Terrence Malick, con John Caviezel, Nick Nolte, Elias Koteas, John Reilly e Thomas Jane oltre a tanti altri nomi illustri che pur di comparire hanno accettato parti minori: John Cusack, John Savage, Woody Harrelson, George Clooney, John Travolta, (Malick ha girato oltre sei ore di materiale, ridotte a quasi tre in sede di montaggio: numerosi i ruoli tagliati, tra i quali quelli di Mickey Rourke, Bill Pullman, Viggo Mortensen, Gary Oldman e Martin Sheen, mentre Adrien Brody, che avrebbe dovuto essere il protagonista della pellicola, ha scoperto solo alla prima del film che il suo ruolo era stato drasticamente ridimensionato).





                                 Sean Penn e Dakota Fanning in una immagine del film I am Sam



Due anni più tardi Woody Allen lo sceglierà come protagonista nei panni di un chitarrista squinternato in Sweet and Lowdown - Accordi e disaccordi (1999) con Uma thurman e Antony LaPaglia, che gli varrà la sua seconda nomination all'Oscar. Omaggio tenero e partecipato del musicista dilettante Woody Allen agli artisti dimenticati virtuosi, ubriaconi, scapestrati, eccentrici fino all'inverosimile. Sean Penn partecipa con un cameo sia in Being John Malkovich di Spike Jonze (1999), sia  in Before Night Falls - Prima che sia notte (2000) di Julian Schnabel che in Bukowski: Born Into This (2003) di John Dullaghan. E dopo il thriller di Kathryn Bigelow The Weight of Water - Il mistero dell'acqua (2000), un film spiazzante, che su un binario costruisce un mistery senza vero giallo e sull'altro fa emergere per indizi un dramma di cui non ha denunciato la presenza.ottiene anche la terza nomination nei panni del padre ritardato di Dakota Fanning in I am Sam - Mi chiamo Sam (2001) di Jessie Nelson, con Michelle Pfeiffer, Dakota Fanning, Dianne Wiest e Laura Dern. Una storia drammatica rappresentata in chiave sociale ma sopratutto sentimentale con una grande interpretazione di Sean Penn nel ruolo del disabile.




                                                Sean Penn in una scena del film Mystic River



 Schierato politicamente a sinistra e nemico giurato di Bush (tanto da finire nella sua lista nera assieme a  George Clooney, Matt Damon, Michael Moore e Spike Lee), vince finalmente l'Oscar (e il Golden Globe) per Mystic River (2003) di Clint Eastwood, tratto dal romanzo "La morte non dimentica" di Dennis Lehane con Tim Robbins, Kevin Bacon, Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden, Laura Liney ed Eli Wallace (cameo). Il film è un thriller che cerca il proprio equilibrio sugli stati d'animo interiori lasciando totalmente da parte i colpi di scena classici. Sean Penn riesce a conferire al personaggio del padre dilaniato dal lutto una profondità e una complessità di accenti ormai rare nel cinema americano. In It's All About Love - Le forze del destino (2003) di Thomas Vinterberg, Sean è Marciello.





                            Sean Penn accanto a Naomi Watts in un'immagine del film 21 grams



Il ruolo di un padre delinquente che va alla ricerca di chi ha torturato, violentato e ucciso la figlia lo innalza a mito del cinema, riconfermato anche da 21 grammi (2003) di Alejandro Inarritu con Naomi Watt, Benicio Del Toro, Danny Huston e Charlotte Gainsbourg, che gli frutterà invece la sua seconda Coppa Volpi al Festival di Venezia. Il titolo del film si riferisce all'ipotetico peso che chiunque perderebbe esalando l'ultimo respiro, calcolate dal dottor Duncan McDougall senza però nessuna validità scentifica.The Assassination of Richard Nixon (2004) di Niels Mueller con Naomi Watts, Don Cheadle e Michael Wincott; quella di Sam Bicke (Penn), agente di commercio, è una storia vera, drammaticamente vera, in cui le debolezze e le condizioni di vita influiscono sulle sue giornate portate all'esasperazione di un gesto folle inspiegabile. Completamente sulle spalle di Sean Penn, con una regia tanto dimenticabile quanto inesistente, il film è un "One Man Show", espressione delle capacità interpretative di un attore come pochi, che si perde completamente nelle complesse maglie del protagonista. E dopo gli intrighi politici e inganni al palazzo dell'ONU di The Interpreter (2005) diretto da Sydney Pollack con Nicole Kidman e l'impareggiabile Sean Penn nei panni di Tobin, livido dentro la normalità della divisa federale e All the King's Men - Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zaillian con Jude Law, Kate Winslet e James Gandlfini, Sean Penn. seduttore sedotto dal potere nel ruolo del governatore Willie Stark nella sua parabola politica, si riconferma l'attore dai riflessi più pronti dello star system.





                                                 Sean Penn in una scena tratta dal film Milk



Torna alla macchina da presa con la storia del giovane idealista Christopher McCandless (interpretato da Emile Heirsch) che abbandona la sua normale routine per andare a vivere nella selvaggia Alaska, in Into the Wild - Nelle terre selvagge (2007). L'anno dopo interpreta il consigliere comunale Harvey Milk che è il primo omosessuale ad avere una importante carica pubblica in America. La pellicola Milk, per la regia di Gus Van Sant e la partecipazione di Emile Heirsch e Josh Brolin, è valsa a Sean il secondo premio Oscar come miglior attore. Farà poi parte del cast stellare di What Just Happened? - Disastro a Hollywood di Barry Levinson, assieme ai colleghi Robert De Niro, John Turturro,Catherine Keener, Stanley Tucci, Kristen Stewart, Bruce Willis, Robin Wright Penn e la stupenda Monn Bloodgood e ritroverà la collega e amica Naomi Watts oltre a Sam Shepard e Bruce McGill per Fair Game - Caccia alla spia (2010) di Doug Liman, action-thriller sull'agente della CIA e di suo marito impegnato in questioni di politica estera che provò a fermare la guerra in Iraq. È il protagonista assieme a Brad Pitt (anche produttore) del blindatissimo The Tree of Life di Terrence Malick, al suo secondo film con il cineasta americano dopo il tragico The Thin Red Line - La sottile linea rossa (1998). Lo ha voluto per la sua produzione americana anche Paolo Sorrentino, che lo ha fatto diventare un annoiato divo del rock in This Must be the Place (2011) con Frances McDormand, Robert De Niro e Toni Servillo.
In produzione Genius di Bill Pohlad e pertanto previsto il si gira nel 2012 che tratta la storia dell'editore letterario Max Perkins (interpretato da Sean Penn) che lavorò con autori leggendari come Hemingway, F. Scott Fitzgerald e Thomas Wolfe. Il film basato sulla biografia scritta da A. Scott Berg, Max Perkins: Editor of Genius, è incentrata sulla relazione tra Perkins e il giovane Thomas Wolfe.
E' previsto anche il nuovo progetto su Dorian Doc Paskowitz, film biografico con Penn nella parte del medico praticante di successo che è diventato un'icona del surf.





                                              Sean Penn in una scena del film Fair Game



 È ormai diventato un'icona del background cinematografico americano, grazie a una carriera che abbraccia quasi trent'anni. Ha ricevuto la candidatura all'Oscar per la statuetta come miglior attore protagonista per le interpretazioni di ruoli in film come Dead Man Walking  - Condannato a morte,Accordi e disaccordi, Mi chiamo Sam, e recentemente ha vinto l'Oscar nel 2003 per la sua tormentata e bruciante interpretazione nel film di Clint Eastwood Mystic River. Penn è apparso in oltre trenta film inclusi Taps - Squilli di rivolta, Fuori di testa, Il gioco del falco, A distanza ravvicinata, Colors - Colori di guerra, In Gara con la luna, Vittime di guerra, Vittime di guerra, Non siamo angeli, Stato di grazia, Carlito's Way, U -Turn - Inversione di marcia, La sottile linea rossa, Dead Man Walking - Condannato a morte (vincitore del premio come miglior attore protagonista nell'edizione del 1995 del Festival di Berlino), She's so Lovely - Così carina, ( vincitore del premio come miglior attore protagonista nell'edizione del 1997 del Festival di Cannes), Bugie, baci, bambole e bastardi vincitore del premio come miglior attore protagonista nell'edizione del 1998 del Festival di Venezia ), The Interpreter e il recentissimo Tutti gli uomini del re.







Il talento come regista di Penn, ha visto il suo esordio con il film del 1991 Lupo solitario, di cui è sceneggiatore e produttore. Nel 1995 diresse il film 3 Giorni per la verità e anche in questo caso è sia sceneggiatore che produttore. Il suo terzo film in cui sapientemente riveste i ruoli di direzione risale al 2001; con La promessa rientra tra i dieci migliori film del 2001 secondo la National Board of Review, nel cast è presente anche Jack Nicholson. Subito dopo sean Penn scrisse e diresse il tributo alla nazione americana nella stesura del film 11 '09 "01. Questo impegnativo e considerevole progetto, riunì 11 tra i più acclamati registi del panorama cinematografico al fine di rievocare i tragici e luttuosi eventi dell' 11 Settembre attraverso la chiave del cortometraggio. Nel 2003 il film ottenne una candidatura come miglior film europeo nella sua categoria ai Cèsar Francesi e conseguì un premio di riconoscimento dalla "National Board of Review".
Penn è inoltre apparso in diversi spettacoli teatrali tra cui Girl on the via Flaminia di Alfred Haye e Earthworms in Los Angels di Albert Innaruto. Sui palcoscenici internazionali di Broadway, Penn ha interpretato James nel melodramma di Kevin Heelan Heartland e uno dei "slab spanky boy" nell'opera prima di John Byrne Slab Boys. Ha calcato i palcoscenici del Westwood Playhouse e del Lincoln Center, recitando nella commedia Bugie, baci, bambole e bastardi e in Goose and Tom, ambedue dirette dall'autore David Rabe. Tra le sue ultime prove teatrali possiamo annoverare la recente interpretazione in The Late Henry Moss, scritto e diretto dalla scrittore Premio Pulitzer Sam Shepard, in cui divide la scena con stimati attori quali Nick Nolte e Woody Harrelson.
Nel 2002 ha ritirato il Modern Master Award al Santa Barbara Film Festival, e nel 2003 si è distinto per essere diventato il più giovane artista ad aver ricevuto il Donastia Lifetime Achivement Award durante il San Sebastian Film Festival. In aggiunta, nel 2004 si è fregiato dell'onore di ritirare il John Steinbeck Award, per il suo irreprensibile impegno come pioniere nel campo artistico.








Come giornalista, Penn ha prestato la sua penna a pubblicazioni del calibro di "Time, Interview e Rolling Stone". Nel 2004 ha collaborato con la rivista "The San Francisco Chronicle" per la stesura di un dossier di due parti, dopo la visita per la seconda volta allo Stato iracheno devastato dalla guerra. Nel 2005 ha continuato la collaborazione con il "Chronicle", per il quale ha firmato una corrispondenza dall'Iran in cinque puntate, descrivendo gli avvenimenti elettorali che hanno portato al regime di Ahmadinejad.
L'ultimo lavoro di Sean Penn, scritto, prodotto e diretto da lui medesimo, è Into the Wild, che ha fatto incetta di premi e guadagnato il consenso entusiasta della critica da quando è stato distribuito nelle sale nel Settembre 2007. Tratto da una storia vera e basato sul romanzo di Jon Krakauer, il film è stato premiato sia al Telluride che al Toronto Film Festival, permettendogli di conquistare il premio di "Regista dell'Anno" al PalmSpring Film Festival; ma il successo del film è stato anche siglato dall'ingresso di questo tra i migliori dieci film del 2007.





         Sean Penn con Eddie Vedder, che ha composto le musiche del film Into the Wild



Suo fratello maggiore, Michael, è un musicista mentre suo fratello minore, Chris, attore anche lui, è morto nel gennaio del 2006. Nell'agosto del 1985, Sean Penn sposa a Malibu la cantante Madonna, conosciuta sul set del video musicale di "Material Girl" il 30 gennaio, ma il matrimonio   non ha una lunga durata anche a causa del comportamento talvolta violento e geloso dell'attore. Divorzia dalla cantante il 10 gennaio 1989. Si risposa poi con l'attrice Robin Wright nel 1996, con cui ha avuto una figlia, Dylan Frances nel 1991, e un figlio, Hopper Jack nel 1993. Alla fine del 2007, la coppia ha annunciato la propria separazione, a causa di un tradimento da parte di lui, ma nell'aprile del 2008 Penn e la moglie si riconciliano per un breve periodo per poi annunciare il divorzio l'anno successivo. La coppia in passato aveva già affrontato momenti di crisi, soprattutto quando Penn ebbe una breve relazione con la cantante Jewel Kilcher, all'epoca in cui egli aveva diretto il suo videoclip You Were Meant for Me. Era un buon amico di Charles Bukowski e sua moglie Linda.







tratto da Mymovies





riadattato da frabel

giovedì 2 dicembre 2010

Shining Deam





La Ferrari 458 Italia è una vettura a due posti, con motore 8 cilindri disposti a V. La denominazione della vettura fa un riferimento alla cilindrata (di 4,5 litri), seguito dal numero dei cilindri del motore. La vettura è stata presentata in anteprima sul web il 28 luglio 2009, mentre la presentazione ufficiale è avvenuta alla 63ª edizione del Salone dell'auto di Francoforte che si è svolta dal 17 al 27 settembre 2009.
Il nuovo prodotto, secondo i comunicati aziendali, è frutto di un'importante evoluzione tecnica che le consente di ottenere emissioni e consumi inferiori rispetto al precedente modello "F430", pur avendo maggiore cilindrata e potenza. Tale miglioramento è merito del contenimento dei pesi e dell'attenzione ad una valida profilatura aerodinamica che genera un carico verticale di 140 chilogrammi a 200 km/h con un coefficiente di resistenza aerodinamica pari a 0,33 Cx.
La "458 Italia" monta un motore V8 di 90° montato in posizione posteriore-centrale, dotato di iniezione diretta e affiancato ad un cambio elettroidraulico a doppia frizione con 7 rapporti, tecnologia che la casa italiana aveva già sperimentato sulla recente California Il propulsore è caratterizzato da un rapporto di compressione particolarmente elevato (12,5:1), ottenuto anche grazie ad una ridotta altezza di compressione dei pistoni.









La vettura è sviluppata su un telaio in lega d'alluminio realizzato con del tecnologie di derivazione aerospaziale, con sospensioni anteriori a triangoli sovrapposti e multilink per quelle posteriori.
La vettura è dotata di un'unica centralina Magneti Marelli abbinata al manettino Ferrari di derivazione Formula 1. Un'unica centralina consente di gestire e disinserire l'E-Diff (differenziale elettronico), il F1-Trac (sistema di trazione) e l'ABS.
Particolare attenzione è stata prestata all'ergonomia degli interni e dei comandi di guida, questi ultimi tutti raggruppati sul volante per garantire una maggiore concentrazione alla guida senza distogliere le mani dallo stesso. Alla creazione e alla messa a punto della vettura ha partecipato, come consulente, il pilota automobilistico pluri-iridato di Formula 1 Michael Schumacher.
Il profilo estetico della carrozzeria richiama le classiche linee sportive, generalmente create dalla Pininfarina per i precedenti modelli Ferrari, inserendo alcuni particolari innovativi, come i nuovi gruppi ottici a "scimitarra", simili a quelli della Ferrari California, e la sistemazione dei tre terminali di scarico, uniti al centro del paraurti posteriore, molto simili a quelli della Ferrari F40. Questi ultimi presentano due misure differenti: più piccolo quello centrale e più grandi quelli laterali. La Ferrari 458 Italia è lunga 4527 mm per 1937 mm di larghezza e 1213 mm di altezza con un passo di 2650 mm. Il propulsore V8, di una cilindrata complessiva di 4.499 cm³, eroga 570 CV a 9000 giri (con una potenza specifica di 127 CV/litro), con una coppia massima di 540 N·m a 6000 giri (con coppia specifica di 120 N·m/litro). Oltre l’80% di essa è disponibile dai 3250 giri. Questi valori, dichiarati dalla casa, sono da primato assoluto, non solo nei confronti della gamma attuale o della storia della casa automobilistica ma anche nei confronti di tutto il segmento di riferimento.









I consumi e le emissioni (ciclo ECE + EUDC) sono di 13,7 l/100 km pari a 320 g/km di CO2, la vettura ha un peso ridotto, nella versione con cerchi forgiati e sedili racing specifici pesa 1380 kg, il rapporto peso/potenza di 2,42 kg/CV. La distribuzione dei pesi è di 42% all'anteriore e 58% al posteriore. La vettura è dotata di freni a disco Brembo con un sistema di precarico dei pistoni che riduce a 32,5 metri lo spazio di frenata per fermare la vettura da una velocità di 100 km/h.
Sempre secondo quanto dichiarato, la Ferrari 458 Italia arriva ad una velocità di 100 km/h da ferma in meno di 3,5 secondi e raggiunge una velocità massima superiore ai 320 km/h. A migliorare le prestazioni contribuiscono le appendici aerodinamiche anteriori poste ai lati del logo della Casa di Maranello, somiglianti per forma agli alettoni delle monoposto di Formula 1, la cui incidenza viene automaticamente regolata dalle deformazioni assunte a causa della velocità. La trazione, come da tradizione della Casa, è posteriore. La vettura è dotata di cerchi da 20" con pneumatici 235/35 all'anteriore e 295/35 al posteriore.








La V12 Vantage RS è il frutto dell'organizzazione produttiva di Aston Martin, delle capacità e della bravura del team di ingegneri e designer, che hanno potuto sfruttare l'estrema flessibilità dell'archiettura VH della baby Aston, la V8 Vantage, per permettere al super-motore 12 cilindri a V di 6 litri di cilindrata, preparato in configurazione corsa, di entrare nel suo vano propulsore per creare un prototipo davvero unico.
L'essenza della V12 Vantage RS sta nelle caratteristiche possenti della sua architettura meccanica: corpo vettura compatto, motore anteriore-centrale molto arretrato per migliorare il bilanciamento globale e coda compatta. L'unità di cui è equipaggiata ha beneficiato di un deciso “tuning” ufficiale: nuovi pistoni e bielle, nuovi alberi a camme, nuove teste cilindri e nuovo impianto di scarico. Scatena 600 CV a 6.250 giri e tanta coppia da friggere le gomme sull'asfalto con poche partenze: 690 Nm a 5.000 giri. Con un peso di 1.600 chili (corrispondenti a un valore di 375 CV/ton) questo bolide scatta da 0 a 100 km/h con partenza da fermo in meno di 4 secondi e da 0 a 160 km/h in 8,5.









Sono queste le caratteristiche che hanno guidato la progettazione della V12 Vantage RS. Consapevoli che la funzione sarebbe stata la prima ispirazione dello stile della vettura, il team dei designer, guidato da Marek Reichman, è riuscito a elaborare un design coerente ed estremamente efficace dal punto di vista stilistico, un battesimo del fuoco per il nuovo reparto appena inaugurato. Forma e funzione, insomma, hanno prodotto un risultato eccezionale. La V12 Vantage RS si riconosce immediatamente per il frontale modificato con un nuovo spoiler inferiore in fibra di carbonio (provvisto di canali di raffreddamento diretti ai freni, in carboceramica). Posteriormente, invece, è stato applicato uno spoiler retrattile che aumenta la stabilità alle alte velocità ma, ad andature “civili” non rovina la purezza del design integrandosi delicatamente nella coda.
La squadra dei progettisti, invece, ha massimizzato la razionalità per contenere il peso, prima variabile fondamentale per poter consentire alla V12 di esibire prestazioni mozzafiato ed esaltare le caratteristiche dell'aerodinamica, essenziale per un'auto in grado di sfondare il muro dei 300 orari.









Come ha sottolineato lo stesso Bez, negli ultimi cinque anni Aston Martin ha dimostrato di aver acquisito le competenze necessarie per costruire concept car flessibili e perfettamente funzionanti e, ovviamente, la V12 Vantage RS non fa eccezione. Per i vertici di Gaydon si tratterà, ora, di rimanere con l'orecchio “teso” per carpire l'interesse di clienti e appassionati verso questa vettura e, se ci sarà adeguato riscontro dal lato della domanda, verrà presa in seria considerazione la possibilità di produrla, naturalmente a un prezzo adeguato alla sua esclusività. Oltre a questa nuova strategia a livello corporate, il Marchio inglese ha voluto ancora una volta dimostrare la sua capacità di creare automobili straordinarie. Così, di fronte agli oltre settecento ospiti invitati al gala di presentazione della nuova struttura, Ulrich Bez, numero uno del brand inglese, ha elettrizzato ulteriormente l'atmosfera presentando una nuova concept dal sapore estremo che chiude un anno intenso, durante il quale sono state svelate molte novità: a partire dalla DBS per proseguire con la DB9 Le Mans e la V8 Vantage N400.








La filosofia del design Audi è ambiziosa in ogni suo aspetto. Ogni singola linea è stata perfezionata e rifinita fino a raggiungere un risultato assolutamente esclusivo. Unico, perché sprigiona la bellezza senza tempo dello stile Audi.
I potenti lineamenti di Audi R8 5.2 FSI quattro dichiarano la sua sfrenata propensione alla velocità. I sideblades integrati nella carrozzeria convogliano l’aria direttamente all’interno del poderoso motore da 5.2 litri ad elevate prestazioni, installato nella parte posteriore. Le appendici aerodinamiche e gli scudetti V10 posti sui lati del cofano anteriore ne accentuano la sorprendente immagine.Scarichi d'ariaLe aperture di grandi dimensioni per lo scarico dell’aria ed i fari posteriori con fondo nero evidenziano il sorprendente design della coda di Audi R8 5.2 FSI quattro.Diffusore posterioreIl diffusore posteriore di grandi dimensioni, la coda parzialmente verniciata in nero e gli scarichi di forma ovale donano al posteriore un look inconfondibile.RuoteLe ruote da 19 pollici forgiate in alluminio a 19 razze con design a Y sono state sviluppate esclusivamente per Audi R8 5.2 FSI quattro. I freni in ceramica (disponibili come optional) aggiungono l’ultimo tocco di sportività al suo fascino e forniscono una garanzia di massima resistenza al deterioramento. La ceramica rinforzata con fibra di carbonio, infatti, ha frequentemente dimostrato il proprio valore nel campo dell’aviazione e nelle applicazioni aerospaziali. Questi innovativi dischi garantiscono prestazioni ottimali anche in condizioni al limite.









L'esclusivo abitacolo da monoposto dimostra ancora una volta lo stretto legame tra Audi R8 ed il mondo delle corse automobilistiche: evidente è il riferimento alla tipica forma della cabina di un’auto da corsa. Integrato nel cruscotto come un elemento indipendente, questa vettura aggrega il pannello di controllo, i comandi della strumentazione ed il volante grazie ad un’unica cornice, formando una sintesi armoniosa.
Nel suo abitacolo riecheggia il potente linguaggio formale degli esterni. I controlli sono disposti rigorosamente seguendo principi ergonomici, ed il design monoscocca è concentrato esclusivamente sul conducente. Il panello della strumentazione ed il pomello del cambio, dotato di uno speciale design V10 contornato in rosso, trasmettono inconfondibili sensazioni da vettura sportiva ad alte prestazioni. Assaporare la precisione con la quale i movimenti dello sterzo si traducono in azione.
Provare il valore del motore centrale V10 attraverso le leve del cambio in alluminio, disponibili con il cambio opzionale R tronicR tronicIl dispositivo R tronic è un cambio manuale controllato automaticamente con un joystick sviluppato appositamente.
Si viene ricompensati con un’esperienza di guida di norma riservata ai soli piloti. Per assicurarle di assaporare ogni curva, i sedili sportivi in un design perfetto sono una caratteristica molto desiderabile per il suo design
dinamico e l’aspetto attraente.









Alta velocità, eccellente risposta ed impressionanti prestazioni unite ad un design leggero e compatto: la creazione di un motore ad alte prestazioni è una sfida estrema. Progettando Audi R8 5.2 FSIFSIMassima autonomia con ogni goccia di carburante.
Un’esperienza di guida impossibile da dimenticareLo avvertirà subito, appena avvierà il motore V10. Il propulsore si risveglia repentinamente dal suo sonno grazie all’imponente potenza di 525 CV (386 kW). Il suo profondo ed incomparabile suono Le offrirà un assaggio di ciò che sta per accadere. Sarà a malapena in grado di aspettare per mettere alla prova il potenziale delle sue performance. Inserisca la prima marcia e si prepari per un’esperienza di guida impossibile da dimenticare.
Una tecnologia FSI® allo stato dell’arte proietta Audi R8 5.2 FSI quattro da 0 a 100 km/h in soli 3,9 secondi. Supererà i 200 km/h dopo soli 12,0 secondi*. Non riuscirà a raggiungere la velocità massima fino a quando il tachimetro non toccherà la cifra di 316 km/h. I piloti riassumono tale potenza in due semplici parole: pura adrenalina.
Affronti una curva e scali marcia. Uscendo dalla curva, Audi R8 5.2 FSI quattro risponderà nuovamente con immediatezza all’accelerazione. Il concetto di coppia elevata è stato ulteriormente raffinato a tale scopo, con regime massimo di 8.700 giri/min. L’alta velocità del motore è istantaneamente disponibile e la coppia di ben 530 Nm proietta in avanti Audi R8 con incredibile forza. Lo percepirà grazie alla sua risposta fulminea, alla sua incomparabile agilità e alla suprema accelerazione in qualsiasi situazione di guida.
Motore a ciclo Otto a 10 cilindri a V con iniezione diretta. Cilindrata 5204 Potenza max386/525 a 8000 kW/CV a giri/min. Coppia max 530 da 6500 Nm a giri/min. Velocità massima 316 km/h con accelerazione 0-100 km/h3,9 secondiTrasmissioneTrazioneintegrale permanente quattro®FrizioneCambiomanuale a 6 marce.








E' la prima coupé moderna a due porte e quattro posti che sa offrire ben più di ciò che la sua sensuale bellezza sembra promettere. La nuova magnifica creatura del maestro Pininfarina ha destato sensazione sin dal suo debutto, avvenuto al Salone di Ginevra a inizio 2007: la vettura traccia una linea di continuità tra la prima Granturismo della Casa del Tridente, la A6 1500 GT Pininfarina del 1947, e l’innovazione e l’impatto della Birdcage 75th, la concept car che nel 2005 ha suggerito le linee stilistiche delle future Maserati.
GranTurismo rimane fedele a questa tradizione grazie alla sua personalità decisa e al connubio che sa creare tra potenza ed eleganza, tra un design avveniristico e un’insospettata praticità.
A un design muscoloso e filante, curato nei minimi dettagli, corrispondono lunghi e approfonditi studi aerodinamici in galleria del vento. Una qualità riscontrabile anche nei contenuti tecnici, a partire dal propulsore, un V8 che possiede le caratteristiche tipiche dei motori da competizione, creato per rispondere con prontezza ai comandi dell’acceleratore e trasferire un’emozione di guida mai provata prima.
La Maserati GranTurismo esprime tensione dinamica e sportività da qualsiasi punto la si osservi: partendo dalla grande bocca ovale che racchiude la calandra, la carrozzeria appare tirata ermeticamente sulla meccanica fino al posteriore, come un vestito attillato su fianchi sinuosi. Pininfarina ha infatti creato l’abito più elegante e sensuale attorno all’idea che sta alla base del progetto GranTurismo: sportività coniugata allo spazio, per tutti. Una linea filante che, unita alla solidità e all’eleganza, provoca un affascinante mix di sensazioni.
Unica e inconfondibilmente Maserati, la calandra della GranTurismo accoglie al centro il grande logo cromato del Tridente, sospeso davanti ai listelli verticali e concavi. I fari sono protesi aggressivamente verso l’ampio scudo di protezione anteriore: un elemento stilistico che contraddistingue storicamente le coupé Maserati. Nello spazio tra la fanaleria anteriore trova posto il cofano, tradizionalmente lungo e basso, con il classico motivo a “V”, un segno distintivo che caratterizza l’intera vettura.
Le tre prese d’aria dal profilo cromato posizionate dietro le ruote anteriori contribuiscono a rendere ancora più dinamica la linea, studiata per accompagnare lo sguardo in un percorso fluido, dall’anteriore muscoloso fino alla profilatura della coda.
Spostandosi sul retro della GranTurismo, si incontra la versione ovale del logo Maserati, nota come “Saetta”, ai fianchi della quale si sviluppano i fari posteriori, dall’avveniristica forma triangolare e composti ciascuno da 96 led. Sotto il paraurti si apre infine l’ampio diffusore aerodinamico.
Il tema dominante del design viene ripreso anche all’interno dell’abitacolo, dove l’elemento ornamentale a “V” si prolunga dalla plancia all’orologio Maserati ed è ripreso nella linea dei sedili.









La Maserati GranTurismo è spinta da un otto cilindri a V di 90° di 4.244 cc, un motore che fa parte della nuova generazione di propulsori della Casa del Tridente. L’unità, che sviluppa 405 CV a 7.100 giri al minuto, corrispondenti a una potenza specifica di 96,4 cavalli/litro, è compatta e leggera, a corsa corta, con basamento e teste cilindri in lega di alluminio e silicio. Le 32 valvole sono azionate da due alberi a camme in testa per bancata, con gli alberi lato aspirazione comandati da un variatore di fase a bassa pressione. La lubrificazione è dotata di un sistema a carter umido, soluzione che consente la diminuzione della rumorosità di funzionamento: il motore avvolge il conducente con un timbro cupo e appassionante, ma mai invadente.
La velocità massima è di  285 km/h (a 7.050 giri/min) e l'accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,2 s.
La risposta immediata ad ogni pressione sul pedale dell’acceleratore è assicurata dall’acceleratore a comando elettronico “drive by wire”: senza collegamenti meccanici fra pedale e valvola a farfalla.
La nuova trasmissione idraulica della Maserati GranTurismo esalta le caratteristiche del propulsore: il cambio automatico auto-adattivo ne valorizza infatti le prestazioni ai bassi e medi regimi, senza limitarne la potenza agli alti e consentendo cambi di marcia fino a 7.200 giri al minuto, un regime più elevato di qualsiasi altra trasmissione automatica al mondo.









La scocca portante dagli elevati valori di rigidità e il telaio composto da lamiere scatolate in acciaio ad alto resistenziale consentono alle sospensioni di riprodurre con estrema precisione le asperità del terreno, a tutto vantaggio della sicurezza attiva, del comportamento dinamico e del comfort di guida.
Il comportamento dinamico preciso della Maserati GranTurismo è assecondato dalle sospensioni anteriori e posteriori a triangoli sovrapposti e con geometrie “Antidive” e “Antisquat” che evitano l’affondamento dell’avantreno in frenata e del retrotreno in accelerazione.
Gli ammortizzatori a gas in alluminio con sistema Skyhook regolano in maniera automatica e continua lo smorzamento per assicurare con qualsiasi condizione stradale il maggiore livello di comfort, senza però penalizzare le prestazioni ed il carattere sportivo della vettura.
Il sistema Skyhook agisce tramite dei sensori di accelerazione che registrano i movimenti di ciascuna ruota e del telaio; la centralina elabora le informazioni ricevute, analizza lo stile di guida e le condizioni del manto stradale e regola immediatamente l’assetto degli ammortizzatori agendo sulla valvola proporzionale di ciascuno di essi. Tuttavia, poiché i dati sensoriali del sistema Skyhook e della trasmissione confluiscono nello stesso punto, gli ingegneri Maserati hanno collegato tra loro i due sistemi: la GranTurismo modifica impercettibilmente le impostazioni delle sospensioni in modo che durante i cambi di marcia il conducente possa avvertire ancora meno il movimento del telaio.
Per un’impostazione di guida più rigida, con angoli di rollio e trasferimenti di carico più contenuti, incremento dell’agilità e della stabilità della vettura, oltre che per raggiungere livelli prestazionali esaltanti, è sufficiente premere il tasto “Sport”. Il computer dedicato al controllo del cambio riduce del 40% i tempi dei passaggi di marcia, in modo che risultino più netti e più rapidi. Il sistema Skyhook modifica la sua filosofia, passando da un’impostazione concentrata sul controllo della guida (ride control) ad una che privilegia l’assetto (body control), così da offrire maggiore maneggevolezza e maggiore aderenza. Insieme, i due sistemi si integrano per offrire all’interno dell’abitacolo una sensazione più precisa e vivace ad ogni cambio di marcia.








La base: la 911 GT3. Quale migliore premessa, dunque? Il compito dei nostri ingegneri apparve subito chiaro: più potenza, performance più elevate. E tempi in pista ulteriormente ridotti.
Per aumentare la potenza del motore è stato ottimizzato il sistema di aspirazione, con un nuovo filtro dell’aria, e rielaborato l’impianto di aspirazione. Risultato: un propulsore che raggiunge il limite. Configurazione boxer, 6 cilindri, cilindrata da 3,8 litri e VarioCam ulteriormente sviluppato.
Le cifre: 331 kW (450 CV) a 7.900 giri/min. Coppia massima: 430 Nm a 6.750 giri/min e fondoscala a 8.500 giri/min.
Cifre che parlano da sole. Prestazioni che suscitano rispetto. La nuova
raggiunge i 100 km/h da ferma in soli 4,0 s. La velocità massima è di 310 km/h.
La trasmissione? Manuale, a 6 marce, con corse brevi ed innesti precisi. Il passaggio dalla 1a alla 5a marcia è più breve di circa il 13% rispetto alla 911 GT3. I valori di accelerazione migliorano e l’aerodinamica aumenta. Al posto del volano a doppia massa della 911 GT3, nella nuova 911 GT3 RS è impiegato un volano a massa singola, più leggero, che rende il motore ancora più brioso.
L’impostazione del Porsche Active Suspension Management (PASM) è ancora più sportiva rispetto alla 911 GT3. Naturalmente, anche nella nuova 911 GT3 RS altezza, convergenza e campanatura nonché le barre stabilizzatrici agli assi anteriore e posteriore sono regolabili singolarmente per l’impiego in pista. Inoltre, il braccio trasversale all’asse posteriore della nuova 911 GT3 RS è diviso. In questo modo la convergenza può essere regolata con maggiore precisione per soddisfare i requisiti del Motorsport.








Nella 911 GT3 RS, il nuovo sistema supporti motore attivi è di serie. Riduce i movimenti e le vibrazioni del blocco cambio-motore, regolando automaticamente la rigidità e lo smorzamento dei supporti motore. Per una dinamica di guida sensibilmente più elevata.
Il Porsche Stability Management (PSM), dotato di due sistemi di regolazione Stability Control (SC) e Traction Control (TC), assicura una stabilità di guida elevata. Per chi desidera perfezionare la propria abilità di guida in pista, il PSM può essere completamente disattivato in due fasi.
I cerchi da 19 pollici GT3, dotati di serraggio centrale e scritta «RS», montano pneumatici sportivi omologati per la circolazione su strada. Rispetto alla 911 GT3, tuttavia, i pneumatici sono più larghi anteriormente e posteriormente con campanatura ridotta all’asse anteriore e posteriore. La carreggiata è maggiorata di 12 mm e 30 mm, dunque aumenta ulteriormente la stabilità, il controllo del rollio e la precisione dello sterzo, migliorando la performance.








Accanto a potenza e precisione, nella nuova 911 GT3 RS domina un altro concetto centrale: la costruzione leggera, ovviamente. Partiamo dal risultato: un rapporto peso/potenza specifico di soli 3,0 kg/CV. Ottenuto grazie all’impiego di materiali tipici del Motorsport come titanio, alluminio e carbonio. La nuova 911 GT3 RS dispone, inoltre, di pannelli porta leggeri con maniglie ad archetto e lunotto in materiale plastico. Per l’impiego in pista Porsche offre, per la prima volta, una batteria agli ioni di litio opzionale che consente di risparmiare oltre 10 kg di peso.
Sviluppare una vettura da corsa come la nuova 911 GT3 RS, significa, anche, assumersi delle responsabilità. Prima di tutto per la sicurezza del guidatore. Come nella 911 GT3, l’impianto frenante è stato potenziato, i nuovi dischi freno compositi con pinze in alluminio raggiungono straordinari valori di decelerazione. Su richiesta è disponibile l’impianto frenante in carboceramica Porsche Ceramic Composite Brake (PCCB). Il pacchetto Clubsport e i sedili sportivi a guscio con scritta «RS 3.8» nei poggiatesta sono di serie.
Più potenza. Più dinamica di guida. Peso ridotto. Un compito non facile. Tutto per ottenere un paio di decimi in meno. Una differenza decisiva sia per voi sia per noi.








di frabel