sabato 8 gennaio 2011

Steve McQueen il mito vivente









Steve McQueen, nato Terence Steven McQueen (Beech Grove, 24 marzo 1930 - Ciudad Juàrez, Chihuahua, 7 novembre 1980), m 1,75, è stato un attore statunitense. McQueen è stato uno dei più celebri attori tra gli anni sessanta e gli anni settanta. Famoso per il suo atteggiamento spericolato e da anti-eroe, nonostante sia sempre stato un attore piuttosto problematico per registi e produttori, riuscì sempre ad ottenere ingenti compensi e ruoli di rilievo.Ombroso, tenero, aggressivo, lunatico e diffidente, ha vissuto una vita 'spericolata', fino a quando un male incurabile gli ha rubato quella vita beffarda, così come un'infanzia difficile gli aveva rubato la gioventù spensierata.
Nato il 24 marzo del 1930 a Beech Grove, un sobborgo di Indianapolis nell'Indiana, Steve McQueen non ha mai conosciuto suo padre, di cui si sa solo il nome, Bill, un marinaio con un passato da aviatore acrobatico, amante del gioco d'azzardo e della bottiglia, che lo abbandonò sei mesi dopo la nascita.
Steve, dal canto suo si dimostra ribelle sin da bambino.
La madre non potendolo allevare, lo affida ad uno zio, proprietario di una fattoria a Slater, nel Missuri, dove Steve, trascorse l'infanzia e buona parte dell'adolescenza.
Dallo zio impara ad andare a caccia, e tale passione non lo abbandonerà più, per tutta la vita.






Uscito da quella che rimarrà l'esperienza più dolorosa e traumatica della sua vita, con i pochi soldi che la madre gli ha messo in tasca, sale su un bus e, nel 1946, arriva a New York, dove, nel frattempo la donna si era trasferita.
Ma la madre e il patrigno gli voltano le spalle e si rifiutano di accoglierlo in casa, e così Steve comincia la vita "on the road", peregrinando da un posto all'altro, per le strade d'America.
Prima fa tappa a Los Angeles, dove fa il bullo di quartiere, poi torna a New York.

All'età di sedici anni si arruola nella marina mercantile e si imbarca su una nave cisterna, la "SS Alpha".
La vita di bordo però, non è appagante, e così dopo un po', abbandona la nave, attraccata a Cuba e attraverso la Repubblica Dominicana, rientra negli Stati Uniti.

Un giorno, mentre sta oziando al sole, su una spiaggia della Carolina del Sud, decide di partire volontario per il militare, e nell'aprile del 1947, un mese dopo aver compiuto diciassette anni si arruola nel corpo dei marins, militandovi per tre anni.





                         Steve McQueen alle verifiche di una gara motociclistica



Nel 1950 si congeda e torna sulla strada, a fare la vita di sempre: lavora in un campo petrolifero in Texas, poi va in Canada dove fa il boscaiolo, poi torna a New York e affitta, per 19 dollari al mese, un appartamento al Greenwich Village.
Per mantenersi fa i più disparati mestieri come, fattorino per un deposito di televisori, commesso per un negozio di scarpe, tassista e quant'altro.

Soltanto nel 1951, spinto dall'allora fidanzata, Neile Adams, un'artista di discreto successo a Bradway, si convince a tentare la carriera d'attore, e si iscrive alla "Neighborhood Playhouse", che frequenta assiduamente per due anni.
Per pagarsi la retta, piuttosto salata, guida fino alle tre di notte un furgone postale, eppure, nonostante la stanchezza, puntuale, ogni mattina è in classe a studiare recitazione, con Huta Hagen e Herbert Berghof.
Lasciata la scuola, dopo aver ottenuto un ruolo in una produzione teatrale yiddish, nel 1955 entra nel prestigioso Actor's Studio di Lee Strasberg, a New York, dopo aver superato a pieni voti il provino d'ingresso, unico, assieme a Martin Landau, su 2000 candidati che si presentarono.

Alterna allo studio della recitazione, l'altra sua grande passione, le corse motociclistiche, alle quali partecipa nei fine settimana, aggiudicandosi anche diverse coppe.







L'anno successivo a San Clemente, in California, Neile Adams diventa la sua prima moglie.
Il matrimonio dura quindici anni, nascono due figli: Chad e Terry Leslie, e si conclude col divorzio nel 1971.

Dopo il matrimonio, Steve si trasferisce con la moglie a Los Angeles, e subito viene scritturato da Robert Wise per la piccola parte di Fidel nel film Somebody up There Likes me - Lassù qualcuno mi ama, biografia romanzata del pugile, campione mondiale dei pesi medi, Rocco Barbella detto Rocky Graziano, a fianco dei più noti Paul Newman e Anna Maria Pierangeli, che rappresenta il suo debutto sul grande schermo. Nelle efficaci sequenze di pugilato Wise sfodera le sue doti di ex montatore. Oscar per la fotografia di Joseph Ruttenberg e per le scenografie di Cedric Gibson, Malcom Brown, Edwin Willis, Keogh Gleason. Scritto da Ernest Lehman e basato sull'autobiografia del pugile.





                        Steve McQueen nella serie televisiva Wanted: Dead or Alive



Ma è la televisione a trasformarlo in una stella, quando, nel 1958 impersona Josh Randall, nella serie TV Wanted: Dead or Alive - Ricercato vivo o morto.
Molti registi lo considerano insopportabile, un attore bravo, dal carisma eccezionale, ma incontrollabile e difficile da dirigere.
Ma Steve, forte di questo successo, non impiega molto a diventare l'idolo di generazioni di giovani, e a far infatuare di se, le donne di mezzo mondo.

Accumula così esperienza e comincia a farsi conoscere con pellicole a basso costo. Nel 1958, Blob - Fluido mortale di Irvin S. Yeaworth Jr. Il blob in sé è un’invenzione fantastica, realizzato molto bene, capace di invadere qualunque luogo e di penetrare ovunque, come nella scena, famosissima, dell’irruzione nel cinema dove, nel buio della sala, fagocita gli spettatori ignari. Colori rutilanti anni ’50 e un cast nel quale primeggia un giovane Steve McQueen, alla vigilia della fama. Oggi, in Italia, il film è famoso soprattutto perché compare nella sigla del programma televisivo "Blob", a cui ha dato il nome. Never Love a Stranger - Autopsia di un gangster di Robert Stevens e The Great St. Louis Bank Robbery - Gli occhi del testimone (1959) di Charles Guggenheim e John Stix.
Lo stile recitativo, intenso e brillante, ma anche puntuale e coinvolgente, gli occhi azzurri, incorniciati da un viso tenero e spudorato, la vita avventurosa e ribelle, fanno di lui uno degli artisti americani fra i più carismatici e anticonformisti, ma anche uno fra i più amati e idolatrati.




                             Steve McQueen accanto a Yul Brynner ne I magnifici sette



Le prime pellicole che lo consacrano star di spessore sono accanto a grandi attori. Il melodramma d'amore Never so Few - Sacro e profano (1959), dove riceve gli apprezzamenti di Frank Sinatra. Tipico film M-G-M dell'epoca della guerra fredda (il 1° interamente hollywoodiano per Gina Lollobrigida), da un romanzo di Tom T. Chamales, sceneggiato da Millard Kaufman. Si fa luce il giovane aitante McQueen. Non è tra i migliori di Sturges; buon successo nei paesi anglofoni, meno in Italia. E soprattutto The Magnificent Seven - I magnifici sette (1960), entrambi di John Sturges, dove oscura la fama di Yul Brynner.
In quest'ultimo, remake in chiave western dell'intramontabile capolavoro di Akira Kurosawa "I sette samurai", Steve è uno dei sette pistoleri (Yul Brynner, Charles Bronson, James Coburn, Robert Waughn, Brad Dexter e Horst Buchholz i compagni) che liberano dalle razzie di una banda di desperatos, gli abitanti di un villaggio messicano con Eli Wallach capo dei peones.
Il film, che ottenne un enorme successo internazionale, costituì un magnifico trampolino di lancio, o il consolidamento del successo, oltre che per McQueen, anche per tutti gli altri interpreti.






                             Steve McQueen in una scena del film Per favore non toccate le palline



Nel 1961 arriva il primo film da protagonista assoluto, e anche il primo ruolo brillante e spigliato, con la divertente commedia Honeymoon Machine - Per favore non toccate le palline di Richard Thorpe con Jim Hutton e Dean Jagger, sulle disavventure di un ufficiale della marina americana, che usa il cervellone elettronico della sua nave per sbancare il Casinò di Venezia.
Nonostante il successo, rimarrà questa la sua unica pellicola "leggera" di McQueen, perchè, d'ora in poi, privileggerà solo ruoli dalla psicologia introspettiva, decisamente più complessi.






   Steve McQueen, Robert Wagner, Shirley Field e Philip Leacock sul set di Amante di guerra



Nel 1962 sono Philip Leacock e Don Siegel a dirigerlo. In The War Lover - Amante di guerra è Leacock, con Robert Wagner e Shirley Anne Field, Dal romanzo "L'amante della guerra" (1959) di John Hersey (1914-93), sceneggiato da Howard Koch, un film schematico e superficiale che restituisce soltanto in piccola parte gli umori e le finezze dell'opera letteraria da cui deriva. Discrete riprese aeree. Musiche di Richard Addinsell (1904-77), il compositore di "Il concerto di Varsavia" (1941). Siegel è il regista di Hell is for Heroes - L'inferno è per gli eroi con Bobby Darin e James Coburn, avvincente e teso film bellico su un episodio della seconda guerra mondiale, avvenuto subito dopo lo sbarco in Normandia. Pur confuso e discontinuo, questo film antibellico è, in un genere facile alle imposture, un'opera insolitamente laconica e grave come il suo antieroico e vulnerabile eroe ribelle.




                        Steve McQueen è il fantastico interprete de La grande fuga



La consacrazione del Gotha cinematografico arriva per McQueen nel 1963, con il film di John Sturges  The Great Escape - La grande fuga, con il ruolo del prigioniero nello Stalag 'Luft Nord', di un campo di concentramento nazista che, insieme ad un gruppo di commilitoni, progettano e tentano una fuga spettacolare, dalla quale in pochi si salveranno. Il cast notevole comprende Charles Bronson, James Coburn, Donald Pleasence, James Gardner e Richard Attenbough.
Di culto sono le sue imprese motociclistiche per sfuggire all'inseguimento e alla cattura, che rimarranno per sempre un classico esempio di spirito avventuroso.
Il personaggio di Virgil Hilts, 'The Cooler King', a metà tra l'eroe e lo scavezzacollo, caratterizzerà molti altri successi futuri, come quello, per esempio, del giovane sergente in Soldier in the Rain - Il soldato sotto la pioggia di Ralph Nelson, che movimenta le giornate di un campo di addestramento, con traffici clandestini, non sempre leciti. Bizzarro film tragicomico di ambiente militare che ha in Jackie Gleason la sua carta vincente. Sceneggiatura di Blake Edwards e Maurice Richlin da un romanzo di William Goldman.






                                                     Steve McQueen è Cincinnati Kid



L'opinione dei critici si divide: il ragazzaccio odioso, che adora fare il pagliaccio sul set, è visto come geniale, irresistibile e spaventosamente egocentrico, ma lavora al massimo della forma e costruisce alla perfezione le sue interpretazioni.
A La grande fuga segue Love with the Proper Stranger - Strano incontro di Robert Mulligan con Natalie Wood e Tom Bosley, dove è Rocky Papasano, il trombettista dell'Est Side italiano di New York, che mette incinta la sua ragazza, ma non ha il coraggio di farla abortire. Mulligan va avanti e indietro dalla commedia al dramma con leggerezza, grazie e un'intelligente sceneggiatura di Arnold Schulman. Buona ambientazione e una coppia di interpreti eccellenti.
In Cincinnati Kid (1965) di Norman Jewison è Eric Stoner magnifico giocatore cinico e astuto, ritenuto il più bravo nel poker scoperto nella New Orleans degli anni trenta, che sfida, nella "partita della sua vita", Lancey Howard, il miglior giocatore d'America (Edward G. Robinson). Il film vanta la più famosa partita a poker del cinema americano con un'ottima ricostruzione ambientale, apprezzabile gusto per i dettagli e duetto impagabile tra S. McQueen e E.G. Robinson, attorniati da coloriti caratteristi. All'origine c'è un romanzo di Richard Jessup, sceneggiato da Ring Lardner Jr. e Terry Southern. Le riprese furono cominciate da Sam Peckinpah.





                                      Steve McQueen con Brian Keith nel film Nevada Smith



Ritorna con Robert Mulligan in Baby, the Rain Must Fall - L'ultimo tentativo (1965) con Lee Remick e Don Murray.
Pur sceneggiato da Horton Foote, autore della commedia all'origine del film (The Travelling Lady, 1957), non convince.
Mentre in Nevada Smith (1966) di Henry Hathaway con Karl Malden e Arthur Kennedy, incarna, con perfetta aderenza, il giovane meticcio il cui unico scopo è vivere per uccidere gli assassini che gli hanno sterminato la famiglia; un western non convenzianle, ispirato al protagonista del romanzo "The Carpetbaggers - L'uomo che non sapeva amare", di Harold Robbins.





                              Steve McQuenn accanto Candice Bergen ne Quelli della San Pablo


 

Nel 1966 è l'eccezionale protagonista del film d'avventure belliche The Sand Pebbles - Quelli della San Pablo (1966) di Robert Wise, la storia di una missione religiosa sul fiume Yangtse in Cina, assediata dai nemici. Il ruolo del marinaio americano imbarcato sulla San Pablo, che accorre in loro aiuto, gli procura la prima nomination agli Oscar come miglior attore protagonista. Gli sono accanto Candice Bergen, Richard Crenna e Richard Attenborough.





                               Steve McQueen in una inquadratura del film Il caso Thomas Crown



Giovane, ribelle e arrabbiato, divenuto ormai un simbolo del cinema hollywoodiano, è protagonista di una serie di film, un paio di western e alcuni polizieschi di classe, entrati di diritto nella storia del cinema.
Comincia nel 1968 con il giallo-rosa Il caso Thomas Crown, dove fa il ladro gentiluomo che prima seduce la detective che lo ha smascherato, poi la sfida a fermarlo; scritto da Alan R. Trustman, è un intreccio d'insieme poliziesco e amoroso insignificante nella sua eleganza, aduggiato da un virtuosismo formalistico fin troppo compiaciuto nella brillantezza della fotografia (Haskell Wexler), l'uso accanito dello split-screen e del montaggio sincopato.






                          Steve McQueen è il protagonista del suo miglior film Bullitt



Poi è la volta del thriller Bullitt di Peter Yates, con accanto Jacqueline Bisset e con Robert Duvall e Robert Vaughn, da tutti considerato uno dei film migliori dell'attore, in cui dà vita al tormentato tenente di polizia che non riesce a proteggere un uomo che deve testimoniare contro la mafia. Dal romanzo "Mute Witness" di Robert L. Pike ha vinto l'Oscar per il migliore montaggio (Frank P. Keller) e si capisce che è anche dovuto al famosissimo inseguimento automobilistico (il più celebre e suggestivo della storia del cinema) lungo i saliscendi delle strade di San Francisco, tra una Ford Mustang G.T.390 Fastback e una Dodge Charger R/T 440 Magnum.
Un remake è in fase di studio dal 2003 con Brad Pitt assegnato alla parte che fu di Steve McQueen. Nonostante la volontà dei produttori di mandare avanti il progetto, il film non ha ottenuto semaforo verde ed è rimasto in stallo.
Sono anni di grandi successi, ma anche di vita dissipata.





                                       Steve McQueen in una scena de Boon il saccheggiatore


 

Nel 1969 è protagonista di The Reives - Boon il saccheggiatore di Mark Ridell, in cui è lo scanzonato scavezzacollo che attraversa mezza america, a bordo di un'auto gialla, per andare a raggiungere l'amata che lavora in un Casinò di Menphis. L'eccezionale e sentita performance gli procura un Golden Globe e la seconda nomination della sua carriera, al premio Oscar, come miglior attore protagonista. Il film è una deliziosa rievocazione d'epoca, diretta con garbo e recitata con brio. Il soggettista Faulkner ha avuto raramente altrettanta fortuna al cinema.
Il 1969 è anche l'anno in cui scampa per miracolo al massacro di Charles Manson, avvenuto la sera del 9 agosto a Cielo Drive, quando un gruppo di quattro appartenenti alla "famiglia" di Manson, fecero irruzione nella villa di Roman Polanski e massacrarono Sharon Tate, la compagna del regista, all'ottavo mese di gravidanza, e cinque suoi ospiti.





                           Steve McQueen protagonista del film Le 24 ore di Le Mans



Nel 1971 sfoga la sua passione per i motori, la velocità, le corse automobilistiche e gli uomini duri, con Le Mans - Le 24 ore di Le Mans, un film di Lee H. Katzin con Luc Merenda e Angelo Infanti, omaggio alla mitica corsa francese. McQueen, pilota anche nella vita, la fa da padrone sulla sua Porsche anche se arriva dopo una Ferrari. Sottolineata dal rallentatore, l'insistenza su immagini di auto che s'incendiano e si disintegrano è un'informazione sui pericoli della Formula Uno o anche una riflessione sul valore della vita umana? Non predica: mostra.
Nel 1972, dopo infiniti litigi, divorzia da Neile Adams.
I quaranta anni di Steve McQueen non lo vedono in gran forma: ansie continue, paranaie, inadeguadezza malcelata, e ancora problemi di droga.





                                      Steve McQueen è l'interprete del film L'ultimo boscadero



 Ma arrivano i due film per la regia di Sam Peckinpah, il western Junior Bonner - L'ultimo boscadero, in cui è il disilluso cow boy da rodeo, che spende i soldi vinti nell'ultimo torneo, per comprare al padre, un biglietto per l'Australia, dove aveva sempre sperato di fuggire.
Dopo l'orgia di violenza de "Il mucchio selvaggio" (1969) e "Cane di paglia" (1971), Peckinpah torna alle sue origini di regista profondamente americano, tradizionalista e rurale. Bravo e credibile McQueen. Qualche momento di lirica malinconia in questa quieta storia su coloro che “devono tener fermi i cavalli”.





                              Steve McQueen e Ali MacGraw in una scena del fantastico Getaway


 

e soprattutto Getaway (1972) con Ali McGraw e Al Lettieri, che racconta la storia di un rapinatore e della sua fuga verso la libertà, con la sua donna e il malloppo; sceneggiato da Walter Hill e basato sull'omonimo romanzo di Jim Thompson (1959) è un efficace compromesso tra le ambizioni di Peckinpah e il divismo di McQueen... un successo di critica e pubblico che sbanca i botteghini e consegna McQeen all'Olimpo hollywoodiano.
Nel 1973, McQueen si sposa per la seconda volta. La moglie è l'affascinante attrice Ali MacGraw, sua partner in Getaway, conosciuta durante le riprese del film.




         Steve McQueen è l'ergastolano della Cayenna, perennemente in fuga, nel film Papillon



Lo stesso anno del matrimonio, interpreta, accanto a Dustin Hoffman, incallito falsario, il personaggio di Henry Carrière, lo sfortunato ergastolano della Cayenna, in Papillon, che sogna e tenta, con incrollabile tenacia, una impossibile fuga verso la libertà. La pellicola è tratta da un best seller autobiografico (1969) di Henri Charrière e sceneggiato da Dalton Trumbo e Lorenzo Semple Jr.
Il film gli procura la sua terza nomination agli Oscar, ma viene stroncato dalla critica e adorato dal pubblico, tanto che incassa 60 milioni di dollari in un anno.






                      Steve McQueen è l'interprete accanto a Paul Newman de L'inferno di cristallo


 

The Towering Inferno - L'inferno di cristallo, è del 1974, e lo troviamo nei panni dell'eroico capo dei pompieri di San Francisco, che si adopera per soccorrere i prigionieri dell'incendio, scoppiato al 138° piano di un grattacielo, a causa di un cortocircuito avvenuto per i risparmi del costruttore sui materiali usati. Oltre al successo decretato alla pellicola, una pietra miliare nel genere catastrofico, il pubblico, soprattutto quello femminile, si sbizzarrì per stabilire se gli occhi azzurri più belli fossero quelli di McQueen o quelli di Paul Newman, suo partner nel film di Guillermin, vincitore di tre premi Oscar. Il foltissimo cast comprende poi attori come William Holden, Fred Astaire, Faye Dunaway, Jennifer Jones, Robert Waughn, Richard Chamberlain, Orenthal James Simpson, Robert Wagner e Susan Flanney.
Ma la vita privata di McQueen è sempre più instabile, va in cura da un analista e si affida sempre più alle droghe; il risultato è che non recita per alcuni anni.
Dopo tre anni di silenzio, nel 1977 decide di interpretare An Enemy of the People - Un nemico del popolo di George Schaefer, adattamento di Arthur Miller del lavoro omonimo di Ibsen, con cui McQueen cercò di liberarsi degli stereotipi di Hollywood, che viene stroncato dalla critica e dal pubblico.

Nel 1978 è la catastrofe coniugale, divorzia da Ali MacGraw e sceglie la modella ventiduenne Barbara Minty.
Sono gli anni più duri, McQueen comincia ad avere seri problemi di salute, si ritira a Santa Paola per disintossicarsi, smettere con gli abusi e i vizi, dedicarsi alla nuova donna e rimettersi in forma.
Trascorre il tempo a pilotare aerei d'epoca, a fare beneficenza, a correre in moto in mezzo al fango o a sedere con le gambe incrociate, nel deserto, insieme agli indiani Navajo.







                                                        Steve McQueen è Tom Horn



Nel 1979 ottiene il brevetto di pilota privato, dopo aver imparato a volare su un biplano "Stearman", venduto poi all'asta, nel 1982.
L'anno seguente gira il penultimo film, Tom Horn, tratto dalle memorie del pistolero che difende dai ladri un gruppo di allevatori dello Wyoming, ma poi questi, per tutta risposta, lo accusano di un delitto, da cui, amareggiato e deluso, si rifiuta di difendersi. Penultimo film di S. McQueen che morì a 50 anni nel 1980: era come il buon vino che, invecchiando, migliora. Semiwestern autunnale di atmosfera nostalgica, puntiglioso nell'ambientazione. Splendida fotografia di John Alonso.
Il film rappresenta l'ultima, grande interpretazione di McQueen, che riesce a trasmettere, con grande capacità espressiva, tutto il disinganno di un uomo tradito e sperduto.
Durante le riprese gli viene diagnosticato il cancro al polmone.
Nello stesso anno decide di sposare Barbara Minty, sua ultima compagna di vita.






                            Steve McQueen in una scena del suo ultimo film Il cacciatore di taglie



Nello stesso anno, ormai malato, gira The Hunter - Il cacciatore di taglie di Buzz Kulik con Eli Wallach, dalla biografia di Ralph Thorson, un moderno cacciatore di taglie, angosciato dalla futura paternità, perchè sa il mondo violento e corrotto. Storia dissestata dove si mescola la violenza con la delicatezza, il picaresco con il tenero. La rincorsa di un'auto sportiva e una trebbiatrice attraverso un campo di mais non si dimentica. E' l'ultima apparizione del grande attore.
Nel luglio dello stesso anno McQueen, entra in una clinica messicana, a Juarez, lontano da tutto e da tutti, per andare a morire solo come era vissuto.
Pochi mesi dopo rivela alla stampa la natura del suo male.
Muore il 7 novembre dello stesso anno, a soli cinquanta anni.






            Steve McQueen proprietario di eccezionali collezioni d'armi e auto sportive famose



Fu proprietario di una eccezionale collezione d'armi, e fequentò, assieme a James Coburn, le palestre di arti marziali di Chuck Norris e Bruce Lee, prima che anch'essi diventassero attori di successo in film d'azione.
Oltre alle tre nomination agli Oscar, l'attore ha vinto nel 1968 il Photoplay Award nella categoria Most Popular Male Star e ha ottenuto tre nomination al Golden Globe: nel 1967 per Quelli della San Pablo, nel 1970 per Boon il saccheggiatore e nel 1974 per Papillon.
Nel 1967 ha vinto un Golden Globe come "World Film Favorite".





Steve McQueen e la Triumph TR6 Trophy mascherata BMW nel tentativo de La grande fuga 



McQueen è ricordato, oltre che per il talento recitativo, anche per la sua passione per le corse, motociclistiche e automobilistiche. Quando ne aveva la possibilità, amava fare a meno di controfigure e girare egli stesso le scene che solitamente venivano svolte dagli "stuntman".
Le più famose scene motoristiche sono state girate per il film Bullitt e nel finale del film La grande fuga quando cerca di raggiungere la Svizzera a bordo di una motocicletta Triumph TR6 Trophy mascherata come se fosse una BMW bellica. Soltanto la scena del salto sul filo spinato fu eseguita dallo stuntman Bud Ekins. McQueen aveva voluto provare la scena una prima volta, ma finì con una caduta e la produzione, per non rischiare un infortunio, impose alla star di punta di non riprovarci. In tutte le altre scene di inseguimento non vi fu mai il bisogno effettivo di uno "stuntman".






                                        Steve McQueen alla 12 ore di Sebring



Durante la sua carriera cinematografica McQueen partecipò a parecchie gare e considerò più volte l'ipotesi di abbandonare il cinema per dedicarsi completamente alle corse. Nel 1970 partecipò alle 12 ore di Sebring insieme a Peter Revson con una Porsche 908 spyder (guidandola con un piede fasciato a causa di un precedente incidente motociclistico) arrivando primo nella sua categoria e secondo assoluto a soli 23" dal vincitore Mario Andretti su Ferrari. 
Nel 1971 la stessa Porsche 908 fu usata come "camera car" per girare il film Le 24 Ore di Le Mans. Il film fu un flop al botteghino e costituì un grosso fiasco nella carriera di McQueen, ma a distanza di anni viene ricordato come una realistica testimonianza su uno dei più famosi periodi della storia motoristica e come uno tra i migliori film di corse automobilistiche mai girato. McQueen comunque non partecipò alla 24 ore del 1970 poiché la produzione del film negò il supporto all'attore nel caso in cui egli avesse gareggiato.
L'attore partecipò anche a parecchie gare motociclistiche durante gli anni sessanta e settanta a bordo perlopiù di una Triumph Bonneville e di una Triumph 500cc acquistata da Bud Ekins. Tra le altre competizioni prese parte anche alla Baja 1000, alla Mint 400, al Gran Prix di Elsinore e nel 1964 venne scelto per rappresentare gli USA alla International Six Days Enduro (ISDE). Alla sua morte, la sua collezione di moto comprendeva oltre 100 modelli per un valore di vari milioni di dollari. 
Steve McQueen aveva anche avuto la fortuna di possedere alcune tra le più famose auto sportive dell'epoca come ad esempio: la Porsche 908, Porsche 917, Porsche 356 e Porsche 911 Carrera S, la Ferrari 512, Ferrari 250 Lusso Berlinetta (battuta all'asta da Christie's California nell'agosto 2007, per 1,7 milioni di euro) e la Jaguar D-Type XKSS.





                                          Steve McQueen sulla Ford Mustang GT nel film Bullitt



Con suo grande dispiacere invece McQueen non riuscì mai a venire in possesso della Ford Mustang GT utilizzata nel film BullittSecondo il regista del film infatti, nessuna delle due auto (ancora oggi esistenti) utilizzate per le riprese è mai stata posseduta dall'attore. Negli anni 90, all'uscita della Ford Puma, un suggestivo fotomontaggio fece sì che McQueen la guidasse nella pubblicità. Nello spot si vede l'attore guidare la Puma per le strade californiane, deporla in una autorimessa insieme ad una replica della moto utilizzata ne La grande fuga e alla Ford Mustang GT del 1968. Un attimo dopo tutto sparisce e resta solo la Puma.





            Steve McQueen con lo stuntman Bud Ekins sulla 450 hp Chevy Beast a The Baja Boot



Nel 1979 gli venne diagnosticato un mesotelioma (un tumore della pleura associato all'esposizione all'amianto). McQueen morì in una clinica messicana, in seguito a due consecutivi attacchi cardiaci, alle 15.45 del 7 novembre 1980, accanto all'ultima moglie e all'istruttore di volo e amico Sammy Mason. Ventiquattro ore prima gli era stato rimosso chirurgicamente e con successo un tumore allo stomaco. Venne cremato e le sue ceneri furono sparse nell'Oceano Pacifico.






tratto da Film Scoop, Mymovies, Wikipedia e The Selvedge Yard







rivisitato da frabel

Jumper - Oltre i confini








Jumper  - Oltre i confini, è un film di fantascienza del 2008, diretto da Doug Liman con Hayden Christensen, Jamie Bell, Samuel L. Jackson, Rachel Bilson, Diane Lane e Michael Rooker.
La storia e la sceneggiatura sono basate sul racconto sci-fi  di Steven Gould "Jumper".
Il film è uscito nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti d'America il 14 febbraio 2008, mentre in quelle italiane il 29 febbraio 2008.






                                                l protagonista del film Hayden Christensen



Film anarchico, (Jumper è fare quello che più ti piace), giovanile, divertente e scanzonato, pura esaltazione, ritmo travolgente, spettacolare e forsennato, fuga con la ragazza, inseguimenti consueti a Doug Liman di The Bourne Identity, Jason, anche lui alla ricerca della verità. Solo che l’abulico Hayden Christensen non è Matt Damon e Rachel Bilson non è la dolce Franka Potente. Chiunque vorrebbe trovarsi nei suoi panni, l’anomalia genetica che permette a David, un giovane scappato di casa di autotrasportarsi sfruttando i luoghi che ricorda, anche se non capisce come questo dono funzioni esattamente. Tratto da un racconto sci-fi scritto da Steven Gould, il film che ha come tema la trasposizione è affascinante, già sfruttato da David Cronenber ne La mosca, potersi trovare in un lampo all’interno del Colosseo a Roma, sul Big Ben a Londra, sulle onde in surf alle Figi, nel bel centro del conflitto in Cecenia, sulla sfinge a Luxor, per le vie di Tokio e alla guida di una supercar di lusso. La fatalità che gli permette di scoprire questo dono, ma in esso purtroppo, si ritrova involontariamente immischiato in una guerra centeneria tra Jumpers e giurati paladini, con a capo il canuto Samuel L. Jackson, pronti a ucciderlo. Jumper è capace di raggiungere l’obiettivo di intrattenere per un’ora e mezza di avventura a tutto gas lo spettatore. Jumper è puro intrattenimento, pura esaltazione condita con la bella colonna sonora di John Powell. Sembrerebbe un film vacuo, ma non lo è: in fondo il protagonista lascia il padre violento per cercare la madre (la splendida Diane Lane) che l’ha abbandonato, in realtà costretta per salvare il figlio, e cerca la ragazza, solo lei cerca, dall’età di cinque anni, - era solo te che volevo - e il ritorno al passato, dal fiume ghiacciato alla biblioteca.
di frabel






Caduto in un fiume gelato, David Rice (Max Thieriot da bambino, e poi Hayden Christensen) scopre di potersi "'teleportare"' ovunque con il pensiero. Lascia così indietro la sua miserrima esistenza di liceale del Midwest usando quei poteri non per combattere il male (come un supereroe) ma per costruirsi una vita di agi, rapinando banche e zigzagando tra New York, le piramidi, il colosseo, la night life londinese e il surf alle Fiji, come una pallina da flipper (e i vecchietti moribondi di Non è mai troppo tardi). Adattato dall'omonimo romanzo dell'autore di sci-fi Stephen Gould, e diretto da Doug Liman, Jumper parte da questa premessa piacevolmente cinica e si evolve in una serie di scontri/inseguimenti tra Jumpers (alla cui casta appartiene anche il bellicoso Griffin-Jamie Bell, da Billy Elliott) e Paladini, il gruppo di fondamentalisti religiosi decisi a sterminarli. Perché, come spiega il loro capo Samuel Jackson, «solo Dio può essere ovunque allo stesso tempo». Stephen King si è detto un fan di questa teen soap di fantascienza che doveva essere interpretata da Eminem e da Evan Rachel Wood e che prevede altri due capitoli. Gli spunti ci sono. Purtroppo Liman (un virtuoso della sequenza ipermontata e dell'inquadratura non necessaria) non ha lo smalto, lo humour e il senso della geografia dello spazio richiesti.
di Giulia D'Angelo Vallan





                          Doug Liman, il regista, Jamie Bell e Hayden Christensen sul set di Jumper



La New Regency Productions ha acquisito i diritti cinematografici del romanzo Jumper nel novembre 2005, assumendo subito Doug Limancome regista.
Il primo scritto adattato dal romanzo è stato stilato da David S. Goyer e  successivamente è stato revisionato da Jim Uhls.
Il casting è cominciato in aprile 2006:  subito sono state candidate per il ruolo di Millie Harris, le attrici Siraj Shaik, Teresa Palmer e Sai Chand. La parte è andata in giugno a Teresa Palmer.  
È stato chiarito dalla 20th Century Fox che l'intenzione è quella di creare una trilogia.  
Due settimane prima dell'inizio delle riprese, sono state aperte le candidature per il ruolo del protagonista David Rice, è stato proposto in primis l'attore Hayden Christensen, che dopo aver declinato l'offerta più volte ha infine accettato; la seconda scelta cadeva sul rapper e attore statunitense Eminem,  il quale ha rifiutato l'offerta senza aspettare l'inizio delle contrattazioni.





                                
                                       Jamie Bell e Hayden Christensen sul set del film Jumper



 Le riprese sono cominciate il 28 agosto 2006  nella città di Peterrborough in Canada. 
In ottobre 2006  la prima unità di scene si è spostata a Toronto:  proprio in questo periodo, l'attrice Teresa Palmer  ha abbandonato il cast a favore di Rachel Bilson, già nota per le sue interpretazioni nella serie televisiva The O.C..
Verso la fine di novembre 2006, il regista Doug Liman  ha richiesto alla regione Lazio e all'organizzazione Roma Film Commission il permesso di filmare all'interno del Colosseo per ultimare la lavorazione. Nella prima sceneggiatura, era previsto lo scontro al Pantheon e non al Colosseo, ma poiché il copione ha subito tre revisioni molte ambientazioni sono state cambiate.
Le riprese al Colosseo sono state ultimate l'8 dicembre 2006, dopodiché il personale tecnico e artistico del film si è spostato nuovamente a Toronto in Canada e infine a Tokyo, la lavorazione è terminata il 12 gennaio 2007. Il budget del film è stato di circa 85.000.000 $.
Il film ha debuttato negli Stati Uniti il 14 febbraio 2008, dove è stato proiettato in 3.428 cinema.
La prima settimana di proiezione l'incasso è stato di 27.354.808 $ nei soli Stati Uniti.






tratto da Wikipedia e Mymovies







di frabel
















domenica 2 gennaio 2011

Ed Harris un uomo per tutte le stagioni












Edward Allen Harris (Tenafly, 28 novembre 1950) m 1,75, è un attore, regista e produttore cinematografico statunitense.
Da ragazzo era un appassionato di sport, oggi è uno degli attori più provocatori e ossessivi che riescano perfettamente a immergersi sia nella realtà degli Studios che in quella del circuito "indie". Controverso è controverso. Passa con tranquillità da filmoni di fantascienza, tutti amore e lacrime, alle pellicole indipendenti amorali, omofobe, misogine ma, oneste e virtuose. Quando recita, non ci presenta personaggi in bianco e nero, ma in grigio. Più che dalle azioni, i suoi ruoli sembrano esprimere "reazioni" e battersi in drammi umani che poi porteranno le sue parole e i suoi gesti a essere più luminosi e palpitanti. Il segreto? Ed Harris quando recita crea dei personaggi che sono datti della sua stessa carne. Sono umani e inquieti. Raramente si è visto qualcuno della sua stoffa, qualcuno che nell'uomo di carta e battute ci mette l'anima, l'ambiguità morale e la carica sessuale che è innata in tutti noi.








Nato nel New Jersey, figlio di un'agente di viaggi e di un corista del Fred Waring Chorus, nonché impiegato nella libreria dell'Art Institute of Chicago, dopo aver studiato al Tenafly High School, comincia ad appassionarsi all'atletica che poi lo porterà a iscriversi alla Columbia University nel 1969, dove avrà un futuro sportivo. Due anni più tardi, la sua famiglia si trasferisce in Oklahoma e lui li segue, dopo aver scoperto la sua passione per la recitazione in alcuni spettacoli teatrali universitari. Si iscrive al corso di recitazione della University of Oklahoma e dopo un buon numero di successi in spettacoli locali si sposta a Los Angeles (California) per iscriversi al California Institute of the Arts. Dotato di grande intensità, mostra il suo talento sui palcoscenici off-Broadway, nei lavori di Sam Shepard. New York si innamora letteralmente di lui quando recita una parte appositamente scritta per lui da Shepard in "Fool for Love" (1983), che gli fa vincere alcuni premi come miglior attore, poi sarà la stessa Broadway a elogiarlo con una nomination ai Tony Award per "Precious Sons" (1986) di George Firth.





                                        Ed Harris accanto a Tom Savini nel film Knightriders

 


Dopo essere apparso in alcuni spot commerciali sul National Geographic Channel e nel telefilm Gibbsville (1976), è nelle serie TV Del Vecchio nell'episodio Cancelled Contract (1977) e nel film TV The Amazing Howard Hughes (1977) con Tommy Lee Jones. Nel 1978 partecipa nell'episodio Deadly Convoy della seie TV David Cassidy-Man Untercover, esordisce come attore cinematografico nel film dello scrittore di fantascienza Michael Crichton Coma profondo (1978), accanto a Michael Douglas, Geneviène Bujold, Ripp Torn, Richard Widmark e Tom Selleck. In seguito, ancora piccole parti: nell'episodio Kill the Messenger della serie TV Agenzia Rockford (1978) con James Garner, nell'episodio Scool of Terror della serie TV Barnaby Jones (1979) e America the Beautiful della serie TV Paris (1980), e nei telefilm The Seekers (1979) e The Aliens Are Coming (1980); nella serie TV Lou Grant negli episodi Hit (1979), Hazard (1980) e Survival (1981). E' con Charles Bronson in Bordeline - L'uomo del confine (1980) di Jerrold Freedman sul tema dell'immigrazione clandestina, affrontato da diversi film del cinema indipendente USA, diventa qui il pretesto per un poliziesco qualsiasi, affidato all'azione violenta e ai buoni sentimenti. Entra nel cast del film di George A. Romero Knightriders - I cavalieri (1981) con Gary Lahti e Tom Savini. Primo film del regista fuori dai territori dell'horror è una riedizione moderna del mito di Re Artù, in bilico tra azione e figli dei fiori. Cameo di Stephen King. Anche se l'esito del film non è soddisfacente, Romero lo inserisce ugualmente anche nel cast del film horror Creepshow (1982) con Leslie Nielsen, Hal Hobrook e Ted Danson. Film che nasce dalla collaborazione tra Romero e l'astro nascente Stephen King tratta 4 storie horror raccontate con ironia e macabro senso dell'humor, oltre a molti effetti speciali che prende spunto dallo spirito dei fumetti dell'orrore degli anni '50 della Entertaining Comics di Bill Gaines.





                                        Ed Harris è l'avventuriero Walker - Una storia vera



Per tutti gli Anni Ottanta, continua ad alternare il piccolo al grande schermo, passando così da CHiPs (1981), Hart to Hart - Cuore e batticuore nell'episodio Hart of Darkness e nella serie TV Cassie & Co. episodio Love Come Back (1982)  a Dream On! (1981) di Ed Harker, una sorta di racconto-collage con l'azione del film che segue un gruppo di giovani attori che lottano per sopravvivere a Los Angeles e appendere ai loro pricipi artistici.
The Right Stuff - Uomini veri (1983) di Philiph Kaufman con Sam Shepard, Scott Glenn, Dennis Quaid, Fred Ward e Barbara Hershey. Basata su un libro di Tom Wolfe, sceneggiato dal regista dopo aver rinunciato a un primo script di William Goldman, è la storia dei piloti di guerra che dal 1947 divennero i collaudatori dei nuovi jet e in seguito per essere i primi esploratori USA dello spazio nel programma astronautico Mercury della NASA. Tempo di swing (1984) di Jonathan Demme, con Kurt Russell, Goldie Hawn (anche produttrice) e Christine Lahti (nominata all'Oscar come migliore attrice non protagonista). È sul set del film Places in the Heart - Le stagioni del cuore (1984) di Robert Benton, regista, soggettista e sceneggiatore, con Sally Field, Danny Glover, John Malkovich, Terry O'Quinn, dove conosce colei che diverrà sua moglie, l'attrice Amy Madigan, sposata di fronte al giudice di pace di Waxahachie (Texas) e dalla quale avrà una figlia: Lily Dolores Harris. Il film autobiografico di Benton, che è anche soggettista e sceneggiatore, si avvale della mirabile fotografia di N. Almendros e di 2 Oscar: a Field e alla sceneggiatura di Benton.
Recita in A Flash of Green (1984) di Victor Nunez, e nel 1985 accanto a Max von Sidow e Horst Buchholz in Code Name Emerald di Jonathan Sanger, nel film biografico della famosa cantante country anni '50 Patsy Cline Sweet Dream di Karel Reisz con Jessica Lange e John Goodman, e nel dramma all'insegna del più meticoloso realismo sociologico Alamo Bay di Louis Malle, dove recita con la moglie.
Nel 1987 recita nel telefilm poliziesco tratto da un romanzo dello scrittore-avvocato Philip M. Margolin The Last Innocent Man - L'ultima difesa di Roger Spottiswoode accanto a David Suchet e interpreta la figura di Walker di Alex Cox, film biografico sull'avventuriero William Walker in Nicaragua nel 1855.





                                              Intensa espressione di Ed Harris nel film The Abyss


 

Stringe un fortunato sodalizio artistico con la regista Agnieszka Holland che lo vuole come protagonista, accanto a Christopher Lambert, nel ruolo di Stefan, capitano della polizia politica polacca, personaggio alla Dostoevskij di complessa abiezione e maniacale accanimento verso un prete che Harris rende molto bene, del film To Kill a Priest - Un prete da uccidere (1988). The Abyss (1989), il film più costoso di James Cameron,  straordinaria avventura a 7500 metri di profondità, riuscitissimo e avvincente, è il suo secondo film da protagonista accanto a Mary Elisabeth Mastrantonio e Michael Biehn, poi accanto a Robert De Niro in Jacknite (1989) diretto da David Jones in ancora una storia di reduci dal Vietnam ma in chiave intimista alla cui origine c'è Strange Snow, testo teatrale di Stephen Metcalfe che l'ha anche adattato. E' un film d'attori: Robert De Niro di straordinaria qualità mimetica e gestuale, Harris intenso attore che lavora sull'implosione, Kathy Baker, vivente di quel che diceva Artand "l'arte dell'attore è atletica dell'anima".





                            Tris d'assi: Sean Penn, Gary Oldman ed Ed Harris per State of Grace



E' in compagnia di Sean Penn, Gary Oldman, John Turturro e Robin Wright in State of Grace - Stato di grazia (1990) opera scritta da Dennis McIntyre, commediografo "off" (morto tragicamente dopo le riprese), inquietante e travolgente è un gangster film con ambizioni tragiche che mescola una parossistica violenza con una messinscena stilizzata sulla scia del cinema di Coppola, Scorsese, De Palma e una suggestiva descrizione ambientale. Verrà diretto da Stephen Gyllenhaal ne Paris Trout - Il cuore nero di Paris Trout  (1991) con Dennis Hopper e Barbara Hershey; tratto da un romanzo di Pete Dexter anche autore della sceneggiatura, storia che ha fatto impallidire (eufemismo) l'America per un apartheid impossibile da superare. Accanto a Jack Lemmon e Al Pacino in Glengarry Glen Ross - Americani (1992) di James Foley, da una commedia (1982) di D. Mamet, premio Pulitzer, un bell'esempio di teatro in scatola (o di cinema di parola) con un'eccellente squadra di attori (ne fanno parte anche Alec Baldwin, Jonathan Price e Alan Arkin) e una regia funzionale anche nel dare ritmo implacabile a un testo che fa pensare a una jam-session jazzistica, e dividerà ilset de The Firm - Il socio (1993) di Sydney Pollack con Tom Cruise, Gene Hackman, Jeanne Tripplehorn, Hal Holbrook, Holly Hunter, Gary Busey, Tobin Bell e David Strathairn, tratto dal romanzo (1991) di John Grisham, sceneggiato da David Rabe, Robert Towne e David Rayfiel, vecchio collaboratore di S. Pollack, può essere letto anche come una parabola sul passaggio dalla vita giovanile a quella adulta, e la storia di un amore messo a repentaglio dagli schemi del mondo.





                                                 Ed Harris e Benicio Del Toro in China Moon



Interpreta lo sceriffo Pangbron nel horror-movie per bonari tratto dal romanzo di Stephen King Needful Things - Cose preziose (1993) di Fraser Clarke Heston (figlio di Charlton) con Max von Sydow. L'anno successivo è nel cast della commedia mediocre Milk Money - Lezioni d'anatomia  di Richard Beniamin con Melanie Griffith, Malcolm McDowell e Philip Bosco, e accanto a Madeleine Stowe e a un giovanissimo Benicio Del Toro in China Moon - Luna di sangue di John Bailey. Il detective Kyle Bodine (Ed Harris) si innamora perdutamente di Rachel Munro (Madeleine Stowe), sposata con un uomo violento che le rovina la vita. E' l'"effetto luna cinese" che rende imprevedibili le azioni degli uomini, che imporrà a Bodine di fare una scelta estrema: ucciderà il marito e occulterà il cadavere, ma... Lamar Dickey (Benicio Del Toro), il partner di Kyle, mostrerà il suo talento insolito nella ricerca degli indizi...





                                                  Ed Harris in una scena del film Apollo 13

 


Nominato all'Oscar come miglior attore non protagonista per Apollo 13 (1995) di Ron Howard, dove cerca disperatamente di salvare l'astronauta Tom Hanks dalla morte nello spazio, dal libro "Lost Moon" (1992) di Jim Lovell e Jeffrey Kluger. L'11-4-1970, lanciata dal razzo Saturno V, la navicella Apollo 13 con tre astronauti americani a bordo si dirige verso la Luna, ma un guasto tecnico costringe i tecnici della NASA a Houston a improvvisare un piano d'emergenza per fare rientrare Jim Lovell (Tom Hawks), Fred Haise (Bill Paxton) e Jack Swigert ((Kevin Bacon). La miscela dell'avventura reale con l'immaginario della SF innesca un corto circuito di memorie, di film e di storia in cadenze di thriller spaziale, impregnato di orgoglio yankee (“Non abbiamo mai perso un americano nello spazio, non cominceremo adesso.”) 2 Oscar per il montaggio e per il sonoro. Partecipa a una puntata del telefilm Frasier (1995) e accanto a Sean Connery, Laurence Fishburne e Hope Lange nell'improbabile e sconclusionato thriller Just Cause - La giusta causa di Arne Glimchered, ed è uno degli attori principali de Gli intrighi del potere - Nixon (1995) di Oliver Stone, accanto a Anthony Hopkins, James Wood, Larry Hagman e Paul Sorvino.





                                  Ed Harris e David Morse in una inquadratura del film The Rock 



L'anno successivo è in The Rock, ambientato sull'isola di Alcatraz – chiamata “the rock” – sbarca, al comando di una compagnia di Marines mercenari, un generale (Harris) che sequestra i turisti in visita e installa una batteria di missili. Li lancerà su San Francisco se non gli saranno versati venti milioni di dollari da destinare alle famiglie dei soldati americani morti sui campi dell'onore. Per neutralizzarlo mandano un biochimico dell'FBI (Nicolas Cage) e un agente segreto britannico (Sean Connery) in prigione da trent'anni, l'unico detenuto che sia mai evaso da Alcatraz. È un filmone d'azione di catastrofici effetti speciali, in linea con quell'estetica dello spreco e dello sconquasso visivo che domina nel cinema hollywoodiano, diretto dal trentenne M. Bay, regista pubblicitario che si avvale nel cast anche di Michael Biehn, David Morse e John McGinley. Accanto alla moglie Amy Madigan nel western TV, con una notevole fotografia d'atmosfera, da loro prodotto Riders of the Purple Sage - Il cavaliere della vendetta diretto da Charles Haid e nell'accurato, corretto e scontato film giallo, nonostante le finezze nella descrizione dei rapporti familiari de La prossima vittima - Eye for an Eye di John Schlesinger con Sally Field, Kiefer Sutherland, Beverly D'Angelo, Joe Mantegna e Keith David.





                                 Ed Harris coprotagonista con Jim Carrey de The Truman Show



Ritorna accanto di Gene Hackman, oltre che Laura Linney e Scott Glenn, quando Clint Eastwood lo sceglie per una parte nel thriller politico Absolute Power - Potere assoluto (1997). Da una cabina-armadio, attraverso uno specchio-spia, Luther Whitney (Eastwood), professionista del furto, assiste al fattaccio e fugge. Comincia la caccia al ladro. Scritto dal sagace William Goldman sulla base di un romanzo di David Baldacci, è “film politico, film familiare, film sul vedere non essendo visti, film sul potersi di nuovo dare a vedere, film epifanico, film minore persino troppo perfetto”. A Whitney, che disegna in un museo, una donna chiede: «Lavora con le mani, vero?». Anche C. Eastwood è un regista inserito nella tradizione artigianale del cinema, abituato a fare film come si fa un mestiere: con le mani e con gli occhi. Poi diventa il "padre" di Truman Burbank (interpretato da un Jim Carrey in stato di grazia) in The Truman Show (1998) di Peter Weir. Il ruolo del produttore e regista demiurgo di un uomo la cui vita è inconsapevolmente anche un reality show gli farà ottenere non solo una candidatura all'Oscar come miglior attore non protagonista, ma anche un Golden Globe nella stessa categoria. Nel cast anche Laura Linney e Natascha McElhone.





                                                Ed Harris in una inquadratura del film Stepmon




Ex marito di una Susan Sarandon malata di cancro e nuovo compagno di una Julia Roberts che si prenderà cura dei suoi figli in Stepmon - Nemicheamiche (1998), film drammatico sul rapporto tra madre naturale e matrigna con tanto di morte per tumore che risolve più di una questione. Il regista Chris Columbus, un esperto di plot vincenti, gioca tutto sulla bravura delle due interpreti. Che sanno come cavarsela. Quando poi ci si può avvalere di uno dei più grandi attori non protagonisti di Hollywood (Ed Harris) il gioco è fatto.
Collabora ancora una volta per Agnieszka Holland ne The Third Miracle - Il terzo miracolo  (1999) con Anne Heche e Armin Mueller-Stahl. Dopo Stigmate di Rupert Waiwright, film gnostico contro la Chiesa, la Holland accantona ogni effetto speciale, rinuncia ad esorcismi ed a scene di possessione, per penetrare nel profondo dell'animo di un prete, interpretato da Harris) e restituirci il suo umano dramma interiore. Il film della Holland non manca di sollevare interrogativi inquietanti, inducendoci a riflettere sul concetto di santità e sul dogma della castità.





                                             Ed Harris in una inquadratura del film Pollock



Poi decide di passare lui stesso dietro la regia e dopo aver studiato pittura recita e dirige Pollock (2000), per il quale verrà candidato dall'Academy come miglior attore protagonista. L'artista alcolizzato che non riesce ad avere il giusto riconoscimento per la sua opera è già di per sé un cliché cinematografico perfetto. È indubbio però che ciò che ha raggiunto Ed Harris dirigendo e interpretando questo film è l'attenzione dello spettatore, e sicuramente molti di quelli che lo hanno visto hanno voluto saperne di più su Jackson Pollock, uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo. Marcia Gay Harden ha vinto il premio Oscar come migliore attrice non protagonista.





                                       Ed Harris in una inquadratura del film Enemy at the Gates
     


Dopo Enemy at the Gates - Il nemico alle porte (2000) di Jean-Jacques Annaud, nella Stalingrado stretta nella morsa nazista e ogni metro di terreno viene conteso armi in pugno. Il tiratore scelto Vassili Zaitsev (Jude Law) abbatte uno dopo l'altro i tedeschi. Il commissario politico Danilov (Joseph  Fiennes) fa di lui un potente mezzo di propaganda. È l'eroe sovietico per eccellenza che non sbaglia un colpo. Un maggiore tedesco, König (Ed Harris), decide di sfidarlo sul suo stesso terreno: la precisione nella mira. I due si inseguono a lungo fino a che il tiratore russo l'avrà vinta. Seguono nello stesso anno il film drammatico Walking the Dead di Keith Gordon con Billy Crudup, Jennifer Connelly e Hal Holbrook e il film TV The Prime Gig di Gregory Masher con Vince Vaughn, Julia Ormond, Stephen Tobolowsky e George Wendt.




                                      Ed Harris accanto a Russell Crowe in A Beautiful Mind



 Nel 2001 in A Beautiful Mind (2001) di Ron Howard, che lavora con abilità sulle allucinazioni del matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr e su Harris che interpreta un oscuro personaggio del governo, l'"eminenza grigia" William Parcher, che lo assolda per una missione top secret, con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Paul Bettany e Christopher Plummer.
E' nel cast del drammatico Buffalo Soldier di Gregor Jordan con Joaquin Phoenix, Scott Glenn e Anna Paquin e presta la voce nella versione originale a Henry Sturbuck vecchio nel film di Danny Glover Just a Dream (2002) ambientato negli Stati Uniti del 1960, Henry è un adolescente il cui sogno è quello di andare ad Hollywood e diventare una star del cinema e un giorno, nella cittadina rurale in cui abita il ragazzo arriva una troupe cinematografica che deve girare un film.





                                          L'espressione sofferente di Ed Harris in The Hours



Riceve l'ennesima nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista per The Hours (2002) diretto da Stephen Daldry dal libro di Michael Cunningham, emergentissimo autore americano già insignito di Pulizter. Storia di tre donne legate dal romanzo “Mrs Dalloway” scritto da Virginia Woolf e letto dalle altre due con risultati devastanti. Prima storia: della stessa Woolf (Nicole Kidman, deturpata per assomigliare all’originale), fine anni venti, Inghilterra, quando la scrittrice non riesce ormai più a controllare il suo mortale esaurimento (infatti si annegherà riempiendosi le tasche di sassi). La seconda è quella di Laura Brown (Julianne Moore) a Los Angeles 1949, che ha, fra le altre angosce, un marito dolciastro e convenzionale che le fa odiare la vita e il figlio: li abbandonerà per trovare se stessa. Infine ecco Clarissa Vaughan (Meryl Streep), editor newyorkese ai giorni nostri, che sostiene un poeta morente di AIDS (che poi è il figlio abbandonato da Laura). Tutte le donne sono rigorosamente lesbiche e gli uomini rigorosamente gay. Nel cast anche Jeff Daniels, Miranda Richarsson e John C. Reilly.





                                            Ed Harris in una scena del film The Human Stain


 

Poi affiancherà ancora una volta la Kidman e Hopkins ne The Human Stain - La macchia umana (2003) diretto da Robert Benton, e con Gary Sinise e Abbe Lane. Un film, quindi, che riflette sui temi dell'intolleranza, ma anche sul problema dell'identità e sull'indipendenza, la brutalità della società contemporanea, sul pregiudizio. Tutto questo attraverso la storia del protagonista che porta all'estremo l'ideale del self-made americano ( e che riguarda, ormai, l'ideale dell'Occidente in generale) con un chiaro riferimento all'impianto della tragedia greca classica caratterizzata dalla lotta dell'individuo nei confronti della comunità in cui vive per la propria libertà di essere ciò che vuole essere e del prezzo che questa lotta comporta.
Un preciso e duro attacco alla "correttezza" politica e all'ipocrisia americana.
E' nel cast del drammatico Mi chiamo Radio (2003) di Michael Tollin con Cuba Gooding jr e nella commedia Masked and Anonymous (2003) di Larry Charles con Bob Dylan, Jeff Bridges, Penelope Cruz, John Goodman, Jessica Lange, Luke Wilson, Angela Bassett, Steven Bauer, Val Kilmer, Chris Penn, Mickey Rourke e Christian Slater.




                    Ed Harris accanto a Paul Newman in una scena della miniserie TV Empire Falls



Nel 2005 interpreta Empire Falls - Le cascate del cuore, miniserie TV, dicvisa in due parti e diretta da Fred Schepisi, adattamento televisivo del romanzo premio Pulitzer di Richard Russo "Il declino dell'impero Whiting" con Philip Seymour Hoffman, Helen Hunt, Paul Newman, Robin Whright Penn, Aidan Quinn, Joanne Woodward, DEnnis Farina, William Fichtner e Theresa Russell ed è nel cast della commedia di Adam Rapp Winter Passing con Zooey Deschanel e Will Ferrell.





                                Ed Harris è con Viggo Mortensen in una scena de A History of Violence



Emerge però nel film di David Cronenberg A History of Violence (2005), dove, grande come sempre, darà del filo da torcere, per istrionismo, a Viggo Mortensen e William Hurt.Tratto da un fumetto di John Wagner il film di Cronenberg torna sui territori cari al regista: l'identità, la possibile schizofrenia, il rapporto tra realtà e apparenza. Anche lo stile narrativo gioca su questi elementi, tanto che il film potrebbe essere oggetto di una doppia recensione. Se lo si prende per come appare si tratta di un thriller molto stereotipato con buone dosi di esagerazione narrativa e di umorismo spesso involontario. Se invece lo si legge a partire dalla prima inquadratura che sembra un quadro di Hopper allora le cose cambiano. Si pensa al Cronenberg raffinato intellettuale che opera una rilettura sui generi per svelarne la fragilità e l'ambiguità.





                                         Ed Harris nei panni di Copying Beethowen



In Copying Beetowen - Io e Beethowen (2006), firmato dalla polacca Agnieszka Holland, che già si era dedicata a tracciare biografie di artisti eccellenti come quelle di Rimbaud e Verlaine in Poeti dall'inferno, parla degli ultimi anni della vita di Beethoven, fino alla sua solitaria e prematura morte avvenuta nel 1827. Un film artificioso e spesso artefatto in cui, per trasportare su grande schermo la maestosità della musica beethoveniana, si è scelto un registro stilistico altrettanto pomposo e sovrabbondante, a discapito di una semplicità e di una naturalezza che forse avrebbero potuto regalare alla pellicola una maggior spontaneità. Con una fotografia pastosa e eccessivamente satura, con colori che sempre virano verso un bianco azzurro quasi surreale e impressionista, la pellicola non riesce ad emozionare e a coinvolgere, salvo quando la musica di per sé, nella sua magnificenza d’essenza, riesce a fare da sola tutto il lavoro. Uno sguardo palesemente compiaciuto ma mai partecipato, un linguaggio calligrafico e bizantino rendono il film sì un omaggio alla genialità di Beethoven, ma in maniera spesso sterile e quasi superficiale. Ed Harris, irriconoscibile senza occhiali e con capelli lunghi, interpreta il grande compositore stando quasi sempre sopra le righe e Diane Kruger nel ruolo della discepola adulante.





                                    Ed Harris con John Ashton e Amy Ryan in Gone, Baby, Gone



E' poi nel cast de Two Tickets to Paradise (2006) scritto, diretto e interpretato da D.B. Sweeney con John C. McGiuley e Paul Hipp.
Poi reciterà nel film di Ben Affleck Gone, Baby, Gone  (2007) di Ben Affleck, che al suo debutto dietro la macchina da presa fa subito centro con un film di genere che va oltre il genere per affrontare delicati temi legati al rapporto tra adulti e bambini. L'unica pecca del film è il titolo che, somigliando a quello di una canzone che potrebbe essere dei Bee Gees così come dei Platters, rischia di avere un contenuto diverso da quello che invece possiede. D'altronde si tratta del titolo originale di un romanzo scritto da Dennis Lehane che è colui che ha scritto "Mystic River". Onore a Ben Affleck che si è per di più assunto l'onere di offrire un ruolo importante al meno noto fratello Casey affiancandogli dei comprimari come Morgan Freeman,
ichelle Monaghan, Amy Ryan, John Ashton ed Ed Harris che possono mettere in difficoltà anche attori molto più rodati di lui.





                                  Ed Harris e Samuel L. Jackson in una inquadratura de Cleaner



Recita accanto a Samuel L. Jackson nel thriller Cleaner (2007) di Renny Harlin film che evade da tutti i cliché dei thriller metropolitani dell’era contemporanea, e ha dalla sua la presenza nel cast di nomi oltre al già citato Jackson e ad Harris, Eva Mendes, Luis Guzman e Robert Forster, ed è questa una delle principali ragioni che ci spingono a chiederci per quale motivo questo interessante mistery-movie non sia uscito nelle nostre sale.





                                                               La locandina del film



Nello stesso anno lo vediamo nel blockbuster National Treasure: Book of Secrets - Il mistero delle pagine perdute di Jon Turteltaub, sequel del primo National Treasure - Il mistero dei Templari del 2004 di grande appeal, con una trama un po' strampalata ma autoironico, capace di raggiungere l'obiettivo di intrattenere con due di avventure vecchio stile. Nel cast oltre ad Harris figurano Nicolas Cage, john Voight, Harvey Keitel e Diane Kruger. Nel 2008 torna alla regia e contemporaneamente al ruolo da protagonista nella rivisitazione del genere western Appaloosa (2008) con Viggo Mortensen, Renée Zellweger, Jeremy Irons e Lance Henriksen.Ispirato dal romanzo omonimo di Robert B. Parker, Appaloosa è l'avventura di due eroi che proteggono la comunità dai fuorilegge e dalle pulsioni disgregatrici che sorgono al suo interno.Ed Harris, rughe autentiche e anima romantica, infarcisce Appaloosa di rinvii sotterranei, metafilmici o espliciti del western-spaghetti, sia pure filtrati attraverso Eastwood, Costner e Walter Hill. Seminando omaggi ai registi che ama, Sergio Leone in primis, il regista tiene strette le redini e gioca con la scala dei campi e dei piani: dai campi lunghissimi al campo medio, dalla figura intera al primo piano, richiamando l'attenzione dello spettatore sul mondo fisico intorno ai personaggi o concentrandolo sulla psiche del personaggio evocato nel quadro. Cole e Hitch, sistemati “di quinta” a chiudere un lato dell'inquadratura e a permettere al nostro sguardo di scivolare in profondità verso la magnificenza degli spazi selvaggi, sono cavalieri solitari che entrano in città, la pacificano, la educano alla legalità e poi l'abbandonano.
E' nel cast del film drammatico e parzialmente autobiografico Touching Home (2008) di Logan Miller.





                    Ed Harris accanto a Saoirse Ronan in una inquadratura del film The Way Back 



Interpreta un padre criminale nel drammatico Once Fallen (2010) di Ash Adams con Brian Presley, Amy Madigan, Peter Weller e Taraji P. Henson.
The Way Back (2010) di Peter Weir con Colin Farrell, Jim Sturgess, Mark Strong, Saoirse Ronan e Gustaf Skarsgård. Basato sul romanzo The Long Walk di Slavomir Rawicz, il film racconta della fuga da un campo di lavoro (gulag) siberiano nel 1940. Sette coraggiosi prigionieri internazionali scoprono il vero significato dell'amicizia mentre la loro avventura li conduce attraverso migliaia di chilometri di terreno ostile, diretti verso l'India e la loro libertà.
Sono terminate le riprese del dramma familiare That's What I Am diretto da Michael Pavone con la coppia anche nella vita Ed Harris e Amy Madigan, Randy Orton e Chase Ellison. Ed Harris interpreterà un insegnante d'inglese che lotta per l'inserimento di un bambino disadattato nella sua scuola, e del film What's Wrong With Virginia di Dustin Lance Black con Ed Harris, che ha rilevato Liam Neeson, nel ruolo dello sceriffo Dick Tipton accanto a Jennifer Connelly, Emma Roberts e Amy Madigan.





                               Ed Harris e Sam Worthington in una scena del film Man on a Ledge



Inizieranno in aprile le riprese del cupo thriller a sfondo religioso Salvation Boulevard di George Ratliff con un cast composto oltre cha da Ed Harris anche da Jennifer Connelly, Marisa Tomei, Pierce Brosnan, Greg Kinnear e Isabelle Fuhrman. Pellicola indipendente ispirata all'omonimo best seller di Larry Beinhart.
E' in progetto la realizzazione entro quest'anno del thriller The Gift Horse di Mark David con la partecipazione accanto a Ed Harris di Hillary Duff, John Goodman e David Zayas.
Sarà in produzione per il 2012 il film Man on a Ledge che tratta di un ex poliziotto diventato un truffatore che minaccia di uccidersi saltando dal tetto di un hotel di Manhattan. Il NYPD invia una psicologa della polizia (Elizabeth Banks) a parlare con lui. Tuttavia, all'insaputa della polizia giunta sul posto, il tentativo di suicidio è una copertura per il furto – mai effettuato - del più grande diamante del mondo.
La sceneggiatura di Man On a Ledge è stata scritta da Ericj e Jon Hoeber (Red). Si tratta dell'opera prima del documentarista Asger Leth. Nel cast oltre a Ed Harris sono inoltre presenti Sam Worthington, Jamie Bell, ed Anthony Mackie. Le riprese del film si terranno a New York.





                                                 Ed Harris in una scena del film The Firm



Un attore umano, che va contro il luogo comune che più nomination si hanno, più alto è il numero di arie che un interprete si dà. Assolutamente discreto sulla sua vita privata, riesce a essere convincente sia nella parte dei buoni che nella parte dei cattivi. Potrebbe fare anche la parte del Diavolo che potrebbe essere perfetto proprio perché è professionalmente impeccabile.
Ed Harris ha sempre dimostrato grandi doti di versatilità, che gli hanno permesso di interpretare i ruoli più diversi, sia sotto il profilo del singolo personaggio che della pellicola, a volte blockbuster, a volte indipendente. Le esperienze in teatro gli hanno anche conferito quella sensibilità che ne ha fatto un regista attento e particolare, che si è fatto notare soprattutto per quanto riguarda il suo ultimo progetto, nel quale riesce a svecchiare un genere ormai quasi del tutto messo da parte come il western.





                                 Ed Harris in una inquadratura del film The Truman Show



Attore statunitense. Con la sua faccia da «uomo qualunque» pronto di volta in volta ad assumere le caratteristiche salienti del buono o del cattivo, a fondamentale supporto o antagonismo dell’eroe protagonista, raccoglie l’eredità dei grandi caratteristi di scuola hollywoodiana. Lo scopre G.A. Romero che lo dirige nell’horror-fumettistico Creepshow (1982). Seguono parecchi altri ruoli sempre efficaci, da Jacknife (1988) di D. Jones, al fianco di un Robert De Niro  reduce dal Vietnam, all’astronauta di Apollo 13 (1995) di R. Howard, al cinico regista di The Truman Show (1998) di P. Weir. Nel 2001 veste i panni del cecchino nazista in Il nemico alle porte di J.-J. Annaud, nel 2001 quelli dell’agente segreto in A Beautiful Mind di R. Howard e nel 2003 è l’ex marito di N. Kidman, reduce dal Vietnam, in La macchia umana di R. Benton dal romanzo di P. Roth.





                                        Ed Harris e Viggo Mortensen in una scena de Appaloosa


 È un attore che ha vinto numerosi premi e che ha avuto successo anche per il suo lavoro dietro la macchina da presa. Candidato quattro volte agli Academy Award, l’ultima nel 2002 come miglior attore non protagonista per la sua performance nel film drammatico di Stephen Daldry The Hours, che gli ha portato candidature ai Golden Globe, ai BAFTA e agli Screen Actor Guild (SAG) Award nella stessa categoria. Nel 2001, ha ricevuto una candidatura come miglior attore per il suo ritratto dell’artista Jackson Pollock in Pollock, che ha segnato anche il suo esordio nella regia. La coprotagonista del film, Marcia Gay Harden, ha vinto un Oscar come miglior attrice non protagonista. Harris aveva già ricevuto candidature agli Academy Award come miglior attore non protagonista per Apollo 13 di Ron Howard, che gli ha portato anche una candidatura ai Golden Globe e un SAG Award, e per The Truman Shows di Peter Weir, che gli ha fatto vincere un Golden Globe e un National Board of Review Award, oltre a una candidatura ai BAFTA. Nel 2007 Harris ha interpretato con Nicolas Cage il thriller di grande successo Il mistero dei Templari 2 ed è stato nel cast di Gone Baby Gone, l’esordio nella regia dello sceneggiatore/attore Ben Affleck, tratto dal romanzo di Dennis Lehane. Tra i film più recenti di Harris il lavoro di Agnieszka Holland Copyng Beethoven  e il film drammatico di David Cronenberg A History of Violence, che gli ha fatto vincere il National Society of Film Critics Award come miglior attore non protagonista.





                                                    La locandina del film Gone Baby Gone



Nel 2005, Harris ha interpretato con Paul Newman e Joanne Woodward la famosa miniserie di HBO Empire Falls, diretta da Fred Schepisi, che gli ha portato candidature agli Emmy, ai Golden Globe e ai SAG Award come miglior attore per il suo lavoro nel progetto, tratto dal romanzo premio Pulitzer di Richard Russo. Tra i suoi tanti film ricordiamo Winter Passing; Radio; il premio Oscar come miglior film A Beautiful Mind di Ron Howard; Buffalo Soldiers; Nemiche amiche; Il socio di Sydney Pollack; Stato di grazia di Phil Joanou; The Third Miracle e Un prete da uccidere di Agnieszka Holland; Alamo Bay di Louis Malle; Sweet Dreams di Karel Reisz; La macchia umana e Le stagioni del cuore di Robert Benton; e Uomini veri di Philip Kaufman. In televisione Harris è apparso in progetti come The Last Innocent Man, Running Mates, Paris Trout, e Riders of the Purple Sage, che ha portato a lui e alla moglie, Amy Madigan, come produttori esecutivi e protagonisti, il Western Heritage Wrangler Award for Outstanding Television Feature Film. Preparatissimo attore teatrale, Harris ha esordito sulla scena di New York con Fool for Love di Sam Shepard, che nel 1984 gli ha fatto vincere un Obie Award. Nel 1986, per la sua performance in Precious Sons di George Furth, Harris ha vinto un Drama Desk Award. Ricordiamo ancora Taking Sides di Ronald Harwood a Broadway, Prairie Avenue, Scar, A Streetcar Named Desire, The Grapes of Wrath, Sweet Bird of Youth, e Simpatico, che gli ha portato il Lucille Lortel Award. Nel 2006 Harris è tornato sulla scena di New York per interpretare Wrecks di Neil LaBute al Joseph Papp Public Theater, lavoro ripreso poi da Harris all’Everyman Palace Theatre in Irlanda.










tratto da Mymovies, IMDb, Wikipedia e Movieplayer








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