giovedì 30 settembre 2010

Lo spettacolo mediocre di un leader al tramonto

C’era una volta la maggioranza assoluta in parlamento del Pdl insieme alla Lega Nord. Nonostante qualche puntello trasformista si è dissolta. Il voto di fiducia imposto dal capo del governo per dare una prova di forza è diventato la misura della sua debolezza parlamentare e politica. Il suo governo è da oggi appeso ai comportamenti dei finiani e alle richieste del Mpa di Raffaele Lombardo. Probabilmente non dovrà neppure fidarsi più di tanto di quei parlamentari che hanno fatto una conversione sul Pdl esclusivamente in vista di una loro ricandidatura alle prossime vicine elezioni.
Caricato da attese messianiche, quasi che Berlusconi riesca mai a fare un discorso da statista, l’intervento del Presidente ottenuto quello che volevano.
Da un lato, i numeri dicono due cose importanti: i loro votdel Consiglio non è stato né alto né nobile come avevano preannunciato i cantori della gloria berlusconiana.
E’ stato un riassuntino mediocre di intenzioni non sempre buone condito da enfasi ingiustificate per un governo del fare poco e male.
Da questo momento, sono liberi tutti di comportarsi come vorranno sapendo che il governo rischia tutti i giorni su tutti i provvedimenti.
In un senso politicamente molto rilevante, i finiani hanno i sono determinanti; i loro deputati sono rimasti compatti. Dall’altro lato, hanno guadagnato il tempo necessario, all’incirca sei mesi, per radicarsi sul territorio dove, peraltro, non partono affatto da zero.
Il nervosismo di Berlusconi è il migliore indicatore che non ha ottenuto quello che voleva: dimostrare l'irrilevanza di Fini e dei suoi deputati.
Si apre ovvero, meglio continua il teatrino della politica alla quale il contributo di Berlusconi è assolutamente notevole essendo lui, come ha sottolineato incisivamente il

segretario del Pd Bersani, il vero impresario di quel teatrino.
Anche l’opposizione sa adesso di avere un po’ di tempo da utilizzare per costruire le indispensabili convergenze di alleanze e di priorità programmatiche.
Forse Udc, Pd e Idv dovrebbero cominciare a misurare la loro disponibilità a collaborare preparando una legge elettorale che cancelli il Porcellum.
Di sicuro, se l’opposizione non riesce a prendere l’iniziativa, persino un governo al tramonto riuscirà a prendere un po’ di lena.
Sapendo quanta potenzia di fuoco, non soltanto televisiva, Silvio Berlusconi è in grado di dispiegare in quello che meglio gli riesce, ovvero la campagna elettorale, le opposizioni hanno un compito difficile. Debbono mantenere alto il tiro della critica al tempo stesso che formulano in Parlamento proposte e contoproposte e le portano con convinzione e intensità nel paese. Altrimenti i non molti mesi che ci separano dalla inevitabile fine della legislatura non serviranno a nulla. Anzi, lasceranno a chiunque vincerà le prossime elezioni un’Italia indebolita e peggiorata.
Se la misura di uno statista o anche soltanto di un governo è lasciare il paese migliore di come l’hanno trovato, Berlusconi e il suo governo hanno già perso l’occasione. 

di Gianfranco Pasquino dal quotidiano Alto Adige


 

lunedì 27 settembre 2010

Robert Capa Reporter di guerra

Endre Friedman (il vero nome di Robert Capa) nasce a Budapest il 22 ottobre 1913. Esiliato dall'Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si trasferisce a Berlino dove si iscrive, in autunno, al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Alla fine dell'anno apprende che l'attività della sartoria dei genitori va male e che non può più ricevere danaro per gli studi, il vitto e l'alloggio.
Un conoscente ungherese lo aiuta allora a trovare un lavoro di fattorino e aiutante di laboratorio presso Dephot, un importante agenzia fotografica di Berlino. Il direttore, Simon Guttam, scopre ben presto il suo talento e comincia ad affidargli dei piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale.
Ottiene il primo incarico importante in dicembre, quando Guttam lo manda a Copenaghen per fotografare una lezione di Lev Trotzkij agli studenti danesi. Nel 1933, al momento dell'ascesa al potere di Hitler, fugge però da Berlino, e precisamente subito dopo il drammatico incendio del Reichstag avvenuto il 27 febbraio. Si reca dunque a Vienna, dove ottiene il permesso di tornare a Budapest, la città natia. Qui trascorre l'estate e, per sopravvivere, lavora ancora come fotografo, anche se la sua permanenza dura ben poco. Giusto il tempo che si affacci la stagione invernale e parte alla volta di Parigi, seguendo il suo istinto errabondo ed irrequieto.
Nella città francese incontra Gerda Taro, una profuga tedesca, e se ne innamora.
In quel periodo, viene inviato in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici su interessamento di Simon Guttmann. E' l'anno 1936 quando, con un colpo di fantasia, si inventa un personaggio di fantasia, spacciando a tutti il suo lavoro come il frutto di un fotografo americano di successo.

E' la stessa Gerda, in verità, che vende ai redattori le fotografie di Edward sotto "mentite spoglie". Ben presto il trucco viene scoperto, allora cambia il proprio nome con quello di Robert Capa. Fotografa i tumulti di Parigi nell'ambito delle elezioni della coalizione governativa di sinistra nota come Fronte Popolare. In agosto si reca in Spagna con Gerda Taro, per fotografare la guerra civile scoppiata in luglio. Effettua un secondo viaggio in Spagna in novembre per fotografare la resistenza di Madrid. E' presente su vari fronti spagnoli, da solo e con Gerda, diventata nel frattempo una fotogiornalista indipendente. Nel luglio del '37, mentre egli si trovava a Parigi per lavoro, Gerda va a fotografare la battaglia di Brunete a ovest di Madrid. Durante una ritirata, nella confusione, muore schiacciata da un carro armato del governo spagnolo. Capa, che sperava di sposarla non si risolleverà mai dal dolore.



L'anno dopo trascorre sei mesi in Cina in compagnia del cineasta Joris Ivens per documentare la resistenza contro l'invasione giapponese ma, tornato in Spagna nel '39, fa in tempo a fotografare la capitolazione di Barcellona. Dopo la fine della guerra civile spagnola, in marzo, ritrae i soldati lealisti sconfitti ed esiliati nei campi d'internamento in Francia. Realizza vari servizi in Francia, tra i quali un lungo servizio sul Giro di Francia. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, in settembre, s'imbarca per New York dove comincia a realizzare vari servizi per conto di " Life ". Trascorre allora alcuni mesi in Messico, proprio su incarico di " Life ", per fotografare la campagna presidenziale e le elezioni. Non contento, attraversa l'Atlantico con un convoglio di trasporto di aerei americani in Inghilterra, realizzando numerosi servizi sulle attività belliche degli alleati in Gran Bretagna. Intanto, la guerra mondiale è scoppiata e Capa, da marzo a maggio del '43, realizza un reportage fotografico sulle vittorie degli alleati in Nord Africa, mentre in Luglio e Agosto, fotografa i successi militari degli alleati in Sicilia. Durante la parte rimanente dell'anno documenta i combattimenti nell'Italia continentale, compresa la liberazione di Napoli.



Gli avvenimenti sono convulsi e si succedono senza sosta, richiedendo sempre la sua indispensabile opera di testimonianza visiva. Nel Gennaio del 1944, ad esempio, partecipa allo sbarco alleato ad Anzio, mentre il 6 Giugno sbarca con il primo contingente delle forze americane a Omaha-Beach in Normandia. E' al seguito delle truppe americane e francesi durante la campagna che si conclude con la liberazione di Parigi il 25 agosto. In dicembre, fotografa la battaglia di Bulge.
Paracadutato poi con le truppe americane in Germania, fotografa l'invasione degli alleati a Lipsia, Norimberga e Berlino. In giugno incontra Ingrid Bergman a Parigi e inizia una storia che durerà due anni.


Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. Trascorre alcuni mesi a Hollywood, scrivendo le sue memorie di guerra (che intendeva adattare in un copione ), preparandosi a diventare produttore-regista. Infine, decide che il mondo del cinema non gli piace e parte da Hollywood. Alla fine dell'anno, trascorre due mesi in Turchia per le riprese di un documentario.
Nel 1947, insieme con gli amici Henri Cartier-Bresson, David Seymour (detto "Chim" ), George Rodger e William Vandivert fonda l'agenzia fotografica cooperativa "Magnum". Per un mese viaggia in Unione Sovietica in compagnia dell'amico John Steinbeck. Si reca anche in Cecoslovacchia e a Budapest, visitando inoltre l'Ungheria, la Polonia e la Cecoslovacchia con Theodore H.White.
La sua opera di testimone del secolo è instancabile: Nei due anni che vannodal 1948 al '50 effettua tre viaggi in Israele. Durante il primo realizza servizi fotografici sulla dichiarazione d'indipendenza e i combattimenti successivi. Nel corso degli ultimi due viaggi si concentra invece sul problema dell'arrivo dei primi profughi. Finito di "fare il suo dovere", si trasferisce nuovamente a Parigi, dove assume il ruolo di presidente della Magnum, dedicando molto tempo al lavoro dell'agenzia, alla ricerca e alla promozione di giovani fotografi. Purtroppo, quelli sono anche gli anni del maccartismo, della caccia alle streghe scatenata in america. A causa di false accuse di comunismo, dunque, il governo degli Stati Uniti gli ritira il passaporto per alcuni mesi impedendogli di viaggiare per lavorare. Lo stesso anno è affetto da un grave mal di schiena che lo costringe a ricoverarsi.




Nel 1954, in Aprile, trascorre alcuni mesi in Giappone, ospite dell'editore Mainichi. Giunge ad Hanoi attorno al 9 Maggio in veste di inviato di " Life " per fotografare la guerra dei francesi in Indocina per un mese. Il 25 Maggio accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso. Durante una sosta del convoglio lungo la strada, Capa si allontana in un campo insieme con un drappello di militari dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso. L'anno dopo, " Life " e Overseas Press Club istituiscono il Premio annuale Robert Capa "per la fotografia di altissima qualità sostenuta da eccezionale coraggio e spirito d'iniziativa all'estero". Vent'anni dopo, spronato in parte dalla volontà di mantenere in vita l'opera di Robert Capa e di altri fotogiornalisti, Cornell Capa, fratello e collega di Robert, fonda l'International Center for Photography a New York.



Aforismi di Robert Capa
- Per un corrispondente di guerra perdere un' invasione è come rifiutare un appuntamento con Lana Turner. -
- Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita. -
- Il corrispondente di guerra beve di più, ha più ragazze, è meglio pagato, ed ha una maggiore libertà rispetto al soldato, ma in questa fase del gioco, avere la libertà di scegliere il suo posto e di poter essere un codardo senza essere giustiziato, è la sua tortura. -


da Biografieonline.it


sabato 25 settembre 2010

Eugénie all'Ex-Novo



Gli Eugénie hanno presentato ieri, davanti a 25 sostenitori (assai pochi considerando l’ingresso gratuito e il fresco apprezzamento doc rappresentando il Triveneto alle finali nazionali di Rock Targato Italia 2010), il loro ultimo album - Il centro delle cose - nel concerto-public relaction all’Ex-Novo.
Niente di assolutamente travolgente ma semplici, lineari ed eleganti, gli Eugénie, ben condotti dal frontman Dade cantautore ironico e istrionico e comunque ben inseriti nella realtà rocchettara bolzanina.
Gli Eugénie hanno eseguito tutte le tracce dell’album compreso – Perdi la faccia – in  chiaro accostamento di assonanze litfibiano (barricadiero eppur dolce e riflessivo) e pelùviano e, anche – Perfetto manichino – riferito allo stati… co Berlusconi, da 10 anni non più eseguito.
In polemica con il coprifuoco a Bolzano, dove la musica è interdetta alle 22,30, in perfetto orario alle 22,10, Ferrazzi ha eseguito l’ultimo pezzo in unplugged, per non far rumore, e alle 22,25 la ritirata in perfetto regime militare o revisionista, post congiuntura.


di frabel


lunedì 20 settembre 2010

Non bussare alla mia porta

Non bussare alla mia porta (Don’t Come Knocking) è un film del 2005 diretto da Wim Wenders e scritto dallo stesso Wenders insieme a Sam Shepard, che ne è anche il protagonista. I due avevano già lavorato insieme, vent'anni prima, in Paris, Texas.
È stato presentato in concorso al 58° Festival di Cannes.
Wim Wenders e gli iùesei, un rapporto che negli ultimi anni si è andato intensificando non sempre con risultati soddisfacenti sul piano cinematografico. Se nel film precedente a questo, La terra del'abbondanza, la paranoia di uno diventava la paranoia di un’intera nazione, anche stavolta, pur nella differenza del tema, lo sguardo è ad un niente dall’allargarsi (a pensarci bene chi non ha bisogno di un padre?).
Il tema è quello della paternità ignorata con la quale Howard Spence, divo del western in disarmo, si trova a dovere fare i conti, tra l’altro doppi visto che dopo aver appreso dalla propria madre di d’avere un figlio di cui ignorava l’esistenza, a quest’ultimo si aggiungerà anche una figlia con tanto di urna funeraria della madre al seguito, entrambi frutti di scorribande giovanili quando la celebrità pagava in termini di successo sessuale.
Il Padre a sua insaputa è Howard Spence (Sam Shepard, sceneggiatore assieme a Wenders come fu per Paris Texas), una sorta di anti-John Wayne che all’inizio fugge a cavallo da un set divenuto troppo stretto dove si sta girando Phantom of desert, cercando, come gli suggerisce il titolo stesso del film, di diventare qualcosa di simile ad un fantasma, liberandosi appena può di speroni, stivali, cavallo.
Nelle peregrinazioni di Spence, dal set alla casa materna, da questa alla città dove vive il figlio sconosciuto, viaggi in sostanza dal massimo della finzione (il set), al massimo del realismo (la vita vera), c’è molto, per non dire moltissimo, del cinema di Wenders, un cinema spesso alle prese con personaggi alle prese con movimenti più o meno falsi, più o meno immaginari, un cinema che altrettanto spesso ha saputo regalare immagini di grande forza.



Anche stavolta è così con le rocce a forma di occhi attraverso le quali si scorge il cielo azzurro, o il giocatore di golf, borsa con le mazze sulle spalle, che attraversa la freeway che taglia in due il deserto.
 Quello di Wenders è un cinema refrattario alle mode, ma anche un cinema che si porta dietro, assieme ai pregi, dei difetti, ad esempio la sensazione che in diversi momenti si fermi a pestare l’acqua nel mortaio, un po’ come un profeta che non riesce più a trovare le parole adatte a descrivere quello che sarà, e anche Non bussare alla mia porta non fa eccezione.

Alla fine il film nel film, che è un film western mentre il film che lo contiene non lo è, si farà (un assicuratore interpretato da Tim Roth tampina Spence fino a riportarlo ammanettato sul set) e ne vediamo perfino il finale (Spence in sella che impenna il cavallo contro il cielo) perché il cinema, dentro e fuori, continua nonostante tutto.
 A dispetto del titolo che ci tiene a mantenere le distanze, il film sembra un invito rivolto magari a tutti quelli che credono che il western sia il genere per antonomasia, quello di "Qui siamo nel West dove se la leggenda diventa realtà vince la leggenda".
A dispetto di tutto…
Come sempre nei film di Wenders, la fotografia è particolarmente curata. In questo film, girato in Super 35 mm, Wenders e Franz Lustig si sono ispirati enfaticamente ai dipinti di Edward Hopper.


«Perche far passare tanto tempo?», chiede una ragazza bionda ed esile a un uomo maturo, dal volto segnato. «Perché non sapevo che stava passando», risponde lui, seduto su un divano in mezzo a una strada, circondato dai detriti degli oggetti, i mobili, gli strumenti che suo figlio ha buttato dalla finestra per liberarsi di tutto, di un faticoso passato senza padre e di un futuro che la ricomparsa improvvisa dell’uomo rende, se è possibile, ancora più doloroso. Quasi piangendo, la racconta, il giovane LarI al vecchio Howard, tutta la fatica che ha fatto a crescere senza di lui, il senso di vuoto e di vertigine; finché «un giorno tutto è finito, sparito, e io non voglio ricominciare a cadere».

Jarmusch e Wenders non si sono mai visti in vita loro, ma raccontano (quasi) la stessa storia e cominciano (quasi) allo stesso modo. Nubi grigie e malinconiche per Jarmusch, nuvole lievi e svelte per Wenders, che ottiene anche una specie di effetto-Magritte inquadrandole da dietro un paio di occhi, in realtà due strani buchi fra le rocce di un canyon. Scritto e interpretato dall’ultimo cowboy Sam Shepard, Don’t Come Knocking comincia infatti come un western: il western che il divo in declino Howard Spence (Shepard) sta girando nello Utah, ma da cui scappa letteralmente al galoppo per andar in cerca del suo passato. 



A due giorni dal Palmares, a Cannes è momento di Wenders e del suo "Don't come knocking". Un film che rivela totalmente il grande amore del regista tedesco per la cultura a stelle e strisce: "Sono cresciuto a Berlino, quando ho scoperto nella musica, nei libri e nei film il western americano, ho deciso che per me quello era il luogo ideale del pianeta". E il film è un omaggio al cantore dell'epopea della conquista del west, John Ford, alla mitologia dell'ovest e alla solitudine dell'uomo davanti ai grandi spazi.


Non è la replica di «Paris, Texas», ma anche Butte, Montana è una cittadina-fantasma sperduta sotto il Grande Cielo che sembra inventata apposta per dilatare l'occhio dell’anima di Wim Wenders. In «Don't Come Knocking» incarna l'ultima frontiera del declinante divo del cinema Howard Spence (Sam Shepard), che ha appena appreso dalla vecchia madre (Eva Marie Saint) di averci lasciato crescere un figlio mai conosciuto, fugace corollario di uno dei troppi amori della sua vita spericolata. Con questo film che può degnamente aspirare alla Palma il sessantenne regista di Dusseldorf ritrova, insomma, il nerbo drammaturgico a più riprese sperperato perfezionando, nel contempo, il consueto feeling con le vertiginose vibrazioni del paesaggio umano e naturale americano.



«Ho trovato delle droghe che mi aiutano a superare la paura dell'aereo». Così, scherzando (ma chissà...), Sam Shepard ha commentato la propria presenza a Cannes per Don't Come Knocking, film in concorso del quale è sceneggiatore e attore protagonista. La regia è di Wim Wenders, habitué di Cannes (nonché Palma d'oro nel 1984 con Paris, Texas, scritto dallo stesso Shepard), ma la notizia è proprio la presenza di questo scrittore/attore che è un'icona dell'altra America, quella marginale, onesta, democratica che più ci piace.

Wim ha ritrovato Wenders. Il cinefilo tedesco con gli occhiali da intellettuale e il ricciolo imbianchito e scomposto (ma ora porta anche il sigaro hollywoodiano), cresciuto col cielo plumbeo sopra Berlino è tornato con Don't come knocking (Non bussare alla porta), nel sole del West caro a John Ford: ma non più la troppo turistica Monument Valley, meglio le rocce deserte dello Utah. «E'sempre la terra mitica - dice - scoperta da cinema e musica, un mondo ideale e universale in cui mi sono sempre sentito a casa.

giovedì 16 settembre 2010

Jean-Louis Trintignant

Il grande attore Jean-Louis Trintignant nasce a Piolenc, nella provenza francese, il giorno 11 dicembre 1930. Figlio di un industriale, studia teatro durante gli anni '50. La sua fama prende il via con il film E Dio creò la donna del 1955, di Roger Vadim, al fianco di Brigitte Bardot.
La sua affermazione soprattutto in Italia si deve a Valerio Zurlini in Estate violenta (1959) e Dino Risi  in Il sorpasso (1962) dove recita a fianco di un indimenticabile Vittorio Gassman. Il grande successo internazionale arriva con Un uomo una donna, del 1966, film di Claude Lelouch.
Poi Trintignant è costretto ad interrompere la carriera per prestare servizio militare. Viene inviato ad Algeri poi torna a Parigi per riprendere e proseguire le sua attivite cinematografiche. Recita in film quali Il conformista di Bernardo Bertolucci  e Z - L'orgia del potere, thriller politico del 1969, che gli vale il premio come Miglior attore al Festival di Cannes. Non è raro che i ruoli di Trintignant si riferiscano al mondo delle corse automobilistiche (ad esempio Un uomo, una donna, 1966); si possono trovare diverse radici: nipote di Louis Trintignant, pilota automobilistico morto in un incidente nel 1933 (mentre si stava esercitando sul cicuito di Péronne nella Piccardia) e nipote di Maurice Trintignant, nato nel 1917, pilota di Formula Uno, vincitore due volte del GP di Monaco e della 24 ore di Le Mans.
L'attore sposa in seguito Nadine Marquand, anche lei attrice, oltre che scenografa e regista; la coppia poi divorzierà. La loro figlia Marie (nata il 21 gennaio 1962 e scomparsa prematuramente e in circostanze tragiche il giorno 1 agosto 2003), all'età di 17 anni recita al fianco del padre nel film La terrazza.


Sono molti i film in cui Trintignant recita durante gli anni '70. Scrive e dirige inoltre due opere singolari: Una giornata spesa bene (1972) e "Le maître-nageur" (1978). Nel 1983 è nell'ultimo lavoro di Francois Truffaut, Finalmente domenica!. Rifiuta l'offerta di Bernardo Bertolucci per il ruolo nello scandaloso Ultimo tango a Parigi (1972) che poi sarà di Marlon Brando (vedi blog).
Tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 lavora poco a causa di problemi di salute conseguentii ad un incidente stradale. Una sua ormai rara apparizione arriva nel 1994, nell'ultimo film di Krzysztof Kieslowski, Tre colori: Film Rosso: con questa performance arriva anche una nomination come Miglior attore ai Premi César. Nel 2004, stanco del cinema e segnato profondamente per la perdita della figlia, si dedica al teatro con uno spettacolo che abbraccia la poesia di Apollinaire. Lo spettacolo, da lui fortemente voluto, nasce proprio come atto di amore e di omaggio alla figlia Marie (morta dopo essere stata picchiata dal fidanzato Bertrand Cantat, cantante del gruppo francese Noir Désir).

Nella sua cospicua filmografia appaiono film di ottimo successo tra i quali il primo è Estate violenta (1959) diretto da Valerio Zurlini, una storia d'amore in tempo di guerra (uno dei rari e trascinanti film d'amore nella Storia del Cinema italiano), con Enrico Maria Salerno (La lunga notte del '43 e Odissea nuda), Eleonora Rossi Drago (Un maledetto imbroglio e L'impiegato), Jacqueline Sassard (Guendalina e Il magistrato) e Lilla Brignone (L'eclisse e Peccato veniale). Nello stesso anno si può annoverare anche Relazioni pericolose di Roger Vadim, versione moderna dell'omonimo romanzo epistolare (1782) di Choderlos de Laclos, con Gerard Philippe (Il diavolo in corpo e La ronde), Jeanne Moreau (Grisbi e Ascensore per il patibolo) e Annette Stroyberg (Il carabiniere a cavallo e La smania addosso). Nel 1961 interpreta un film dove i protagonisti che sono in attesa dell'eredità... ed è giallo, nel frattempo avvengono suicidi e delitti; la regia è di Georges Franju con Pascale Audret (Codice segreto e Katmandu) e Pierre Brasseur (Il porto delle nebbie e Amanti perduti), indi un film a episodi I sette peccati capitali di Roger Vadim, Edouard Molinaro, Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, Philippe De Broca, Jacques Demy e Sylvain Dhomme (tutti francesi e giovani registi, quasi una tenzone interna alla Nouvelle Vague con Claude Brasseur (Il quartiere dei lilla e Il bell'Antonio), Eddie Costantine (Agente Lemmy Caution, missione Alphaville e Il mondo sul filo), Jean Claude Brialy (vedi blog), Jean Pierre Cassel (Atto d'amore e Nel gorgo del peccato) e Marina Vlady (L'ape regina e Due o tre cose so di lei), e Il gioco della verità di Robert Hossein con lo stesso Hossein (Rififi e Angelica), Nadia Gray (Moglie per una notte e Casa Ricordi), Paul Meurisse (Montmatre sur Seine e I diabolici) e Jean Servais (Bonjour tristesse e Fino all'ultimo respiro), in un tipico giallo da salotto.

Nel 1962 è in compagnia di Charles Aznavour (Viva la vita e Une jeunesse)e Raymond Pellegrin (L'imprevisto e Uno sguardo dal ponte) in Appuntamento per uccidere, curiosa trasposizione della tragedia Horace (1640) di Corneille, poi nel mitico film di Dino Risi Il sorpasso, un confronto di generazioni nel territorio neutro di una giornata di vacanza, con un super Vittorio Gassman (L'armata Brancaleone e Il mattatore), Catherine Spaak (La noia e La parmigiana) e Claudio Gora ( Febbre di vivere e Il maledetto imbroglio) e per la prima volta nel ruolo di una cassiera, Grazia Maria Buccella, Nel 1963 è nel cast de Il castello in Svezia, un film che nel passaggio dalla scena allo schermo, il copione di Françoise Sagan, perde di finezza, allegria e ironia, con Monica Vitti (La notte e L'avventura), Curd Jurgens (Il generale del diavolo e Agente 007-La spia che mi amava) e Jean Claude Brialy (Le beau Serge e I cugini). Jean-Louis Trintignant è co-interprete con la splendida e strepitosa Jean Moreau-Mata Hari nel 1965 del film di Jean-Louis Richard, scritto con la collaborazione di François Truffaut, Mata Hari, agente segreto H21, le imprese, gli amori e morte di Geltrude Zelle, detta Mata Hari, film che miscela con sapienza il romanzesco con l'attendibilità storica, lo scandaglio psicologico con il fascino dell'avventura. Nel cast anche Claude Rich (L'homme à femme et Les Copains). E venne, nel 1966, il 6° film di Claude Lelouch, il più bel fotoromanzo della storia del cinema francese (e oltre), con la musica carezzevole di Francis Lai, premiato con l'Oscar al miglior film straniero e Palma d'oro a Cannes.
Un uomo, una donna, con la celebre coppia Jean-Louis Trintignant-Anouk Aimée (Le stagioni del nostro amore e La dolce vita).



Nel 1967, troviamo Jean-louis Trintignant in Un uomo da abbattere, una caccia all'uomo suggestiva con azione serrata dal quale emerge una problematica etica inquietante, la regia è di Philippe Condroyer con Valérie Lagrange (Le Gigolo et La Française et l'Amour) e Il grande silenzio di Sergio Corbucci con Luigi Pistilli (Detective Story e Tre camerati), Klaus Kinski (Quien Sabe? e Fitzcarraldo), Marisa Merlini (Pane, amore e gelosia e Tempo di villeggiatura) e Frank Wolf (Le quattro giornate di Napoli e Dio perdona... io no!), uno dei migliori spaghetti-western in assoluto per originalità e realismo.
L'uomo che mente, nel 1968, di Alain Robbe-Grillet, film in cui il regista mette in gioco i rapporti fra finzione e realtà, rifiutandone la tradizionale rappresentazione mimetica dove ci si può far incantare dal raffinato barocchismo delle immagini, dalla recitazione straniata di Jean-Louis Trintignant e compagni e la partitura sonora di Michel Fano.

La matriarca, dello stesso anno, è una commedia scollacciata, pseudofemminista di grande successo firmata da Festa Campanile con Paolo Stoppa (Miracolo a Milano e Rocco e i suoi fratelli), Luigi Pistilli (Il testimone deve tacere e Cadaveri eccellenti), Philippe Leroy (Sette uomini d'oro e Milano calibro 9), Catherine Spaak (La bugiarda e L'armata Brancaleone) e Vittorio Caprioli (L'affittacamere e L'insegnante).
Nel 1969 Jean-Louis Trintignant interpreta prima Ma nuit chez Maud-La mia notte con Maud, di Eric Rohmer con Françoise Fabian (Pranzo di Natale e Madame Claude), la geometrica precisione dell'intreccio, giustezza di dialoghi, fluidità della scrittura (fotografia di Nestor Almendros), verità dei personaggi sono l'argomento del successo della pellicola; poi Metti una sera a cena, da una piece (1967) dello stesso regista Giuseppe Patroni Griffi dove nelle loro perverse acrobazie e sofferenze salottiere, i personaggi sono il trionfo del fasullo. Recitato benissimo, però, con la coppia Florinda Bolkan e Tony Musante de l'Anonimo Veneziano, Lino Capolicchio (La bisbetica domata e Il conte di Montecristo), Annie Girardot (Rocco e i suoi fratelli e Les copains) e Adriana Asti (Paolo il caldo e Una breve vacanza); Il ladro di crimini di Nadine Marchand Trintignant, moglie del protagonista Jean-Louis, con Florinda Bolkan (Cari genitori e La caduta degli dei), Robert Hossein (Una donna come me e Nella notte cade il velo), Giorgia Moll (Il rossetto e Laura nuda), Serge Marquand (fu il fratello di Nadine e Christian Marquand). Film imperniato sul tema del delitto come mezzo per sfuggire alla noia e all'anonimato, ha un certo brio registico e un'intelligente scelta dei particolari che non riscattano però la futilità di fondo; e Z-L'orgia del potere di Costantin Costa Gravas con Irene Papas (Zorba il greco e Le avventure di Ulisse), Charles Denner (Landru e Una vita alla rovescia), Bernard Fresson (Il braccio violento della legge e L'inquilino del terzo piano) e Yves Montand (Mentre Parigi dorme e Vite vendute), dal romanzo (1966) di Vassili Vassilikos racconta come fu preparato e realizzato l'assassinio del deputato socialista Gregorios Lambrakis a Salonicco nel maggio 1963.

Uno dei più famosi film politici del mondo: grande successo di pubblico in mezza Europa, 2 premi al Festival di Cannes, Oscar 1969 per il miglior film straniero. Trintignant eccellente, notevole il contributo alla sceneggiatura di Jorge Semprum con le musiche di Mikis Teodorakis.
Nel 1970, Trintignant recita ne Il conformista, una gemma di Bernardo Bertolucci dove dà prova di onestà intellettuale fotografando in maniera sublime l'ambiguità di uno dei periodi più bui della Storia d'Italia, nel cast Stefania Sandrelli (La chiave e Speriamo sia femmina), Dominique Sanda (Così bella così dolce e Il giardino dei Finzi Contini), Gastone Moschin (Amici miei e Sissignore)e Yvonne Sanson (Tormento e Cintura di castità).
Nel 1971 il prolifico Trintignant è il protagonista di Spostamenti progressivi del piacere di Alain Robbe-Grillett con Michael Lonsdale (Il nome della rosa e Il cane sciolto) e Isabella Hupper (Madame Bovary e Il buio nella mente). Il 6° degli 8 film di Robbe-Grillett, ripropone la struttura circolare e chiusa, lo smontaggio della narrativa tradizionale, la mancanza di una separazione tra realtà e immaginazione, il rifiuto dell'analisi psicologica dei personaggi che caratterizzano il suo cinema.
Nello stesso anno segue Senza movente di Philippe Lobro con Dominique Sanda (Il conformista e Senza movente), Carla Gravina (I soliti ignoti e Un giorno da leoni), Laura Antonelli (Mio Dio come sono caduta in basso e Peccato veniale)e Sacha Distel (Zazie nel metrò e Le piace Brahms?), tratto da un romanzo di Ed McBain, è un giallo all'americana con un intrigo complicato, realizzato con brio, ma privo di suspence. Ottimo Trintignant nel personaggio dell'ispettore Carella solo, testardo e profondamente onesto.
Nel 1972, l'attore francese interpreta il film La corsa della lepre attraverso i campi con Robert Ryan (Il mucchio selvaggio e Quella sporca dozzina), Aldo Ray (Il nudo e il morto e Polvere di stelle) e Lea Massari (La giornata balorda e Una vita difficile). Riuscito dramma a suspence scritto da Sebastien Japrisot sulla base del suo romanzo omonimo: atmosfere suggestive, situazioni stravaganti e ricche di tensione, nonostante la voluta lentezza e la vicenda enigmatica. Jean-Louis Trintignant e Lea Massari eccellenti. In seguito gira L'attentato di Yves Boisset con Gian Maria Volontè (La classe operaia va in paradiso e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto), Michel Piccoli (La grande abbuffata e Quell'oscuro oggetto del desiderio) e, Jean Seberg (Scappamento aperto e Desideri proibiti), Philippe Noiret (La grand Bouffe e Amici miei) e Bruno Cremer (Parigi brucia? e Il 13° uomo).
Questa fiction de gauche, in molti modi boicottata dalle autorità, e ispirata all'"affaire Ben Barka", politico marocchino, accaduto nel 1965, una delle pagine piùvergognose della Storia della Francia gaullista.

  Thriller politico efficace, schematico e manicheo con un cast di prim'ordine.
Jean-Louis Trintignant, in seguito è un killer in Funerale a Los Angeles, incaricato di uccidere un boss mafioso, ma eseguito l'incarico, si rende conto che nell'operazione è prevista la sua eliminazione. Cerca di risalire ai mandanti e ci riesce, ma non gli giova perchè nella sparatoria rimane ferito a morte. Nel cast del film diretto da Jacques Deray vi sono Ann Margret (Angeli con la pistola e Viva Las Vegas), Umberto Orsini (I grandi camaleonti e La caduta degli dei), Angie Dickinson (Un dollaro d'onore e Colpo grosso) e Jackie Earle Haley (Il campione e Kramer contro Kramer).
Nel 1973 ne Il montone infuriato di Michel Deville, Trintignant è con Florinda Bolkan (Metti una sera a cena e Un uomo da rispettare), Romy Schneider (La piscina e La principessa Sissi), Jane Birkin (La piscina e Perchè mammà ti manda solo?)e Jean Pierre Cassel (Atto d'amore e La ragazza del peccato): Uno dei film di maggior successo, ma non tra i migliori di Deville, regista che ama i rischi, ma che qui viaggia sul sicuro con una storia sui temi della menzogna e del denaro. Splendido come sempre Jean-Louis Trintignant anche come commediante.
Nello stesso anno recita in Le train-Noi due senza domani di Pierre Granier-Deferre con Romy Schneider (La califfa e Noi senza domani).
Attraverso una storia del tempo di guerra si fa un discorso sulla società francese degli anni '70 con i suoi interdetti morali, sociali e pseudo religiosi.
Ancora nel 1973 Jean-Louis trintignant interpreta il film L'uomo in basso a destra della fotografia, con la regia di Nadine Marquand Trintignant e nel cast Charles Denner (Tutta la vita e L'uomo che amava le donne),

Michel Bouquet (Due contro la città e La mia droga si chiama Julie) e Bernadette Lafont (Le beau Serge e La maman et la putain).
Il film è un giallo a sfondo sociale in forma di denuncia dell'alta borghesia e della corrotta giungla politica, temi di moda nel cinema degli anni '70. Un bel cast.
Nel 1974 è il protagonista de Il segreto di Robert Enrico con Philippe Noiret (Il postino e L'orologiaio di Saint-Paul), Marlene Jobert (Il maschio e la femmina e L'uomo venuto dalla pioggia).
Dramma psicologico nell'affascinante scenario di montagne e boschi. Tratto da un romanzo di Francis Ryck, ne avrebbe guadagnato se fosse stato raccontato con maggiori zone d'ombra per rendere meglio l'ambiguità di fondo. Interessante e angoscioso.
In seguito Jean-Louis Trintignant gira con Alain Robbe-Grillet il giallo Giochi di fuoco con Sylvia Kristel (Emmanuelle e La femme fidèle), Philippe Noiret (Le copains e Una donna alla finestra) e Agostina Belli (Il piatto piange e La governante). Robbe-Grillet gioca con il cinema o, meglio, con le strutture narrative, offrendo allo spettatore gli elementi di un intreccio che scompone e ricompone come carte da gioco, perventendo regole e stereotipi del genere poliziesco con ammiccamenti ironici e allusioni spiazzanti. Nel 1975 è protagonista in Italia in un film di Luigi Comencini, La donna della domenica con Claudio Gora (Il sorpasso e Il maledetto imbroglio), Jacqueline Bisset (Airport e Effetto notte) e Marcello Mastroianni (Il bell'Antonio e Otto e mezzo). Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli una pellicola simpatica, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori: "... è sopratutto un viaggio... di un uomo normale fra i fantasmi di una società chi gli è estranea e che lo respinge costantemente con garbo e dignità". In seguito torna in Francia e interpreta Appuntamento con l'assassino con la regia di Gerard Pires con Claude Brasseur (Il pericolo è il mio mestiere e Esecutore oltre la legge), Catherine Deneuve (Belle de jour e La cagna), Milena Vukotic (Rosolino Paternò,soldato... e Fantozzi alla riscossa)  e Franco Fabrizi (I vitelloni e I soliti ignoti). E' un giallo ben costruito, ricco d'azione e di colpi di scena, ma tutto esteriore. Ben descritto l'ambiente della provincia francese, ma i personaggi hanno poca consistenza psicologica. Primo film di Daniel Auteuil (Rien va plus e Les fauves) in una piccola parte.
Con Alain Delon (Borsalino e Delitto in pieno sole) interpreta Flic Story di Jacques Deray, con Claudine Auger (La calda preda e Agente 007, operazione tuono), Renato Salvatori (Rocco e i suoi fratelli e Poveri ma belli) e Giampiero Albertini (Queimada e La marcia su Roma). Ambientato nella Parigi del 1947, è il duello a distanza, anche fra due mostri del cinema francese,


tra l'ispettore Borniche (Delon) de la Suretè e un pericoloso criminale, Emile Buisson (Trintignant) che, evaso dal carcere, torna in prima pagina con colpi ladreschi ed efferati delitti. Buona l'ambientazione (molto realismo), per un film, nel contesto noir, accettabile. Un po' troppo schematici i due protagonisti.
Notevole la swequenza finale, ispirato a fatti veri, raccontati da Roger Borniche.
Nello stesso anno Trintignant è nel film Caccia al montone di Gerard Pires con Mireille Darc (Mourir d'amour e Intrigo a Parigi), lea Massari (Soffio al cuore e L'amante) e Bernadette Lafond (L'età difficile e Alla bella Serafina piaceva fare l'amore sera e mattina).
Commedia nera in salsa francese dove il grottersco si stempera in barzelletta da salotto. L'interpretazione di Jean-Louis Trintignant vale più del film.
Nel 1976 gira Viaggio di paura di Serge R. Leroy con Mireille Darc (Rififi internazionale e Femmina), Bernard Fresson (L'avversario e Hiroshima mon amour) e Adolfo Celi (Sandokan, la tigre di Mompracem e L'uomo di Rio), un giallo su amore e tradimento. Trintignant torna in Italia con un film di Valerio Zurlini, Il deserto dei Tartari, nel 1976, e ritrova il compagno de Il Sorpasso, Vittorio Gassman (La congiuntura e I soliti ignoti). Un cast di grandi attori: Francisco Rabal (La Gerusalemme liberata e viridiana), Giuliano Gemma (Arrivano i titani e Una pistola per Ringo), Max von Sydow (Il posto delle fragole e La fontana della vergine), Philippe Noiret (Topaz e Una donna alla finestra), Jacques Perrin (Peccatori in blue jeans e Cronaca familiare), Helmut Grien (La caduta degli dei e Ludwing), Fernando Rey (Il braccio violento della legge e Viridiana) e Laurent Terzieff (La notte brava e Vanina Vanini) danno vita a questa pellicola dove  il famoso romanzo (1940) di Dino Buzzati  è situato in una cornice storica (nel 1907, ai confini orientali dell'impero austro-ungarico), Zurlini ne ha accentuato la concretezza, riuscendo con sottigliezza allusiva a suggerire quel che c'è al di là dei fatti  e lavorando ammirevolmente sui personaggi.

Nel 1977 Trintignant gira L'assassino che passa di Michel Vianey con Richard Berry (L'esca e Una top model nel mio letto). Un assassino psicopatico (Berry) è seuito passo passo da un ispettore di polizia (Trintignant) che si diverte sadicamente a giocare al gatto e il topo. Non lo cattura quando potrebbe. Il regista non ha dubbi sul fatto che la giustizia, a volte, è peggio della delinquenza.
Con L'argent des autres-I soldi degli altri, nel 1978, Trintignant è diretto da Christian De Chalonge con Claude Brasseur (Il tempo delle mele 2 e Un affaire d'hommes), Catherine Deneuve (Caccia al maschio e Belle de jour), Umberto Orsini (Città violenta e E' simpatico, ma gli romperei il muso) e Michel Serrault (Il vizietto e L'insolente).
Il film ispirato a uno scandalo finanziario della Francia di Pompidou, è la storia di un grosso imbroglio per rastrellare i soldi dei piccoli risparmiatori. Serrault e Trintignant bravissimi. Grande successo in Francia dove ebbe i primi Cesar per il miglior film e la migliore regia. Ricorda il crac di Calisto Tanzi in Italia.
Nel 1980 Trintignant è nel cast de La banchiera di Francis Girod con Jean Claude Brialy (La banda Casaroli e La sposa in nero), Romy Schneider (La piscina e L'amante), Claude Brasseur (Il pericolo è il mio mestiere e Esecutore oltre la legge), Daniel Auteuil (Les hommes préfèrent les grosses e L'amour violè), in un film tratto da una storia vera, Madame 8 per 100, con la Schneider alle prese con un falso personaggio, supera la prova con la forza e il talento e, di una bellezza che non avevano rivali: Romanzone retrò a grande spettacolo, condito con salsa piccante.
In Italia Jean-Louis Trintignant, sempre molto apprezzato, gira con un cast imperiale: Ombretta Colli (Colpo gobbo all'italiana e Una donna tutta sbagliata), Vittorio Gassman (La marcia su Roma e La grande guerra), Ugo Tognazzi (Amici miei e Il federale), Marcello Mastroianni (La città delle donne e Matrimonio all'italiana), Stefania Sandrelli (Alfredo, Alfredo e Sedotta e abbandonata), Carla Gravina (Un giorno da leoni e Cuore di mamma), Milena Vukotic (Fantozzi in paradiso e Il fantasma della libertà), Stefano Satta Flores (Signore & Signori e La ragazza con la pistola), Serge Reggiani (I sette fratelli Cervi e La venticinquesima ora) e Ugo Gregoretti (C'eravamo tanto amati e Domani accadrà), La terrazza di Ettore Scola. Un fil accorato e a tratti molto lucido, che pubblico e critica si sono divertiti a interpretare "a chiave2, riconoscendo nei vari personaggi protagonisti autentici della cultura italiana.

In Passione d'amore (1981) Trintignant ritorna con Ettore Scola e con Laura Antonelli (Il merlo maschio e Malizia), Bernard Giraudeau (Il tempo delle mele e Le ruffian), Massimo Girotti (Romolo e Remo e Venere imperiale) e Bernard Blier (Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa e Il piatto piange). Tratto dal romanzo Fosca (1869) di Iginio Tarchetti, Scola naviga abilmente tra femminismo sforzato e misoginia inconsapevole e con  Michel Deville interpreta con Isabelle Hupper (La merlettaia e La pianista), Acque profonde, mirabilmente girato in Normandia, è un raffinato esempio di cinema francese cerebrale, ma sorretto da un robusto impianto narrattivo e rigoroso stile. Ottima prova dei due protagonisti.
Trintignant in Italia è nel cast di Colpire al cuore (1982) di Gianni Amelio con Laura Morante (Giochi pericolosi e La stanza del figlio).
Uno dei 2 o 3 film italiani che contano sul terrorismo: non è nè il tema centrale nè un pretesto narrativo, ma come un veleno che impregna il tessuto dei rapporti tra personaggi, e la vita civile in generale.
Sempre in Italia è in Il mondo nuovo di Ettore Scola con Marcello Mastroianni (Divorzio all'italiana e Ieri, oggi e domani), Hanna Schygulla, Jean-Louis Barrault (Amanti perduti e Il testamento del mostro), Didi Perego (Tutti a casa e Che gioia vivere) e Daniel Gelin (L'uomo che sapeva troppo e Il soffio al cuore). Film Gaumont di alto costo, esempio di cinema europeo di qualità: tema importante, compagnia internazionale di attori famosi, grande spettacolo.
Negli Stati Uniti Trintignamt è nel cast di Sotto tiro (1983) di Roger Spottiswoode con Gene Hackman (Il braccio violento della legge e Gli spietati), Nick Nolte (Cape Fear-Il promontorio della paura e 48 ore) , Joanna Cassidy (Blade Runner e Chi ha incastrato Roger Rabitt) e Ed Harris (Abyss e Appaloosa) . Nel 1979 in Nicaragua quando Anastasio Somoza, continuatore di una feroce dittatura militare che durava dal 1936, è detronizzato dalla rivoluzione sandinista, un fotoreporter nordamericano (Nick Nolte) modifica una fotografia per far apparire ancora vivo Rafael, giovane capo della guerriglia sandinista. Ineccepibile l'utilità politica del film.
L'instancabile Jean-Louis Trintignant torna in Francia e nello stesso anno è con il grande François Truffaut in Finalmente domenica con Fanny Ardant (Bolero e Les uns et les autres). Ultimo film di Truffaut che ha fatto un film ricalcando il cinema nero hollywoodiano degli anni '40 nella grana del bianconero, nell'uso delle luci, nel taglio delle inquadrature, nel ricorso agli stereotipi del genere.



Nel 1985 gira Rendez-vous di Andrè Téchiné con Lambert Wilson (Cinque giorni, un estate e                La  storia) e  Juliette Binoche (Rosso sangue e Il danno). Premiato a Cannes per la migliore regia, ben scritto, ben filmato, è un film programmatico: il suo programma  è la passione d'amore che viene detta e urlata più che espressa.
Sempre nello stesso anno Trintignant gira Tornare a vivere di Claude Lelouch con Michel Piccoli (La grand buffle e Il fantasma della libertà), Françoise Fabian (Pranzo di Natale e Madame Claude) e Annie Girardot (La donna scimmia e La pappa reale). Il plus n. 27 di Claude Lelouch, è un racconto romanzesco di accesa espressività postromantica, di avvincente gusto melodico, ma anche di turgore ampolloso e di virtuosismo traboccante di effetti.
La coppia più famosa del cinema sentimentale francese torna nel 1986 con il seguito remake di Un uomo, una donna... oggi con la regia di Claude Lelouch, un cast ormai spento, con Robert Hossein (La belva di Dusseldorf e I miserabili), Philippe Leroy (Qua la mano e Il tango della gelosia), Richard Berry (Suivez mon regard e L'union sacrèe) e Jacques Weber (L'amerikano e Cyrano di Bergerac). E' costato 10 volte di più del celebre film del '66 ed è 2 volte più stupido. Film sul cinema, laboriosamente costruito come un gioco a specchi.
Ormai alle soglie della sua carriera cinematografica il grande Jean-Louis Trintignant si ritrova nel cast del film Tre colori-Film rosso di Krzysztof Kieslowski. Un film dove fa da padrone la semplicità e il quotidiano, Trintignant dà un'altra grande prova della sua scioltezza e avrebbe meritato un premio al Festivaldi Cannes, almeno alla sua storia.
Per onore della completezza vanno segnalati anche alcuni film di secondo piano di Jean-Louis Trintignant: S.O.S. Lutezia (1955), Club di ragazze (1956), Gli amanti dell'isola (1962), nel 1964 La dolce pelle di Yvonne e La meravigliosa Angelica, nel 1965 Io uccido, tu uccidi e Un giovane, una giovane.
Nel 1966 Trintignant trova il tempo di girare Un gettone per il patibolo, La lunga marcia, Mon amour mon amour e Trans-Europ-Express-A pelle nuda. Col cuore in gola (1967), La morte ha fatto l'uovo (1968), Così dolce... così perversa (1969), Voyou (La canaglia) nel 1970, I violini del ballo (1973), nel 1975 Un giorno e una notte e Codice 215: Valparaiso non risponde, Malevil (1980), nel 1981 Rebus per un delitto e Il grande perdono, Scandalo a palazzo (1983), nel 1984 Viva la vita e Killers Boulevars, nel 1986 La donna della mia vita e L'estate prossima. Nel 1989 Bunker Palace Hotel, Merci la vie (1991) e Regard les hommes tomber (1994)                                                                                                                                                      Nel 2004, stanco del cinema e segnato profondamente per la perdita della figlia, si dedica al teatro.         




mercoledì 15 settembre 2010

Michel Constantin

Michel Constantin, di Constantin Hokloff (Billancourt, 13 luglio 1924-Draguignan, 29 agosto 2003, è stato un attore cinematografico e televisivo e pallavolista francese.
Di padre russo e madre polacca, prima di approdare al cinema Michel Constantin fu operaio presso la Renault nei primi anni quaranta, poi responsabile in una ditta di macchinari tessili nell'immediato dopoguerra. Negli anni quaranta raggiunse il successo in campo sportivo, diventando campione di pallavolo di fama internazionale e capitano della nazionale francese. L'esperienza sportiva lo portò al giornalismo, quale responsabile dei servizi di basket, pallamano e pallavolo per il quotidiano francese L'Equipe.
Alla fine degli anni cinquanta, dopo i successi conseguiti nello sport e nel giornalismo, Constantin esordì come attore cinematografico nel 1959, con un significativo ruolo di primo piano nel dramma carcerario Il buco (1960) di Jacques Becker con Philippe Leroy (Il terrorista e Il gatto). Il personaggio dell'ex parà Geo Cassine, dal volto impassibile e scavato e dal fisico scattante, consentì a Constantin di superare brillantemente la prova d'esordio sul grande schermo. L'incisiva caratterizzazione e gli inconfondibili tratti somatici permisero all'attore di ottenere diversi ruoli di coriaceo comprimario negli anni successivi, in particolare nei polizieschi  Grisbì da un miliardo (1962), Maigret e i gangsters (1963)  con Jean Gabin (I miserabili e Il clan dei siciliani) e Françoise Fabian (Bella di giorno e Una donna e una canaglia) e Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide (1966)  quest'ultimo diretto da Jean-Pierre Melville con Lino Ventura (vedi blog), Paul Meurisse (I diabolici e L'armata degli eroi), Raymond Pellegrin (Napoleone Buonaparte e Viva la vita) e Marcel Bozzuffi (Fatti di gente perbene e Cadaveri eccellenti).


Dopo questa serie di ruoli tendenzialmente marginali, Costantin ebbe un inatteso rilancio nel 1966 grazie al film d'esordio del regista Josè Giovanni, che lo volle in un ruolo di audace avventuriero nella pellicola La donna per una notte (1966). Da allora Constantin confermò la sua collocazione tra i migliori caratteristi del cinema francese e internazionale, particolarmente a suo agio nei thriller e nei polizieschi d'avventura, in ruoli di imperturbabile e "duro" fuorilegge che gli procurarono vasta popolarità. Nel 1968 prese parte a Cento milioni per morire e Una notte per cinque rapine. Nel 1969 girò Quelli che sanno uccidere di Jean-Pierre Desagnat insieme a Senta Berger, bellissima e affascinante attrice austriaca (Operazione San Gennaro e Ritratto di borghesia in nero) e Dossier 212: destinazione morte del regista Jean Delannoy con Klaus Kinski, attore di origine polacca che sfondo nei spaghetti-wester come Per un pugno di dollari e Quien sabe? e Il conte Dracula e la nota attrice di Versailles Stephan Audranun tempo sposata a Jean-Louis Trintignant (Il fascino

discreto della borghesia e Il pranzo di Babette). Nel 1970 è con Charles Bronson (vedi blog), Telly Savalas (L'uomo di Alcatraz e La sporca dozzina) e Umberto Orsini (La caduta degli dei e Al di là del bene e del male) in un film sulla scia del cinema americano di azione-violento Città violenta per la regia di Sergio Sollima e Vertigine per un assassino di Jean-Pierre Desagnat con Marcel Bozzuffi (Images e Identificazione di una donna) e Sylva Koscina la splendida croata con Il ferroviere e Giulietta degli spiriti. Per la regia di Terence Young è nel cast di L'uomo dalle due ombre (1971), con Charles Bronson (vedi blog), James Mason (Dietro lo specchio e Lolita), Liv Ullmann (L'uovo del serpente e Speriamo sia femmina), Luigi Pistilli (Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo)e Jill Ireland (moglie nella vita di Charles e compagna in suoi innumerevoli film) in un giallo con il difetto nel manico, cioè nella sceneggiatura. Il regista dei primi due James Bond non fa comunque niente per migliorarlo. Nel 1972 è con Serge Reggiani (Il gattopardo e Lo spione) in un film robusto del tipico filone nero francese del regista Robert Enrico e Tre per una rapina di Serge R. Leroy con Adolfo Celi (Agente 007, Thunderball operazione tuono e Amici miei) e Regolamento di conti, nel noir con cui esordì Daniel Vigne in cui c'è nerbo nella rappresentazione della malavita e dei suoi codici d'onore con Hernry Silva (Bravados e Ghost Dog-Il codice


dei samurai), Angelo Infanti (Bianco, rosso e verdone e All'ombra del delitto) e Marcel Bozzuffi (La grande razzia e La rapina di Montparnasse). Nel 1973 gira Hai mai provato... in una valigia di George Lautner, una parodia di grana grossa del film di spionaggio-farsa-avventuroso con Mireille Darc (Rififì internazionale e Borsalino con Alain Delon cui è legata sentimentalmente) e Jean-Pierre Marielle (Que la fete commence e La petite Lili). Con Franco Nero nel 1977 in Sahara Cross e Sempre verdi per la signorina nel 1979. Nel 1982 è nel cast di Cappotto di legno e in In nome di Karin, mentre in Big Man 5.395 dollari l'oncia (1988) di Steno con Bud Spencer (Dio perdona... io no! e I quattro dell'Ave Maria) e Mylène Demongeot (Bonjour tristesse e La notte brava). Tra le sue migliori interpretazioni sono da ricordare il ruolo di Greg in Ultimo domicilio conosciuto(1970) con Marlène Jobert (L'uomo venuto dalla pioggia e L'amante giovane) e Lino



Ventura (vedi blog) e di Xavier Saratov ne Il clan dei marsigliesi (1972) con Jean paul belmondo (vedi blog) e Claudia Cardinale (Il bell'Antonio e La ragazza con la valigia) entrambi nuovamente per la regia di José Giovanni, del rapinatore Guilloux nel teso La paura dietro la porta (1975). Fu altrettanto efficace in ruoli di difensore della legge, come quello del commissario Campana in C'era una volta un commissario (1971) di Yannick Andrei con Michael Lonsdade (Il processo e Soffio al cuore) e Venantino Venantini (Odissea nuda e La cena), dell'ispettore Michel Grazzi in L'ultima rapina a Parigi (1971) con Robert Hossein (Angelica e Nell'anno del Signore) e Charles Aznavour, attore e cantautore parigino (Tirate sul pianista e Un taxi per Tobruk) e dell'ispettore Palma ne La ragazza di Via Condotti (1973).
Dalla fine degli anni settanta, Costantin fu anche protagonista di sceneggiati e serie televisive di successo, mentre durante gli anni ottanta presentò per una stagione il popolare programma televisivo a quiz Anagram, basato su giochi di parole e prove grammaticali.

 Tra i lavori più interessanti possiamo citare la partecipazione nel film Tre canaglie e un piedi piatti (1971) di GeorgeLautner, una divertente commedia con un ottimo cast: Mireille Darc (Le distrazioni e Jamais avant le mariage), Bernard Blier (I miserabili e Amici miei), Nanni Loy (Tre tigri contro tre tigri e Il rompiballe... rompe ancora) e Venantino Venantini (Colpo grosso ma non troppo e Il tormento e l'estasi) e Il bestione (1974) di Sergio Corbucci dove ha interpretato la parte di Sandro Colautti in compagnia di Giancarlo giannini (Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto e La prima notte di quiete) e Dalila Di Lazzaro (Tre tigri contro tre tigri e Phenomena).
Nel 1978 ha inoltre lavorato con Enzo Girolami Castellari per la realizzazione del film Quel maledetto treno blindato dove ha interpretato la parte di “Veronique”.
L'oro dei legionari (nella foto a fianco), un film di Henri Verneuil, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale in Tunisia, dove un gruppo della Legione Straniera svaligia una banca, con Jean Pierre Belmondo (vedi blog), Mattias Habich (Il colpo di grazia e Chaotic Ana) e marie Laforet, cantante e attrice (Delitto in pieno sole e Le soldatesse).
Dal matrimonio con Maurine, giocatrice della squadra di pallavolo algerina, conosciuta negli anni cinquanta, Constantin ebbe la figlia Sophie.
Nel 1973 pubblicò il libro autobiografico Ma grande gueule, du volley-ball au cinéma, raccolta di ricordi legati alla sua brillante carriera sportiva fino alla celebrità raggiunta quale popolare "duro" del cinema francese.

martedì 14 settembre 2010

Steven Seagal










Non si tratta di karate, è bene puntualizzarlo, ma di aikido e Steven Seagal è la leggenda vivente di questa arte marziale che ha mostruosamente sbancato i botteghini mondiali a cavallo fra gli Anni Ottanta e Novanta. Pronto a ricalcare il successo di artisti come Chuck Norris, Jackie Chan, Bruce Lee e l'attuale Jet Li, Seagal si impone come stella minore dei film d'azione, ma che abbia una pistola in pugno e la punti su di te o cominci a muovere le sue braccia, pronto a colpirti, non provi la minima paura. L'unico brivido sulla schiena che senti è quando corruccia le sopracciglia e ti guarda in malo modo, significa che sta per esplodere in una delle sue scene recitate e dato che è uno dei signori incontrastati dei Razzie Award, c'è da tremare!
Steven Frederic Seagal (Lansing, 10 aprile 1951) è un artista marziale, attore, regista, produttore cinematografico e chitarrista statunitense.
Fa parte del gruppo di attori (Bruce Lee, Chuck Norris, Sonny Chiba, Jean Claude Van Damme, Jackie Chan e Jet Li), diventati famosi grazie alle loro abilità nel campo delle arti marziali. Cintura nera 7° Dan di Aikido, è stato il primo straniero ad aprire un dojo ad Osaka in Giappone.
Negli ultimi anni, Steven si è dedicato anche all'attività musicale. È chitarrista di una band chiamata Thunderbox ed ha composto finora due album in studio a suo nome. Dedica le sue attività anche come difensore dei diritti degli animali e sostiene la causa del Dalai Lama Tenzin Gyatso per l'indipendenza tibetana come altri attori quali Richard Gere, Harrison Ford, Barbra Streisand e Meg Ryan.
Nato a Lansing nel Michigan il 10 aprile del 1951,si trasferì, all'età di 5 anni, con la sua famiglia a Fullerton in California. Sua madre Patricia Gambon (1930–2003), di origini irlandesi, era un tecnico di medicina mentre suo padre, Samuel Steven Seagal (1928-1991), era un insegnante di matematica del liceo di origine ebraica . Frequentò il Buena Liceo in Buena Park, California. Durante il periodo di studi per la sua laurea, Seagal svolse uno dei suoi primi lavori al locale Burger King.

                                                Steven Seagal in una scena del film Nico

Presumibilmente prima dei sette anni, Seagal cominciò a studiare le arti marziali sotto la direzione del karate di Shito-ryu rinomato principale Fumio Demura ed aikido sotto Rod Kobayashi, il Presidente della Federazione dello Stati Occidentali di Aikido. Si guadagnò cinture in aikido, judo e kendo e nella sua tarda adolescenza, Seagal divenne parte del Team Karate di Demura, dando dimostrazioni quotidiane nel primo Villaggio giapponese e Parco di Cervo, in California Meridionale. Fu promosso da Kobayashi-sensei a shodan in Cresta tibiale di Cresta tibiale Toitsu Aikido (un fatto narrato dall'ex-moglie Miyako Fujitani nel 1974).
Nel 1971, dopo essersi laureato all'Orange Coast College, in Costa Mesa, California, Seagal si trasferì in Giappone con la fidanzata Miyako Fujitani, nativa giapponese, che più tardi sposerà, e visse con i suoceri che possedevano una scuola di aikido. Secondo le sue dichiarazioni, lasciò l'America per fare una nuova esperienza di vita e non, come si è supposto, per evitare la cartolina di arruolamento per la guerra del Vietnam.
Durante questo soggiorno in Giappone, Seagal cambiò l'affiliazione dalla società Ki e Shin Shin Toitsu Aikido di Koichi Tohei all'Aikikai. Con il titolo di Maestro Take Shigemichi, Seagal fu il primo straniero a possedere ed a gestire un dojo di aikido in Giappone, l'Aikido Tenshin Dojo nella città di Osaka. Seagal afferma di aver combattuto contro la yakuza, la mafia giapponese, per i diritti dell'Aikido Tenshin Dojo, in quanto il padre di sua moglie lo perse giocando d'azzardo, ma la sua prima moglie Miyako Fujitani afferma che "è una bugia" e che lui "gridò a degli ubriachi, ma non lottò mai contro nessuno".




Malgrado varie persone credano che Steven Seagal sia stato allenato da Ōsensei Morihei Ueshiba, il fondatore dell'aikido, si tratta solo di supposizioni: in un libro del 2008 scritto da Vern e intitolato Seagology, l'attore afferma di averlo incontrato solo un paio di volte.
Seagal inizialmente fece ritorno a Taos, Nuovo Messico con lo studente anziano, ed in seguito stuntman, Craig Dunn con cui aprì un dojo. Seagal non si interessò molto al dojo, infatti passava molto tempo cercando di diventare un attore. Dopo un secondo periodo in Giappone, nel 1983 ritornò negli USA con lo studente anziano Haruo Matsuoka. Insieme aprirono un dojo di aikido prima a Burbank, California, e poi a West Hollywood. Matsuoka diresse il dojo fino al 1997.
Durante questo periodo ci furono i primi contatti tra Seagal e il mondo di Hollywood. Iniziò lavorando come coordinatore per le arti marziali per The Challenge, in cui recitavano Scott Glenn e Toshirô Mifune, e nel 1983 Mai dire mai con Sean Connery.
In seguito Seagal divenne la guardia del corpo di personaggi famosi, come la futura moglie Kelly LeBrock e l'agente di Hollywood Michael Ovitz. Fu proprio Ovitz che, impressionato dall'abilità di Seagal, finanziò personalmente il provino con i dirigenti della Warner Bros., i quali, ugualmente impressionati, scritturarono Seagal per il suo primo film.
Nel 1988 Seagal iniziò a lavorare nel suo primo film, Nico, diretto da Andrew Davis. Il film fu un successo e Seagal interpretò altre tre pellicole, Duro da uccidere, Programmato per uccidere, e Giustizia a tutti i costi. Tutti e tre i film incassarono bene e fecero di lui un "action hero". Un maggiore successo lo raggiunse nel 1992 con il film Trappola in alto mare, nuovamente diretto da Andrew Davis, che fu un successo sia negli USA che all'estero, incassando in totale 156,4 milioni di dollari.
Dopo il successo di Trappola in alto mare, Seagal debuttò alla regia nel 1994 con Sfida tra i ghiacci nel quale recitava con Michael Caine. Il film fu un disastro ai botteghini e le critiche furono universalmente negative, con una perdita stimata di 50 milioni di dollari.


Per recuperare popolarità, girò nel 1995 Trappola sulle Montagne Rocciose, il sequel del suo film più famoso Trappola in alto mare e nel 1996 Delitti inquietanti. In quest'anno ebbe inoltre il suo primo ruolo da comprimario nel film con Kurt Russell Decisione critica. Nel 1997 fece il film ambientalista Fire down below - L'inferno sepolto nel quale recitava nel ruolo di un agente dell'EPA impegnato a lottare contro industriali senza scrupoli che seppellivano rifiuti tossici nelle colline del Kentucky. Il film fu un insuccesso commerciale e portò la Warner Bros a non rinnovargli il contratto in scadenza.
Nel 1998 Seagal recitò in The Patriot, un altro thriller ecologista, il suo primo film uscito direttamente per la televisione negli Stati Uniti, anche se in altre parti del mondo uscì anche al cinema. Seagal produsse questo film usando i propri soldi e le scene furono girate presso la sua fattoria nel Montana.
Dopo aver prodotto nel 2000 Prince of Central Park, Seagal ritornò sugli schermi cinematografici nel 2001 con Ferite mortali. In questo film c'erano meno scene di arti marziali rispetto ai film precedenti ma fu comunque un successo, incassando in tutto il mondo quasi 80 milioni di dollari e sembrò poter rilanciare la carriera di Seagal, che per l’occasione si era sottoposto ad una dieta molto rigida. I due film successivi Ticker del 2001 e Infiltrato speciale del 2002 furono entrambi insuccessi sia dal punto di vista commerciale che della critica.




Fino a maggio 2008 tutti i film che Seagal ha fatto a partire dal 2003 sono usciti direttamente in TV negli USA mentre in altre parti del mondo sono usciti anche al cinema, con incassi comunque deludenti. Anche se Seagal è accreditato come produttore, e a volte come scrittore, in molti di questi film, non è chiaro quanto profondamente sia coinvolto nella produzione: spesso la voce è doppiata da un altro attore, come in Attack force - La morte negli occhi, e una controfigura è utilizzata in tutte le scene in cui la sua faccia non è chiaramente visibile, come in Black Dawn - Tempesta di fuoco, Belly of the beast, Out of reach e Submerged. Questo è attribuito al fatto che negli ultimi anni Seagal è ingrassato notevolmente, molti registi non credono più nelle sue capacità ed anche il pubblico, ormai di un'altra generazione, non è interessato al suo genere di film.
La critica.
« Al suo confronto, in termini di recitazione, Chuck Norris sembra Laurence Olivier »
Seagal vuole che i suoi film vengano ricordati: "Spero di essere ricordato un giorno come un grande scrittore e attore piuttosto che come un sex symbol."
Seagal ha spiegato lo scopo dei suoi film: "Nico era un film politicamente impegnato. Sfida tra i ghiacci era un film ecologista; voglio continuare a fare film come questi: pieni di intrattenimento ma che portano la gente a riflettere".
Seagal ha prodotto molti dei film in cui recita ed ha anche partecipato alla scrittura e alla regia. I ruoli interpretati da Seagal non rientrano nell'archetipo dell'"action hero" in quanto, solitamente, nascono perfetti, senza alcun difetto caratteriale e non c'è nessuno sviluppo del personaggio. I ruoli che interpreta spesso possiedono caratteristiche solitamente attribuite ai "cattivi": fanno parte di associazioni governative segrete (Trappola in alto mare), sono molto ricchi ed hanno legami di alto livello con le società (Sfida tra i ghiacci), hanno una conoscenza della biochimica di alto livello (The patriot). I suoi personaggi sono invincibili e non possono essere né battuti né rallentati.




Pare che Seagal stesso voglia questo tipo di ruoli. Nel film Decisione critica, il suo personaggio doveva morire; quando il regista Stuart Baird insistette perché Seagal seguisse il copione, Seagal divenne quasi isterico e si rifiutò di girare per qualche giorno, cambiando idea solo dopo che gli fu minacciata la rescissione del contratto.
L'accusa maggiore, fatta a Seagal da altri attori ma anche da diversi fan, è sempre stata quella di essere un attore privo di emozioni ed espressioni, incapace di recitare, bravo solo a rompere gli arti ed a fare lo sbruffone filosofico ed assassino; inoltre, di essere ripetitivo in molte pellicole e risultare addirittura odioso, poiché il suo personaggio emerge essere più crudele e spietato dei cattivi stessi.
Di certo non hanno giovato a Seagal il suo carattere e certi suo atteggiamenti durante il periodo di maggior successo. Tommy Lee Jones, finite le riprese di Trappola in alto mare, dichiarò che non avrebbe lavorato più con Seagal. Colm Feore, raffinato attore Irlandese che nel film interpretava uno dei cattivi, lo ha definito “Il peggior attore al mondo”. Nonostante ciò la sua performance in Nico, gli ha fatto ottenere le lodi di persone come Roger Ebert. Altri hanno ipotizzato che l'approccio non ortodosso di Seagal ai film non sia altro che una barzelletta molto elaborata. Questa ipotesi è sostenuta da questa dichiarazione di Seagal a proposito dello humor: "Sono una persona molto divertente, se posso permettermi di dirlo. Quando facevo Delitti inquietanti con Keenan Ivory Wayans, lui ed io parlavamo di chi fosse il più divertente, e...io lo prendevo a calci tutti i giorni." Inoltre alcune delle parodie che Seagal fa di se stesso confermano questa teoria.
Seagal è stato candidato nel 2002 all'ironico premio Razzie Awards nella categoria peggior attore protagonista per il film Infiltrato speciale, ed è risultato vincitore del premio al peggior regista nel 1994 per Sfida tra i ghiacci.
Seagal è anche un incisore e chitarrista ed è il fondatore di Steven Seagal Enterprises. Oltre ai suoi conseguimenti professionali, è anche noto come un ambientalista e attivista per i diritti degli animali; come altri attori - tra cui Richard Gere - è un sostenitore di Tenzin Gyatso, il 14º Dalai Lama e della causa dell'indipendenza tibetana.




Lo spiritualismo e il dramma del Buddismo svolgono un importante ruolo nella vita di Seagal. Egli è stato riconosciuto dal lama tibetana Penor Rinpoche come un Tulku reincarnato. Secondo Seagal in un'intervista del novembre 2006: "Io nascevo molto diverso, chiaroveggente ed un guaritore".
Seagal è anche un cantante e chitarrista; nel 2005 ha pubblicato a suo nome Songs from the Crystal Cave, il suo primo album in studio che presenta sonorità pop, blues e world. Al disco hanno partecipato come ospiti Stevie Wonder, Tony Rebel, Lt. Stichie e Lady Saw. La colonna sonora del film Into the Sun (con protagonista Seagal stesso) è composta da canzoni di questo album. Nel 2006, Steven dà vita ad un secondo lavoro discografico, Mojo Priest, e nello stesso anno ha effettuato una tournée in Stati Uniti e Europa con la sua nuova band, i Thunderbox.
Seagal è attualmente un agente di polizia della sua comunità di casa di Jefferson Parish, in Louisiana.
A novembre 2008 la A&E annunciò che avevano cominciato a girare il film di Steven Seagal Uomo di legge, un reality-show nel quale veniva seguita la sua attività lavorativa. Seagal affermò che "io ho deciso di lavorare con la A&E su questa serie perché credo che sia importante mostrare alla nazione tutta l'essenza del lavoro positivo, avendolo portato a termine il mio qui in Louisiana".

























La












Steven Seagal Enterprises commercia una bibita energetica nota come: "la Freccia di Lampo di Steven Seagal", così come una linea di prodotti erbacei del petrolio. Seagal pubblicizza personalmente questa bibita: "io ho percorso il Mondo che crea questa bibita; chi non lo sa meglio di me.". Egli ha fatto anche chiamare il suo dopobarba personale "Profumo di Azione". Seagal produce Coltelli di Kershaw. "L'Edizione Stevan Seagal" sono coltelli costituiti da lame di circa 10 cm (4 pollici) con la sua firma incisa e nessun meccanismo di apertura autotomatica. Seagal ha investito anche in ricerca e sviluppo.
L'attore si è impegnato in difesa dei diritti degli animali ed è stato un chiaro oppositore delle crudeltà sugli animali; tale tendenza può essere vista in una scena nel film "Giustizia a tutti i costi". Questo è costante nei suoi punti di vista sulla spiritualità, così come le sue visioni di ambientalista (come messo in mostra in "Su Terra Mortale"). Seagal crede nella reincarnazione: "Quando io cammino in una stanza delle persone vedono un cane, delle persone vedono una vacca. Io sono tutto di quello che loro vedono. È la loro percezione.". Ha lavorato assieme alla "Gente per il Trattamento Etico degli Animali" (PETA) per scoraggiare l'uso delle pellicce, e ha scritto al Primo Ministro dell'India per la creazione di più leggi in favore delle vacche. Seagal lavorò efficacemente salvando cani destinati ad affogare in Taiwan.
L'attore è difensore degli interessi e dei diritti dei Nativi Americani, il padre di Seagal era per metà Choctaw. Ha prestato volontariamente la sua voce, come narratore ad un progetto attivista: il video del lago Medicine.
Unico figlio maschio, Seagal ha tre sorelle, una più grande e due più giovani. È proprietario di un ranch in Colorado e di una casa nella zona del Canyon di Mandeville di Brentwood, un sobborgo ricco di Los Angeles. Ha adottato molti animali dai ricoveri, incluso i gatti Sylvester ed Apertura, ed i cani Arcigno, Cole, Tyson, Piccolo villaggio, e Caos. Viaggia avanti ed indietro dalla sua casa in Eads, Tennessee, un'area di unincorporated rurale appena localizzata ad est di Memphis.




L'attore è stato sposato tre volte: Miyako Fujitani (1975–1986) (divorziato), dalla quale ha avuto 2 bambini, Adrienne La Russa (1984-1987) (annullato), Kelly LeBrock (1987–1996) (divorziato), dalla quale ha avuto 3 bambini.
Quando lui lasciò la sua prima moglie Miyako Fujitani per ritornare in America (a quanto riferito, le ultime parole di Steven per la consorte furono: "Sei pazza! Io voglio il divorzio!"), si sposò i primi giorni di Vite nostre l'attrice Adrienne La Russa[forse è stato tradotto da en.wiki], nonostante la pratica di divorzio da Fujitani non fosse stata perfezionata. Mentre era sposato con La Russa conobbe l'attrice e modella Kelly LeBrock, con la quale iniziò una relazione e che rimase incinta. Quando questo fatto divenne noto, il matrimonio di Seagal con La Russa fu annullato e lui sposò la LeBrock il 5 settembre 1987. Nel 1994, LeBrock indicò nei documenti di richiesta di divorzio, come motivo, "differenze inconciliabili". In questa occasione emerse che Seagal aveva una relazione con Arissa Wolf assunta come bambinaia per i loro figli.
Seagal ha avuto sei figli dalle tre relazioni avute. Con la Fujitani, ha avuto un figlio, modello ed attore Kentaro Seagal (nato il 3 ottobre 1975) e una figlia, produttrice ed attrice, Ayako Fujitani (nata il 5 dicembre 1979). Dal matrimonio con Brock sono nati Annaliza (1987), Arissa (1993) ed il figlio Dominic (1990). Dall'unione tra Arissa Wolf e l'attore è nata una figlia, Savannah (1996).
È stato creato un blog sulle imprese di Steven Seagal, da molti però considerato solo una copia del blog di Chuck Norris, e in effetti entrambi i blog sono incentrati su imprese sovraumane dei due personaggi, ma quello su Chuck Norris è cronologicamente anteriore.
È alto 1 e 93.
È vegetariano.
Ha insegnato le arti marziali a Sean Connery per il film Mai dire mai.



Il debutto di Steven Seagal come attore è nel 1988, interpretando il poliziotto di origini italiane, Nico nell'omonimo film di Andrew Davis accanto a Pam Grier (Mars Attack! e Jackie Brown) e Sharon Stone (Pronti a morire e Casinò). Il film ha un buon successo, così si decide di continuare a imporre la figura di Steven Seagal a Hollywood imponendolo in film d'azione e thriller come Programmato per uccidere (1990) di Dwight H. Little in compagnia di Keit David (La cosa e Platoon) e Joanna Pacula (Gorky Park e Oltre il ricordo) e Duro da uccidere di Bruce Malmuth nello stesso anno, unico film quest'ultimo dove recita assieme alla sua terza moglie Kelly Lebrock (La signora in rosso e Il fuggitivo della missione impossibile).
Affianca un William Forsythe (C'era una volta in America e Il colore del crimine) nei panni di un gangster psicotico in Giustizia per tutti (1991)  diretto da John Flynn, con Jerry Orbach (Dirty Dancing-Balli proibiti e La signora in giallo) e Gina Gershon (Bound-Torbido inganno e Outsider-Dietro la verità), poi diventa un cuoco molto pericoloso nella sua pellicola migliore: Trappola in alto mare (1992) di Andrew Davis, con Tommy Lee Jones (vedi blog), Gary Busey (Un mercoledì da leoni e Point Breack) e Colm Meaney (Dick Tracy e 58 minuti per morire.
Con questi film Seagal si guadagnerà il suo posto nel limbo dello Star System.
La sua fama comincia a scemare con Sfida tra i ghiacci (1994) di cui è anche regista, dove pur avvalendosi della recitazione del grande Michael Caine (Ipcress e Funerale a Berlino), non convince pienamente la critica e il pubblico che non lo vede bene nei panni di un eroe che salva una piccola popolazione di esimesi da un disastro petrolifero. Il bello dei film diretti o solo interpretati da Steve Seagal è il fatto che l'artista non si limita a mettere su una storia di vendette o qualsivoglia crimine che dia uno scheletro minimo della storia e giustifichi le scene di azione, ma cerca di dare un determinato messaggio sociale al pubblico, come la cura per l'ambiente (i temi ecologici vanno forte nelle sue pellicole) o lo strapotere dei nuoviricchi.
Nel 1995 gira trappola sulle Montagne Rocciose di Geoff Murphy, solito standard tra arti marziali, tastiere e canyons. Nel 1996 interpreta il poliziotto protagonista del giallo Delitti inquietanti di john Gray, con Brian Cox (The bourne Identity e The Bourne Supremacy), poi affianca Kurt Russell (Robert Butler: Il computer con le scarpe da tennis e La cosa) in Decisione critica, con Halle Berry (JungleFever e la serie X-Men), David Suchet (serie televisiva Poirot), John Leguizama (Carlito's Way e The Fan-Il mito9, Oliver Patt (Proposta indecente e Kinsey).
Lo stesso anno ha dalla sua fidanzata Arissa Wolf una figlia, Arrissa Seagal.




Continua, nonostante l'età lo appesantisca, a recitare in Fire Down Below-L'inferno sepolto (1997) con Mary Helgenberger (Gli occhi dell'assassino e serie televisiva CSI), Harry Dean Stanton (Cuore selvaggio e Una storia vera) e Kris Kristofferson  (Pat Garrett and Billy the Kid e E' nata una stella) e in Patriot (1998). Plurinominato ai Razzie Awardn nella categoria peggior attore protagonista, non si lascia convincere dai pessimi risultati dei suoi film e continua ad apparire sul grande schermo in pellicole come: Ferite mortali (2000) con Antony Anderson (The Departed-Il bene e il male e transformer) e Bill Duke (Predator e American Gigolo), Ticker-Esplosione finale (2001) di Albert Pyun con Tom Sizemore (Assassini nati e Il pianeta rosso) e Denis Hopper (Nick mano fredda e Fuga da Hollywood), Infiltrato speciale (2002) e The Foreiguer (2003). Poi non avendo vita facile in America si trasferisce a Hong Kong dove è largamente più apprezzato e dove continua a sfornare nel 2003 Out for A kill-Vendicatore e Belly of the Best-Ultima missione. Nel 2004 Seven Seagal gira Out of Reach, Enemy e nel 2005 interpreta Into the Sun, Today You Die con Kevin Tighe (Il duro di Road House e La signora in giallo), Black Dawn-Tempesta di fuoco, Subemerged. Nel 2006 Il maestro dell'Aikido cinematografico è protagonista in Shadow Man-Il triangolo del terrore, Mercenary for Justice con Luke Goss (The Man-la talpa e Hellboy-The Golden Army), Attack Force-La morte negli occhi con Andrew Bicknell (Stanley's Dragon-Terrore per posta). Nel 2007 Seagal esce in Urban Justice-Città violenta, Black Thunder-Sfida ad alta quota). Nel 2008 il nostro eroe lo si vede in Kill Switch con Isaac Hayes (Shaft il detective e Blues Brothers-Il mito continua), Last Night-morte nella notte con Linden Ashby (Blast e Sniper 2-Missione suicida).
Nel 2009 Seven interpreta Ruslan, The Keeper, A Dangerous Man.
Finalmente nel 2010 esce negli Stati Uniti un film diretto da Robert Rodriguez che sta avendo un buon successo al botteghino che è lo sviluppo del finto trailer presente nei primi minuti del film Grindhouse-Planet Terror dello stesso Rodriguez dove Danny Trejo (Dal tramonto all'alba e King of the Kill) è il protagonista e Seven Seagal è il comprimario. Nel cast anche Robert De Niro (vedi blog), Don Johnson (Harley Davidson & Marlboro Man e The Hot Spot-Il posto caldo), Jeff Fahey (Cacciatore bianco, cuore nero e Il tagliaerbe), Michelle Rodriguez (Fast and Furious e The Breed-La razza del male) e Jessica Alba (Sin City e Trappola in fondo al mare).
In attesa dell'uscita del nuovo film di Rodriguez, Machete, che verrà distribuito nelle sale assieme a Predators, la 20th Century Fox ha distribuito delle immagini esclusive del film ad alcuni siti internet (CHUD, Coming Soon, Rope of Silicon, Firstshowing, /Film, MovieWeb).
Le immagini apparse in rete sono dei character poster e delle lobby card in vecchio stile che raffigurano gli attori del film. Nel cast sono presenti anche Cheech Marin e Lindsay Lohan che riprendono in questo lungometraggio cinematografico i ruoli che avevano interpretato nel finto trailer di Machete presente in Grindhouse di Robert Rodriguez.