martedì 19 ottobre 2010

Gérard Depardieu le physique du role

Gérard Xavier Marcel Depardieu (Chateauroux, 27 dicembre 1948) m 1,80 è un attore, produttore cinematografico e imprenditore francese.
A dispetto del suo viso insolente e del suo fisico massiccio (o forse proprio grazie a questi) Gerard Depardieu si è guadagnato un posto di prim'ordine nell'olimpo dei grandi attori della storia del cinema: di sicuro è uno dei più importanti e riconosciuti tra gli attori europei. Gerard Depardieu è nato a Chateauroux nella Francia centrale il 27 dicembre del 1948. Figlio di un fabbro piuttosto squattrinato, la sua infanzia è caratterizzata da una profonda povertà: a dodici anni lascia la scuola e inizia a girare per l'Europa con dei mezzi di fortuna e tutt'altro che legali. Ed è verosimile credere che la sua vita sarebbe proseguita su quella falsariga se non fosse stato per un suo amico che stava frequentando la Scuola d'arte drammatica di Parigi. Depardieu rimase affascinato da quell'ambiente e riuscì così a entrare nel Theatre National Populaire, dove studiò recitazione al fianco di altre due future star, Patrick Dewaere e Miou-Miou. Nel 1965 Depardieu debutta in una breve pellicola francese, Le Beatnik et le Minet e inizia ad apparire regolarmente anche in diversi spettacoli televisivi.
Prosegue barcamenandosi fra varie scuole fino a quando Bertrand Blier gli cuce letteralmente addosso il ruolo di un criminale dal cuore tenero ne I santissimi,  ruolo che doveva avere più di un'implicazione autobiografica per il giovane attore. In precedenza era comparso in Un po' di sole nell'acqua gelida diretto dal maestro del poliziesco francese Jacques Deray, in Due contro la città di Josè Giovanni e in Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre diretto da Claude Sautet.
E così finisce che anche gli autori, quelli con la A maiuscola iniziano a interessarsi a lui. Nel 1974 sarà la volta di uno dei maestri della Nouvelle Vague, Alain Resnais che lo dirigerà in una piccola parte in Stavinski il grande truffatore al fianco di Jean Paul Belmondo. Nel 1976 Barbet Schroeder lo dirige nel dramma sadomaso Maitresse ma saranno due registi italiani a portarlo nello stesso anno definitivamente sotto i riflettori delle luci della ribalta. Marco Ferreri lo dirigerà al fianco di una splendida Ornelli Muti ne L'ultima donna, un dramma potentissimo in cui il personaggio interpretato da Depardieu, un ingegnere disoccupato, finirà per ammettere la sua sconfitta evirandosi con un coltello elettrico.







Bernardo Bertolucci  lo sceglie per interpretare la parte di Olmo nel suo ambizioso affresco Novecento atto I e atto II affiancandogli attori del calibro di .Robert De Niro, Donald Sutherland, Burt Lancaster, Dominique Sanda e Sterling Hayden. E Depardieu non sfigura affatto, anzi, finisce per uscirne come il vero vincitore del progetto. Un progetto fin troppo ambizioso che si propone di narrare tutta la storia dell'Italia contadina scegliendo i due diversi punti di vista di un figlio di ricchi proprietari terrieri e del figlio di una povera contadina vedova. Un affresco in cui non manca nulla: la Grande Guerra, il fascismo, la lotta partigiana, la Liberazione ma che non riesce ad amalgamare del tutto la caoticità della materia trattata. Resta un grande film di attori e la prova di Depardieu è impressionante: ha la faccia giusta per il ruolo, soprattutto, ha il fisico giusto, massiccio, pesante, quasi ingombrante, per interpretare il contadino in bilico fra la fierezza dell'appartenenza alla terra e la fascinazione per quel mondo fatto di lusso e piacere che riesce sempre e solo a sfiorare.








Dopo aver recitato al fianco di Michel Piccoli nella commedia Tre simpatiche carogne... e vissero insieme felici, imbrogliando e truffando, interpreta il ruolo di Raoul in Preparate i fazzoletti di Bertrand Blier, grande successo di pubblico e Oscar come miglior film straniero nel 1978. Claude Miller lo dirige lo stesso anno in un thriller tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, Gli aquiloni muoiono in cielo, riuscito omaggio al cinema di Hitchcock in cui Depardieu offre una grande prova d'attore. Si mantiene sempre in contatto coi registi italiani: dopo aver lavorato nuovamente con Ferreri (Ciao maschio) e con Comencini (L'ingorgo - Una storia impossibile) è Mario Monicelli  nel 1979 a coglierne le possibilità comiche sfruttando al meglio la sua presenza fisica in Temporale Rosy.






Dopo una bella prova in Loulou di Maurice Pialat nel 1980 viene diretto per la prima volta da François Truffaut ne L'ultimo metrò. Una pellicola indimenticabile, in perfetto equilibrio fra sentimenti e coscienza storica con un'indimenticabile Catherine Deneuve. Per Depardieu è un successo: vince il Cesar come migliore attore nel 1981 e viene unanimemente elogiato sia dalla critica che dal pubblico. Versatile, ironico, divertente: ha un viso che non si dimentica, squadrato e importante, con un naso pronunciato e due occhi chiari e vivaci. Alain Resnais lo dirige nuovamente in Mon oncle d'Amerique ma sarà ancora Truffaut il regista capace di trarre il meglio da Depardieu con La signora della porta accanto. Due ex amanti si ritrovano per puro caso vicini di casa e la loro tumultuosa relazione ricomincia: Gerard Depardieu è affiancato da Fanny Ardant e insieme formano una coppia appassionata e delicata contribuendo al grande successo del film.






Nel 1982 è il protagonista de Il ritorno di Martin Guerre di Daniel Vigne, ricostruzione raffinata della Francia della metà del Cinquecento in cui Depardieu fornisce una delle sue migliori interpretazioni di sempre. Prosegue al ritmo di almeno due pellicole ogni anno e così mette in scena un grandioso Danton nel dramma di Andrej Waida. Sia per Il ritorno di Martin Guerre che per Danton vince il National Society of Film Critics Awards come miglior attore. Diretto da Maurice Pialat in Police vince invece nel 1985 la coppa Volpi come miglior attore a Venezia.







Nel 1987 interpreta un sacerdote in lotta contro il diavolo in Sotto il segno di Satana di Maurice Pialat, una pellicola laica e cruda che capovolge il punto di vista cattolico del romanzo da cui è tratta. Il film vincerà la Palma d'oro a Cannes ma Depardieu, col regista e il resto del cast, vennero aspramente contestati. Nel 1990 esordisce a Hollywood diretto da Peter Weir in Green Card-Matrimonio di convenienza, film tutt'altro che memorabile ma in cui Depardieu riesce comunque a dare prova del suo magnetismo e del suo talento aggiudicandosi un golden Globe. Sempre nello stesso anno interpreta uno straordinario Cyrano de Bergerac diretto da Jean-Paul Rappeneau: resterà una delle interpretazioni migliori della sua carriera. Vinse un altro Cesar, il premio a Cannes come miglior attore e si aggiudicò anche la nomination all'Oscar. Hollywood lo richiama nel 1992 per interpretare Cristoforo Colombo in 1492 - La scoperta del Paradiso di Ridley Scott, film non del tutto riuscito ma in cui comunque Depardieu non sfigura, anzi. Tornerà negli anni successivi in altre pellicole a stelle e strisce: La maschera di ferro, La carica dei 102 e City of Ghosts.






Nel 1996 viene insignito con la Legione d'onore e nel 1997 il Festival del cinema di Venezia gli assegna il Leone d'Oro alla carriera per il suo contributo al mondo del cinema. Dotato di una grande capacità mimica e altrettanta forza espressiva ha ormai superato la soglia degli centocinquanta tra film per il cinema e per la televisione. In una carriera così densa spesso è stato coinvolto in progetti scadenti così che a volte è salito alla ribalta più per le sue vicende personali che per la qualità dei suoi film. Nel 1990 gli ritirano la patente per un lungo periodo per guida in stato d'ebbrezza. Dopo un infarto e un'operazione a cuore aperto in cui gli è stato effettuato un quintuplo bypass nel 2000 ha provato a uscire dalla dipendenza dall'alcool. In passato le sue sbronze lo portarono più volte a un passo dalla morte dato che fu coinvolto in due paurosi incidenti motociclistici in cui venne accertato che si era messo ala guida in pesante stato di ebrezza.







Coinvolto spesso in progetti televisivi, restano celebri le sue interpretazioni sia ne I miserabili che nel  Napoleone, tutte prove che finiscono per oscurare quelle di film ormai non più all'altezza della sua fama. Continua a essere attratto dai registi italiani e si concede così sia a Tornatore per Una pura formalità che a Mimmo Calopresti per La parola amore esiste. Non disdegna ovviamente anche i registi suoi connazionali e così a partire dal 2000 sarà François Vatel, maestro di cerimonie e cuoco provetto agli ordini di Re Luigi XIV in Vatel, un ex-criminale francese, diventato poliziotto nella Francia del primo Ottocento in Vidocq e, al fianco di Roberto Benigni, diventa Obelix in Asterix & Obelix contro Cesare (riprenderà i panni di questo buffo eroe dei fumetti anche successivamente in Asterix e Obelix: Missione Cleopatra e in Asterix alle Olimpiadi).







Tra il 2002 e il 2004 lo ritroviamo accanto a due prime donne del cinema come Sophia Loren (in Cuori Estranei) e Catherine Deneuve (ne I tempi che cambiano) e, a parte un'altra breve parentesi estera con Crime Spree, torna nell'amata Francia per rivivere il periodo dell'occupazione nazista in Bon voyage e soprattutto per 36 Quai des Orfèvres, un poliziesco di grande effetto premiato al "Noir in Festival" di Courmayeur.
Nonostante negli ultimi anni i suoi annunci relativi a un eventuale ritiro dalle scene si fanno sempre più frequenti e insistenti, Gerard non riesce a stare lontano dai set cinematografici. Dopo l'interpretazione di un cantante cinquantenne che non vuole invecchiare in Quand j'étais chanteur, lo ritroviamo nel remake al femminile de L'ultima vacanza, e, nel 2007, nel racconto cinematografico della vita di una leggenda della musica francese e internazionale Edith Piaf, dal titolo La vie en rose. Subito dopo ritorna al nostro cinema con L'abbuffata, storia di un gruppo di giovani di provincia che sognano il grande cinema.







Nel 2008 un terribile lutto lo colpisce: suo figlio, Guillaume Depardieu,  muore a soli 37 anni per una polmonite fulminante. Forse per superare il dolore, si butta ancora una volta nel lavoro, e, dopo il tentativo fallito di  Babylon A.D. (film di fantascienza di scarso livello), torna al successo con Nemico Pubblico N. 1 - L'istinto di morte, a storia del famoso gangster francese Jacques Mesrine,  interpretato da Vincent Cassel. E dopo il ruolo di un poliziotto che si trova a ricercare il suo migliore amico, diventato un trafficante di droga, in Diamond 13, accanto ad Asia Argento, diventa il commissario Bellamy, in un giallo che rende omaggio alle atmosfere di Simenon in chiave cinematografica.
Con all'attivo ben 112 film, l'instancabile Gerard Depardieu continua ad essere uno degli attori francesi più eclettici del cinema d'oltralpe e non solo. Riuscirà mai a fermarsi?








L'attore ha avuto quattro figli: Guillaume (1971-2008), Julie, Roxane e Jean, nato il 14 luglio 2006,  frutto della relazione con una donna cambogiana conosciuta nel 2002 sul set del film City of Ghosts, che è stato riconosciuto solo nel 2008. Nel 2005, termina la relazione di Depardieu con l'attrice Carole Bouquet, che durava dal 1997, e da allora l'attore convive con Clementine Igou, scrittrice franco-americana e responsabile marketing di un'azienda vinicola toscana.






Era il 1999 quando Gérard Depardieu interpretava per la prima volta il forzuto Obelix in Asterix & Obelix contro Cesare e tre anni dopo tornava a vestirne i panni in Asterix & Obelix: Missione Cleopatra. A distanza di quasi un decennio da quel primo adattamento cinematografico francese - che dice di assomigliare sempre di più al suo personaggio - è di nuovo Obelix nel kolossal  Asterix alle Olimpiadi,  incentrato sulla storia d'amore tra il giovane gallo Alafolix e la principessa greca Irina. Stavolta i due eroi della celeberrima serie a fumetti creata da René Goscinny e Albert Uderzo dovranno improvvisarsi atleti visto che la bella principessa ha promesso di sposare il vincitore delle olimpiadi. Una missione apparentemente impossibile per uno come  Depardieu, che afferma di praticare esclusivamente lo sport della forchetta, e anche per il suo simpatico personaggio, "dopato" di natura.







da Mymovies

Ridley Scott

Sir Ridley Scott (South Shields, 30 novembre 1937) è un regista e produttore cinematografico britannico.
Ridley Scott è talmente bravo nel suo lavoro di regista che ogni volta che sforna un film i risultati sono strepitosi. Chi non conosce Alien, Blade Runner, Thelma & Louise o Il gladiatore? È impossibile non saperli! Il suo è un cinema costituito da frammenti di inconfondibile stile che sono entrati di diritto e con merito nella lunga storia del cinema. È vero, l'andamento è stato talvolta incostante, ma il ritmo, le invenzioni e le riletture di questo grande cineasta, cullato negli anni Ottanta e padre del "director's cut" (ovvero della versione del regista generalmente destinata a home video e dvd), hanno letteralmente conquistato l'intera umanità, con un consenso generale di pubblico e critica che difficilmente si è mai visto per altri autori. Anche perché Scott ha dimostrato nei numerosi anni di carriera, di saper ben destreggiarsi coi più disparati generi cinematografici: dal peplum al noir, dalla fantascienza alle storie drammatiche, miscelandoli e imponendo il suo marchio di fabbrica.
Figlio di un impiegato, agnostico e fratello del regista Tony Scott, Ridley scopre il cinema a cinque anni, vedendo Il cigno nero di Henry King. La predisposizione per la pittura lo condurrà a Londra, dove frequenterà il West Hartlepool College of Art, disegnando per il magazine del college "ARK", e poi il Royal College of Art. Messo da parte il pennello, ipotizza un futuro come regista teatrale, ma poi opta per il cinema iscrivendosi alla Film School della Royal Art College of Art, lavorando nel frattempo per la BBC come disegnatore.






Nel 1965, gira in 16 mm Boy and Bicycle, un home video di 25 minuti che fa interpretare al fratello Tony e al padre. Finite le riprese e la prima fase di montaggio, lo presenta al British Film Institute che gli fa la possibilità di perfezionarlo e condurlo a termine. Nel 1964, si sposa con la giornalista Felicity Heywood dalla quale divorzia dopo la nascita di due figli (i registi di videoclip Jake e Luke Scott). Ci sarà poi un'altra unione nella sua vita, quella con la produttrice Sandy Watson che darà alla luce l'attrice Jordan Scott e durerà dieci anni, dal 1979 al 1989.
Terminati gli studi, lavora per tre anni alla BBC come scenografo, quindi come regista, occupandosi di alcune puntate del serial poliziesco Z-Cars, passando poi alla Indipendet Television per la serie The Informer. Nel primi anni Settanta, fonda con Ivor Powell (collaboratore agli effetti speciali per Stanley Kubrick) la Ridley Scott Associates, una società che in una decina d'anni è stata in grado di produrre 2000 spot pubblicitari. Da qui parte il suo eclettismo cinematografico. Qui nasce la sua vera formazione.






Prima di esordire nel 1977 con I duellanti, ambientato nell'epoca Napoleonica e recitato da Keith Carradine e Harvey Keitel, ha lavorato a tre progetti mai conclusi: un noir, un film sugli scontri fra cattolici e protestanti nell'Inghilterra del 1605 e un fantasy incentrato su Mago Merlino, prediligendo poi il filone cappa e spada che gli ha permesso di vincere un premio per la migliore opera prima al Festival di Cannes e un David di Donatello come miglior film straniero.






Ma si impone all'attenzione di critica e pubblico con uno dei capolavori del cinema, un film che unisce l'horror alla fantascienza e che ha avuto il merito di lanciare un nuovo filone, oltre che una nuova attrice (Sigourney Weaver). Alien, la storia di un gruppo di astronauti diventati la preda di un alieno parassita, è considerato una vera e propria opera d'arte, innovativa, capace visivamente di stupire e spaventare.






 Un film riuscito che spinge il regista a proseguire la sua opera di "fusione di generi", mischiando nel 1982 il noir con la fantascienza e portando a compimento una delle pellicole più belle della storia del cinema: Blade Runner con Harrison Ford e Rutger Hauer e tratta un romanzo di Philip K. Dick.Filosofico, esistenzialista e allo stesso tempo intrigante, il film è accolto inizialmente male dalla critica e dal pubblico, ma successivamente verrà rivalutato con grandi elogi.






Nel 1985, si cimenta con il fantasy realizzando il flop Legend con Tom Cruise, che però spinge Enya a dedicargli una canzone "Aldebaran". Segue il giallo Chi protegge il testimone (1987), con uno degli attori preferiti da Ridley Scott: Tom Berenger. La pellicola passa inosservata e, dopo un anno di pausa, si ripresenta con un altro poliziesco: Black Rain: Pioggia sporca (1989) con la coppia Michael Douglas-Andy Garcia, che ha invece un ottimo successo di pubblico. Con l'arrivo degli anni Novanta, lavora alla trasposizione cinematografica del romanzo di Richard Matheson "Io sono leggenda", ma il progetto non sarà mai terminato.






Fondatore con il fratello Tony degli Shepperton Studios, nel 1991 produce e realizza un altro piccolo gioiello del cinema, Thelma & Louise, con cui si aggiudica ben cinque nomination all'Oscar (fra cui quella per la miglior regia), vincendo invece quella per la miglior sceneggiatura. La storia delle fuggitive, interpretate da  Geena Davis e Susan Sarandon, che si immolano per un ideale femminile, volando con la loro auto nel Gran Canyon, lascia al mondo intero l'amaro in bocca.





Comincia qui, un periodo di calo nella qualità: 1492 - La conquista del Paradiso (1992) con Sigourney Weaver e Gérard Depardieu, Albatross - Oltre la tempesta (1994) con Jeff Bridges e John Savage e Soldato Jane (1997) con Demi Moore, Anne Bancroft e Viggo Mortensen, sono bei film, ma che non hanno la stessa intensità dei precedenti. Anche le sue scelte come produttore fanno fiasco e cancellato il progetto di dirigere la pellicola Hot Zone (con Robert Redford e Jodie Foster) che doveva raccontare la scoperta del virus ebola, si rifà splendidamente firmando la pellicola premio Oscar Il gladiatore (2000) con Russel Crowe, seguito poi dal più oscuro Hannibal (2001) con Antony Hopkins, Ray Liotta e Giancarlo Giannini, Il genio della truffa (2003) con Nicolas Cage e dal bellico Black Hawk Down con Tom Sizemore, Ewan McGregor e Sam Shepard, altra nomination all'Oscar come miglior regista.






Compagno dell'attrice e presentatrice costaricana, Giannina Facio (in Italia famosissima per la trasmissione "Emilio" su Italia 1), che diventa la sua attrice feticcio a partire dal 2000, Ridley Scott viene nominato "sir" dalla Regina d'Inghilterra nel 2003 e, due anni più tardi, firma Le crociate con Orlando Bloom, Eva Green e Liam Neeson.Un buon successo, anche se non graffiante. La sua filmografia continua con il segmento Jordan nel film corale All the Invisible Children (2005), la commedia Un'ottima annata (2006) con  Russel Crowe (che aveva già diretto in Il gladiatore) e il gangsteristico American Gangster (2007) con Denzel Washington, Russel Crowe e Jos Brolin. Di nuovo prosegue la sua collaborazione con Crowe nel 2008 con Nessuna verità, che vede la presenza anche di Leonardo Di Caprio, e nella nuova versione di Robin Hood (2010). Il bello delle pellicole di Ridley Scott sta tutto negli scontri finali che decretano chi è il vero vincitore della storia e chi invece il perdente. Una lotta che nelle sue pellicole è continua e serrata, a partire dalla bella Ripley contro l'alieno, da Thelma e Louise contro una società maschilista e da Harrison Ford contro gli androidi. Un combattimento che è insita nell'umana esistenza come condizione dell'uomo e che aumenta continuamente, capolavoro dopo capolavoro. Per Ridley, siamo tutti guerrieri, insomma.








In questi giorni il THR riporta che il produttore Ridley Scott e il regista Kevin Macdonald assieme a YouTube produrranno La Vita in un Giorno, un documentario girato in un solo giorno girato dagli utenti di YouTube provvisti di una telecamera. Si tratta di un esperimento globale storico per creare il primo lungometraggio al mondo generato dagli utenti.
Il 24 luglio, tutti gli utenti hanno avuto 24 ore di tempo per immortalare uno spaccato della propria vita con la videocamera. I filmati più avvincenti e particolari verranno montati in un film documentario sperimentale prodotto da Ridley Scott e diretto da Kevin Mcdonald.
Mcdonald ha spiegato in un'intervista il suo obiettivo: "Il mio obiettivo è realizzare un film che rappresenti un'istantanea della vostra vista sulla Terra in un periodo di 24 ore. Dovrò trovare dei punti di collegamento tra i vostri video. Tali connessioni potrebbero essere tematiche (paure per il futuro, l'amore per un bimbo) o temporali (l'ora della colazione, il percorso per andare al lavoro, un'alba a Rio, a Londra e in Namibia). Sostanzialmente si tratta di un esperimento unico nel suo genere nel campo del cinema collaborativo, una sorta di capsula del tempo che racconterà per sempre alle generazioni future com'era la vita il 24 luglio 2010".
Il film verrà presentato alla prossima edizione del Sundance Film Festival, alla quale parteciperanno  Mcdonald, Scott e 20 utenti. Rick Smolan della Scott Free ha aggiunto che per rendere il progetto globale hanno distribuito delle telecamere alle persone che si trovano in regioni remote del mondo per assicurare che il film sia il più rappresentativo dell'intero mondo.






tratto da Mymovie






lunedì 18 ottobre 2010

Elvis Presley Il Re del Rock and Roll




Elvis Aaron Presley (Tupelo, 8 gennaio 1935 - Memphis, 16 agosto 1977) m 1,82 è stato un cantante, chitarrista e attore statunitense.
È stato uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, fonte di ispirazione per musicisti e cantanti di rock'n'roll e rockabilly, tanto da meritarsi il soprannome de Il Re del Rock and Roll o semplicemente The King (Il Re in lingua inglese.
La sua presenza scenica ha avuto un impatto senza precedenti sulla cultura americana e mondiale e i suoi caratteristici movimenti di bacino gli guadagnarono l'altro importante soprannome: "The Pelvis". Stimato da fans, critici e da molte altre personalità dello star system del suo tempo - da Marilyn Monroe ai Beatles - ha saputo andare oltre l'arte musicale finendo per diventare una vera e propria icona della cultura pop del XX secolo. Pur essendo passato più di un trentennio dalla morte, il suo mito e la sua leggenda non sono minimamente scalfiti.
Eccetto cinque concerti tenuti in Canada, non si esibì mai fuori dagli Stati Uniti.
Nel corso della sua carriera Elvis Presley ha visto le sue canzoni approdare più volte ai vertici della Top Chart della rivista Billboard, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense. Sul mercato britannico, il cantante di Tupelo piazzò ventuno singoli in vetta alle classifiche di vendita, con ottanta settimane di permanenza al primo posto. I suoi dischi a 45 giri rimasero in classifica 1.277 settimane, mentre i long playing con le sue canzoni stazionarono nella Top 10 dal novembre 1958 al luglio 1964.







"Se trovassi un bianco che canta con l'anima di un nero diventerei miliardario" questo quello che diceva Sam Phillips pochi mesi prima di scoprire il re del rock and roll. Elvis nacque l'8 gennaio del 1935 a Tupelo (Memphis), Mississippi, sopravvissuto al gemello, che morì appena nato.
Il padre, di origini scozzesi, non aveva un lavoro fisso e la madre aggiustava come poteva i conti domestici, facendo piccoli lavori serali. Abitavano in una modestissima casa appena fuori Tupelo, vicino al quartiere della gente di colore, in un bilocale con il bagno fuori.
Assidui frequentatori della Chiesa Evangelica delle Assembly of God, fu proprio lì che Elvis ebbe il primo contatto con la musica. Per il suo ottavo compleanno, Elvis scelse una chitarra e imparò i primi accordi osservando uno zio di sua madre che suonava durante le riunioni di famiglia.






Dal momento che Vernon non riusciva a trovare un lavoro a Tupelo, i Presley decisero di partire alla volta di  Memphis, Tennessee, che in quegli anni era in pieno sviluppo. Elvis ormai era adolescente, ma nella nuova città non riusciva a farsi troppe amicizie. Il suo carattere era schivo e timido ed era terribilmente attaccato ai genitori, soprattutto alla madre. Il suo look, oltretutto, non lo rendeva affatto popolare tra i compagni di scuola: mentre gli altri ragazzi avevano pettinature in stile militare e t-shirt, Elvis portava i capelli con un ciuffo lungo e con le basette e vestiva con colori sgargianti acquistando i suoi capi d'abbigliamento a Beale Street, nel cuore di Memphis, dove la gente di colore aveva il suo centro e dove, proprio per questo, poteva trovare ciò che cercava a buon mercato.
Elvis, contrariamente alla maggioranza della popolazione del sud degli Stati Uniti d'America non faceva distinzioni di razza e, indifferentemente, frequentava ambienti sia della comunità bianca che di colore. Da qui il suo approccio disinvolto anche con la musica.







Negli anni cinquanta le stazioni radio statunitensi erano nettamente divise tra quelle che trasmettevano esclusivamente musica bianca e quelle di musica nera; Elvis ascoltava indistintamente canzoni di B.B. King o Howlin' Wolf.
Per aiutare economicamente la famiglia, Elvis decise di fare il camionista per la Crown Electric di Memphis. Un giorno passando sulla Union Street vide che alla Sun Records di Sam Phillips chiunque, pagando un dollaro, poteva registrare un disco da portarsi a casa.
Elvis decise di fare un regalo alla madre per il compleanno e decise di registrarle un disco, una vecchia ballata che aveva sentito per radio fin dai tempi di Tupelo, My Happiness. Sam Phillips, ascoltato il ragazzo, convocò immediatamente due session men che già avevano lavorato nel suo studio in passato, il contrabbassista Bill Black e il chitarrista Scotty Moore. In una notte di luglio del 1954, dopo aver provato per ore senza aver trovato niente di buono o di originale, Elvis vinse la sua timidezza e disse agli altri due: «La conoscete questa?», ed iniziò a suonare un vecchio pezzo country di Arthur Crudup, intitolato That's All Right Mama con un ritmo frenetico; Sam Phillips uscì dalla regia e li fermò dicendo ad Elvis: «no, non la conosco ma io di questo ne faccio un disco!».








I primi dischi che Elvis fece per la Sun entrarono nella storia del rock: That's All Right (Mama), Blue Moon of Kentucky, Good Rockin' Tonight, Baby Let's Play House, titoli che catapultarono il giovane Elvis tra le stelle della musica del sud degli Stati Uniti.
La musica proposta da Elvis era così nuova che gli ascoltatori telefonavano ai DJ delle radio per chiedere chi fosse quel nero che cantava canzoni country, oppure chi fosse quel bianco che cantava pezzi blues.  Inoltre Elvis era l'unico artista che appariva sia nelle classifiche di vendita di rhythm and blues, che in quelle di country.
Nel 1955 il contratto di Elvis venne venduto da Sam Phillips, che con la sua piccola etichetta non poteva far fronte all'incredibile ascesa della sua giovane scoperta, alla RCA per l'allora cifra record di 35.000 dollari. Il manager di Elvis era il Colonello Tom Parker e lo sarebbe rimasto fino alla morte del cantante.
Parker, intuite le potenzialità del suo assistito, fece esibire Elvis alla televisione nazionale, facendolo entrare in tutte le case d'America. L'opinione pubblica si scandalizzò sia della musica che delle movenze selvagge che Presley portò in TV, ma le canzoni Heartbreak Hotel, Jailhouse Rock (che come singolo per ora ha venduto più di 9 milioni di copie), Hound Dog (13 milioni di copie), Love Me Tender (5 milioni di copie), All Shook Up (7 milioni di copie) divennero successi discografici che gli valsero l'appellativo di "Re del Rock and Roll". Inoltre tutti questi singoli risultano tra i più venduti nella storia della musica.
Il famoso produttore Hal Wallis firmò con il colonnello Parker un contratto in esclusiva per avere Elvis nei suoi film e, negli anni tra il 1956 e il 1958, Presley interpretò 4 pellicole diretto da registi del calibro di Robert Wise e Michael Curtiz.






Nel 1958 Elvis fu chiamato per il servizio militare e dovette partire alla volta della Germania e rimase lontano dalle scene per ben due anni.
Il colonnello seppe però mantenere vivo l'interesse del pubblico e la popolarità di Elvis rimase intatta.
Durante la sua permanenza in Germania, conobbe quella che sarebbe diventata sua moglie: Pricilla Beaulieu, la figlia di un colonnello americano anche lui di stanza in territorio tedesco, ma gli inizi del nuovo decennio furono piuttosto duri. La madre Gladys morì il 14 agosto 1958 all'età di 46 anni e la cosa ebbe su Elvis effetti devastanti e dai quali, forse, non si riprese più. Nel 1960 fu ospite nello show televisivo di Frank Sinatra, che gli volle dare la possibilità di riacquistare la visibilità di un paio di anni prima. Elvis andò allo show pochi giorni dopo essere rientrato dal servizio militare.







Le nuove rock band avevano ormai invaso il mercato dei primi anni sessanta, e i ragazzi avevano nuovi idoli musicali come i Beatles, i Beach Boy o i Rolling Stones.
Nonostante Presley continuasse a incidere dischi interessanti, non vendeva più come un tempo e il colonnello decise di sfruttare il remunerativo filone cinematografico. In otto anni Elvis interpretò ben ventinove film,dei quali solo tre o quattro erano artisticamente validi. Gli altri erano tutti film B-movie, girati, a volte, in due settimane con trame leggere, ma incassavano bene. Elvis aveva una certa propensione alla recitazione anche se gli furono sempre affidati ruoli poco favorevoli a mostrare le sue doti. Fu scelto da Barbra Streisand per recitare nel film E' nata una stella ma le richieste esose del Col. Parker lo impedirono, come accadde anche per le sue candidature ad altri due film di notevole spessore: La gatta sul tetto che scotta, nel ruolo che fu di  Paul Newman e Un uomo da marciapiede, nel ruolo che fu di Jon Voight.






Nel 1968 Elvis, a trentatré anni, sposato e padre di una bambina, Lisa Marie Presley, stanco di fare film di poco conto, volle ritornare nel mondo della musica.
Il colonnello organizzò uno special televisivo natalizio per la NBC, la regia venne affidata al giovane Steve Binder, che aveva già diretto un paio di documentari sul mondo del Rock & Roll e che aveva intenzione di fare uno special su quello che, secondo lui, era il solo Re del Rock'n Roll. Quello che fu poi chiamato "68 Comeback Special" non prese però le sembianze di una celebrazione del Natale, ma bensì la celebrazione del ritorno di Elvis Presley.
Elvis si presentò nella migliore forma di sempre, vestito di pelle nera e dando sfogo alla grinta che aveva dovuto reprimere negli anni dei film, regalando al pubblico americano uno spettacolo entrato nella storia della televisione.
L'incredibile successo dello show rinnovò in Elvis il desiderio di fare musica di qualità. Decise così di ritornare a Memphis e di chiudersi in studio per una session di registrazione. Il frutto di questo lavoro furono due album acclamatissimi da critica e pubblico, Back in Memphis e From Elvis in Memphis, con canzoni come In The Ghetto e Suspicious Minds.
Tornò anche la voglia di esibirsi dal vivo e, mentre Elvis sceglieva personalmente i membri di quella che sarebbe diventata la TCB Band, che lo avrebbe accompagnato in tour, e che annoverava tra le sue fila il chitarrista James Burton, il bassista Jerry Scheff e il batterista Ronnie Tutt, il colonnello firmava un contratto di esclusiva con International Hotel di Las Vegas per una serie di concerti che avrebbero avuto un grandissimo successo di pubblico e critica






Elvis iniziò il nuovo decennio con una seconda serie di spettacoli, fra il 26 gennaio e il 23 febbraio 1970, sempre all'International Hotel di Las Vegas. Da quel momento sembrò deciso a voler recuperare tutti gli anni perduti lontano dal pubblico e nell'arco di sette anni, fra il 1970 e il 1976, si esibì in quasi un migliaio di concerti, con una media di uno ogni due giorni e mezzo circa, anche due o tre nello stesso giorno.
Il 21 dicembre 1970 Elvis Presley fece visita, su sua richiesta, al presidente Richard Nixon alla Casa Bianca. Numerose foto lo ritraggono col presidente nello Studio Ovale. La Biblioteca presidenziale Nixon Library & Birthplace, con sede a Yorba Linda in California, vende queste foto con la didascalia «The President & The King».
Malgrado insistenti voci di possibili tour esteri, Presley non si esibì mai al di fuori degli Stati Uniti o del Canada. Di conseguenza furono migliaia gli appassionati che da tutto il mondo si recarono oltreoceano per poter assistere ad una sua esibizione.







Il 14 gennaio 1973 venne trasmesso in TV il primo show via satellite da Honolulu, Elvis: Aloha From Hawaii seguito da un pubblico stimato in oltre un miliardo di telespettatori in quaranta paesi. Dal concerto è ricavato  Aloha From Hawaii: Via Satellite (1973),  primo disco quadrifonico a diventare un million seller.
La produzione discografica complessiva fu comunque enorme per tutto il decennio: a fianco di una serie di album pubblicati sull'etichetta economica RCA Camden, sottomarca della RCA, che raccoglievano brani provenienti dalle colonne sonore dei film degli anni sessanta, furono pubblicati numerosi album con materiale inciso in studio.
Fra questi si possono ricordare Elvis Country (I'm 10,000 Years Old) (1971), un concept album di musica ccountry, Elvis Sings the Wonderful World of Christmas (1971) e He Touched Me (1972), con materiale natalizio e gospel, e più tardi Promised Land e Today (entrambi del 1975).
Numerose furono anche le antologie con materiale dei decenni precedenti. I maggiori successi da classifica come singoli, nel periodo furono: Kentucky Rain (1970), The Wonder of You (1970), There Goes My Everything (1971), Burning Love (1972), Steamroller Blues (1973), Promised Land (1974), My Boy (1975), T-R-O-U-B-L-E (1975) e Moody Blue (1977).






Presley troncò, invece, ogni rapporto con Hollywood, e le uniche testimonianze della sua attività concertistica per immagini furono i due documentari Elvis, That's The Way It Is (1970) ed Elvis On Tour 1972).
Fin dal ritorno dal servizio militare, nel 1960, Presley si era mostrato sempre più guardingo nei rapporti con la gente, e così attorno a lui si era andata formando una impenetrabile barriera di parenti, amici e guardie del corpo, denominata Memphis Mafia, che lo proteggeva, ma gli impediva, tuttavia, di avere contatti con l'esterno.
Tipico esempio di questa situazione, il fatto di affittare un teatro o un intero parco di divertimenti per passare una serata con gli amici, senza estranei. Verso la fine degli anni sessanta la situazione del cantante era già quella di un quasi recluso e ciò può in parte motivare l'entusiasmo che negli anni settanta lo portò a cercare, con incredibile frequenza, il contatto con il pubblico.






I lunghi periodi di lontananza e i difficili rapporti con la Memphis Mafia spinsero poi la moglie Priscilla a dividersi da lui, nel  febbraio del 1972. Il 9 ottobre del 1973 venne sancito il divorzio a Santa Monica, e, sebbene l'amicizia tra Elvis Presley e la ex-moglie Priscilla sia durata per tutta la vita del cantante, ciò gli provocò un lungo periodo di acuta depressione.
Il suo fisico ben presto iniziò a non rispondere adeguatamente alle sollecitazioni e, conseguentemente, Presley dovette aumentare il consumo di medicinali. Barbiturici, tranquillanti e anfetamine diventarono suoi compagni di tutte le ore del giorno e della notte. La cosa non fu senza conseguenze, e frequenti furono i ricoveri in ospedale.
A quella che sembrava la crescita di uno stato ipocondriaco, si aggiungevano i risultati di una alimentazione disordinata, che portarono Presley a ingrassare vistosamente e a sottoporsi a diete dimagranti a base di medicinali.
Alla fine del 1973 la salute di Elvis cedette di schianto. Il suo chitarrista John Wilkinson lo ricorda "Gonfio come un otre, balbettante, un vero rottame... c'era qualcosa che assolutamente non andava nel suo fisico. Stava così male che le parole nelle sue canzoni erano totalmente indecifrabili."
L'ultima esibizione di Presley fu a Indianapolis al "Market Square Arena" il 26 giugno 1977 dove esegue una straordinaria interpretazione del pezzo Unchained Melody, brano usato come colonna sonora del film Ghost nella versione del 1965 incisa dai The Righteous Brothers .
Dopo il concerto, Elvis torna a Memphis per riposare e preparare il suo nuovo tour, previsto per dopo la metà di agosto. Il 16 agosto, poco dopo mezzanotte, Elvis torna a Graceland. Fino alle prime ore del mattino rimane sveglio con la famiglia e il suo staff, rilassandosi e curando gli ultimi dettagli per il nuovo concerto che avrebbe dovuto partire da Portland, nel Maine il 17 agosto. Verso le 7 del mattino si ritira in camera per riposare prima della partenza. Sono le ultime ore di vita. In tarda mattinata, Elvis viene trovato morto nella sua stanza da bagno dalla compagna Ginger Alden nella sua dimora a Graceland, a Memphis. Trasportato al Baptist Memorial Hospital, ne fu dichiarata la morte alle 15:30 per un attacco cardiaco. Aveva 42 anni.






Meno di un'ora dopo l'annuncio della morte di Elvis, un migliaio di persone si erano riunite davanti al cancello di Graceland. Un'ora più tardi erano 3 mila. Nel pomeriggio diventarono 20 mila. In tarda serata erano 80 mila. Da tutto il mondo piovvero ordini ai fioristi di Memphis perché confezionassero dei cuscinetti floreali a forma di chitarre, cani, orsacchiotti, cuori spezzati e corone. Furono organizzati due voli speciali che trasportarono 5 tonnellate di fiori dalla California e dal Colorado.
Graceland, la maestosa tenuta di Elvis Presley, è oggi un museo. Aperta al pubblico nel 1982, essa è divenuta una sorta di santuario del rock, meta del pellegrinaggio continuo dei suoi fan. Graceland risulta essere la seconda casa più visitata degli Stati Uniti con oltre 10.000 persone in visita a settimana, seconda solo alla Casa Bianca.









Il 16 agosto 1977, Elvis è morto nel suo bagno personale a Graceland, presumibilmente per un attacco cardiaco. Tuttavia, vi sono dati contrastanti per quanto riguarda la causa della sua morte. Secondo il noto biografo di Presley, Peter Guralnick, il cantante "aveva vomitato dopo essere stato colpito da infarto, a quanto pare mentre era seduto sul water". Nel suo corpo furono trovate 14 sostanze medicinali a lui prescrittegli dal medico personale, sostanze dunque legalmente somministrate ad Elvis, il quale non faceva uso di sostanze stupefacenti. Altra causa imputata per la morte di Presley fu l'obesità. Secondo la stima del medico che effettuò l'autopsia sul corpo del cantante, Elvis al momento del decesso pesava circa 158 kg. Aveva messo su una buona parte di quel peso nell'ultimo periodo, dato che passava il tempo seduto nella sua stanza ricorrendo al cibo per consolarsi: dolciumi fritti, cheeseburger, gelati, pizze, panini fritti con bacon, burro di noccioline e banane. I medici che lo ebbero in cura avevano cercato senza successo di cambiare il regime alimentare di Elvis già nel 1974. Non trascurabile anche l'ipotesi di uno shock anafilattico provocato da una parziale allergia alla codeina, sostanza presente in dosi massiccie nei farmaci contro il mal di denti di cui Presley faceva uso durante quei giorni. L'ultima ipotesi sulla sua morte viene formulata tuttavia da un suo stretto conoscente nonché suo medico personale, il dottor George Nick Nichopoulos, che durante gli ultimi 12 anni della vita di Elvis l'ha avuto in cura. Il medico ha recentemente pubblicato un libro dal titolo The King and Dr. Nick, in cui spiega nel dettaglio la sua versione delle reali cause della morte di Elvis. Secondo il dottore, Elvis morì a causa di una costipazione cronica e che, per questo motivo, fu trovato morto vicino al suo WC. La costipazione cronica causa infatti un colon sproporzionato, una mobilità intestinale quasi inesistente e anche obesità (tutte circostanze riscontrate durante l'autopsia del cadavere).







Immediatamente dopo la scomparsa del cantante si diffusero voci sul genere della leggenda metropolitana  che sostenevano, e sostengono tuttora, che egli fosse in realtà vivo, e che la sua morte fosse stata una messa in scena, elencando possibili avvistamenti di Elvis.
Ad oggi, esistono associazioni e ricercatori, in particolar modo statunitensi, impegnati nel sostenere queste teorie.
Tra le ipotesi più gettonate, spiccano la possibile origine aliena del cantante, il suo inserimento in un programma dell'Fbi per la protezione dei testimoni, e il volontario esilio del cantante stanco della vita condotta fino ad allora.
Fra le altre curiose storie che lo riguardano, ce n'è una che gli attribuisce anche l'omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy.







All'inizio degli anni 1960, la cerchia di amici di cui Presley si circondò costantemente fino alla sua morte, divenne nota come "Memphis Mafia". «Elvis era circondato dai parassiti», afferma il giornalista John Harris, «Non c'era da meravigliarsi che, appena Presley iniziò a scivolare nella dipendenza e nel torpore, nessuno lanciò l'allarme: per loro, Elvis era una banca, e in quanto tale doveva rimanere aperta». Tony Brown, che suonò il pianoforte per Presley regolarmente negli ultimi due anni di vita del cantante, osservò il rapido declino della sua salute e l'urgente necessità di affrontare il problema: «Ma sapevamo tutti che era un'impresa disperata perché Elvis era circondato da quel piccolo ristretto cerchio di persone ... tutti quei cosiddetti amici». In difesa della Mafia di Memphis, un membro della stessa, Marty Lacker, ha detto: «Presley era l'artefice del suo destino, era lui il capo ... Se non fossimo stati in giro, sarebbe morto molto tempo prima».
Larry Geller diventa il parrucchiere personale di Presley nel 1964. A differenza di altri nella Memphis Mafia, era interessato a questioni spirituali e ricorda come, dal loro primo colloquio, Presley gli rivelò i suoi pensieri segreti e le proprie ansie: «Voglio dire, ci deve essere uno scopo ... ci deve essere un motivo ... un motivo per cui ho scelto di essere Elvis Presley ... Giuro su Dio, nessuno sa quanto io mi senta solo. Vuoto è come mi sento veramente dentro». In seguito, Geller fornì a Presley i libri su religione e misticismo, che il cantante leggeva voracemente durante gli incessanti tour.









Quando Dewey Phillips mandò in onda per la prima volta That's All Right su Radio Memphis, molti ascoltatori telefonarono alla stazione radio per avere informazioni sul cantante, dando per scontato che fosse nero. Fin dall'inizio della sua carriera, Presley espresse rispetto per gli afro-americani e disprezzo per le norme della segregazione razziale e il pregiudizio allora prevalente nel sud degli Stati Uniti. Intervistato nel 1956, ricordò come nella sua infanzia ascoltava la musica del bluesman Arthur Crudup (autore di That's All Right) - e che essa lo ispirò ad intraprendere la carriera musicale. Il The Memphis World, un giornale afroamericano, riferì che Presley, "il fenomeno Rock 'n' Roll", infranse le leggi della segregazione a Memphis, "frequentando il parco divertimenti locale che era solitamente frequentato da neri". Tali dichiarazioni portarono Presley ad essere generalmente ben accolto nella comunità nera durante i primi giorni della sua celebrità. Per contro, molti adulti bianchi, lo condannarono come depravato per le sue movenze ritenute oscene sul palco.
Nonostante il parere ampiamente positivo che i neri avevano di Presley, intorno alla metà del 1957, si diffuse la voce che Elvis avesse a un certo punto detto: «L'unica cosa che i negri possono fare per me, è comprare i miei dischi e lustrarmi le scarpe». Un giornalista del settimanale americano Jet, Louie Robinson, cercò di far luce sulla storia. Sul set del film Il delinquente del rock and roll, Presley gli concesse un'intervista. Egli negò categoricamente di aver mai fatto una simile dichiarazione e affermò di non essere in alcun modo un razzista. Robinson non trovò prove che la frase razzista fosse stata mai effettivamente detta, ed anzi raccolse le testimonianze di molti individui che riferirono che Presley era tutt'altro che razzista. Il cantante blues Ivory Joe Hunter, che era a conoscenza del fatto, una sera visitò Graceland, e disse di Presley: «Mi ha mostrato la massima cortesia, e credo che sia uno dei più grandi in assoluto». Anche se all'epoca l'osservazione razzista fu smentita del tutto, era ancora in uso contro Presley decenni più tardi. L'identificazione di Presley con il razzismo, o personalmente o simbolicamente, è stata esemplificata nel celebre testo del brano rap del 1989  Fight the Power, dei Public Enemy: «Elvis was a hero to most / But he never meant shit to me / Straight-up racist that sucker was / Simple and plain» («Elvis era un eroe per molti / Ma non ha mai significato un cazzo per me / Era un fottuto razzista / Puro e semplice»).
La persistenza di tali atteggiamenti è stata alimentata dal risentimento per il fatto che Presley, il cui linguaggio musicale e visivo deriva da fonti africane in America, ha riscosso il successo e il riconoscimento culturale e commerciale in gran parte negato ai suoi contemporanei neri. A tutt'oggi, la nozione che Presley ha "rubato" la musica dei neri per edulcorarla e ricavarne profitto, trova ancora dei seguaci. In particolare il musicista afroamericano Jackie Wilson si è preoccupato di smentire questa teoria, affermando: «Un sacco di persone hanno accusato Elvis di rubare la musica dei neri, quando in realtà, quasi ogni artista solista nero ha copiato i suoi modi di fare!». E durante tutta la sua carriera, Presley riconobbe chiaramente il suo debito nei confronti dei musicisti di colore.






Non è un segreto la grande e smisurata passione che il Re del Rock 'n Roll ha sempre avuto per le Cadillac, l'auto americana di lusso per eccellenza.
La prima fu acqustata da Elvis nel 1955 e per tre mesi raggiunse con questa le locations dei concerti assieme al suo gruppo. La macchina andò in fumo nel giugno dello stesso anno, nel percorso tra Hope e Texarcana.
La 75 Fleetwood Limousine, è la seconda vettura acquistata per il tour nel marzo 1956, in seguito fu anche utilizzata per il trasloco a Graceland nel '57. In questa occasione gli interni vennero seriamente danneggiati, in quanto furono trasportati anche diversi animali, tra cui polli, tacchini e papere, che provvidero a rovinare gli interni.
La terza Cadillac è forse la più famosa, ultima icona di un Elvis anni '50, la De Ville Fleetwood 60 Special, meglio conosciuta dai fan anche come "Pink Cadillac". In origine fu acquistata per la madre Gladys, la carrozzeria, in principio blu, fu ridipinta di un color rosa che sembra addirittura essere stato creato apposta per Elvis in una tonalità molto difficile da ottenere.
Si prosegue con la Cadillac Eldorado, acquistata assieme a June Juanico il 12 giugno del 1956 per 10.000 dollari. Originariamente di color bianco con interni neri, Elvis la fece ridipingere a Memphis da Jimmy Sanders, lo stesso che aveva creato il color rosa della vettura precedente. Oltre a questo, vennero inseriti alcuni particolari, come le iniziali EP negli interni in pelle odornate da una chitarra e due note musicali.
Altra vettura, la Series 75 Fleetwood Limousine del 1960. Assolutamente lussuosa, venne acquistata per l'allora cifra record di 100.000 dollari. L'interno includeva elementi come: frigorifero, telefono, un impianto TV, un dispositivo per lucidare le scarpe, un dispositivo per ascoltare cassette e persino un dispositivo per ascoltare dischi della RCA fino ad un massimo di dieci LP alternati automaticamente, il tutto rifinito in oro 24 carati. Nel 1964 il Colonnello Parker convinse l'RCA a vendere l'auto per 24.000 dollari ed utilizzarla per un tour promozionale come simbolo del Re, la cosa ebbe infatti grande successo. Negli anni '70 è stata donata al Country Music Association Hall of Fame di Nashville, dove si trova tuttora.
La Series Fleetwood Limousine del 1964, di colore nero, poi riverniciata di color porpora, è sicuramente una delle auto preferite e più usate da Elvis. Quest'auto ha partecipato anche al corteo funebre nel 1977.
L'ennesima Cadillac del Re fu una De Ville del '67, fu usata da Elvis e Priscilla durante la loro luna di miele.
Nel 1968 viene la Eldorado Coupé, acquistata per uso esclusivo e personale. Fu spesso usata soprattutto durante il periodo della nascita di Lisa Marie e per tutto l'anno successivo. Quando un giorno l'auto non partì, Elvis in eccesso di rabbia, scese e la colpì lungo il paraurti di destra con diversi calci. In seguito venne regalata al patrigno di Priscilla.
Successivamente nel 1974 Elvis aggiunge la Cadillac Fleetwood Brougham. Una delle auto preferite dal Re, tanto che volle all'interno ogni tipo di optional possibile e immaginabile. Tra questi un soffitto con una luna splendente e l'immagine di Dio. Questa vettura si può scorgere nel corteo funebre durante i funerali di Elvis. Il proprietario attuale l'ha acquistata a Graceland nel 1980, nel 2000 è stata messa all'asta per la modica cifra di 1 milione e 200 mila dollari, successivamente a 750.000 dollari e ancora scesa a 500.000.
Altre Cadillac di minore importanza appartenute al King sono state: Cadilla Sedan, Station Wagon, Sedan De Ville, e la Eldorado Convertibile. Quest'ultima fu disegnata personalmente da Elvis nel 1965, sul modello dell'auto dei suoi sogni. Realizzata da Goerge Barris, Elvis non vide mai il suo sogno realizzarsi, in quanto morì prima che il progetto fosse portato a termine.







Nelle versioni italiane dei film da lui interpretati, Elvis era solitamente doppiato da Pino Locchi, noto soprattutto come voce italiana di Sean Connery, Roger Moore (in particolare nella serie di pellicole su James Bond) e di Terence Hill. Più raramente, Presley fu doppiato anche da Massimo Turci. La canzone Ignudi fra i nudisti di Elio e le storie tese rappresenta una versione in reverse del pezzo di Elvis Presley Suspicious Minds.
Nel 2008 il suo record di "Artista rimasto più settimane alla #1 della Hot 100" è stato battuto da Mariah Carey, che lo ha superato anche per numero di singoli piazzati alla #1 (17 contro i 18 della cantante). Nel 2008, nell'annuale classifica dei singoli più scaricati di iTunes, compare tra i primi posti Baby Let's Play House. A partire dal 2004, la casa produttrice di giocattoli McFarlane Toys ha immesso sul mercato diverse  action figure che raffigurano Elvis in diverse fasi della sua carriera: Elvis Presley ('68 Comeback Special) (2004), Elvis Presley 2: Rockabilly (2004), Elvis Presley 3: Las Vegas (2004), Elvis Presley 4: Gold Lamé Outfit (2005), Elvis Presley 5: Jailhouse Rock (2005), Elvis Presley 6: Blue Hawaii (2006), Elvis Presley 7: Gospel Elvis (2008), Elvis Presley 8: Aloha Elvis (2008) Nell'agosto del 2008, la Mattelha lanciato sul mercato americano una coppia di bambole ispirate sia nelle fattezze che negli abiti ad Elvis e la moglie Priscilla nel giorno delle loro nozze.






Ha ricevuto 149 dischi d'oro, platino e multiplatino. 
È l'unico artista ad essere inserito in quattro Hall of Fame: rock, gospel, country e rockabilly.
La sua casa è stata dichiarata monumento nazionale e ed è la seconda casa più visitata d'America dopo la Casa Bianca.
Ha vinto tre Grammy. 
Detiene il record di presenze contemporanee in classifica con 12 brani. Il vecchio record di 11 brani era sempre suo.
Negli anni 70 riuscì a fare il tutto esaurito per più di 380 spettacoli consecutivi.
Il suo concerto Aloha from Hawaii, primo concerto nella storia della tv ad essere trasmesso via satellite,  fu visto da più di un miliardo di persone (meno persone videro lo sbarco sulla luna).
La prima volta che entrò in classifica fu nel 1956 con Heartbreak Hotel e l'ultima volta è stato nel 2003 con la versione remixata di Rubberneckin' diventando così l'artista che è entrato in classifica per l'arco di tempo maggiore.
Fino ad oggi ha venduto oltre 1 miliardo di dischi in tutto il mondo.
Love Me  fu disco d'oro ancora prima di uscire grazie alle prenotazioni.
L' LP di G.I.Blues rimase in classifica per 111 settimane consecutive.
Maggior numero di settimane al primo posto in America: 79.
Dal 1956 al 2003 sono apparsi nella classifica Hot 100 di Billboard 151 suoi singoli.
Elvis è il cantante con il maggior numero di incisioni certificate dalla Recording Industry Association of America(RIAA) con 262 titoli (148 d'oro,82 di platino,32 di multiplatino) tra album e singoli.
Detiene il record dell'arco di tempo più lungo tra due n.1 in Inghilterra: 1957: All shook up - 2005: riedizione It's Now or Never.


tratto da Wikipedia



Michael Madsen La iena











Michael Madsen è nato il 25 settembre del 1959 a Chicago m 1,88 ed è considerato uno degli "attori-feticcio" di Quentin Tarantino, con il quale ha lavorato spesso.
E' cresciuto in una famiglia molto unita e riservata, caratteristica che contraddistingue il suo comportamento (l'attore è sempre stato lontano dalle grandi luci della mondanità).
Il mondo del cinema è sempre stato vicino a lui, nonostante fosse inizialmente restio ad intraprendere la carriera di attore: sin da adolescente amava passare il suo tempo dietro i vecchi film e dietro il teatro, e la presenza in casa di una sorella attrice (Virginia Madsen) contribuì a farlo avvicinare alla recitazione. Il primo provino risale al 1979, dopo un periodo trascorso facendo l'imbianchino e il benzinaio, ed esordisce recitando nel telefilm Miami Vice.
Il primo lavoro cinematografico arriva dopo il trasferimento a Los Angeles nel 1983 con War Games. Segue nel '84 Il Migliore (con Robert Redford E Robert Duvall), nel '88 War and Remembrance; nel '91, arriva il grande successo con The Doors di Oliver Stone (con Val Kilmer e Meg Ryan) e con Thelma & Louise di Ridley Scott. Nel 1992 recita in Le iene, primo film di Quentin Tarantino (con Harvey Keitel, Steve Buscemi e Tim Roth), interpretando un gangster psicopatico che adora torturare poliziotti soprannominato Mr. Blonde.
Con questo film Madsen diventa uno dei "villains" più gettonati del cinema americano. Il ruolo del cattivo è quello che gli si addice di più: nella sua interpretazione in Le iene infatti, rappresenta un personaggio estremamente violento e cinico ma reso sempre divertente (come tutti i cattivi di Tarantino) grazie anche al suo irresistibile ghigno e alla sua sfacciataggine.







Negli anni successivi accetta ruoli molto simili, come nel '97 in Donnie Brasco (con Al Pacino e Johnny Depp), dove interpreta Sonny Black, capo di una famiglia mafiosa.
Nella parte del cattivo è talmente convincente da segnare pesantemente la sua carriera e verrà chiamato spesso per questi ruoli. Madsen dichiara che per rendere questi personaggi così negativi, si ispira molto a Robert Michium da lui considerato un idolo. L'attore cerca di non rimanere intrappolato in uno stereotipo e nel 1993 interpreta il ruolo di un padre affettuoso in "Free Willy - un amico da salvare".
E' un agente CIA in 007 La morte può attendere.
Tuttavia il ruolo del brutto ceffo gli si addice sempre, ma stavolta il suo ruolo in Kill Bill: Volume 2 di Quentin Tarantino (con Uma Thurman, David Carradine e Daryl Hannah) è un po' più particolare: è un ex membro di una squadra assassina comandata da Bill, suo fratello; il personaggio passa da momenti di disumanità massima ad atteggiamenti d'infelicità e di rassegnazione, trovando nell'alcol e in Johnny Cash le sue uniche consolazioni, mostrando due sponde psicologiche completamente divergenti in un personaggio debole, dissimile dai tanti altri villains interpretati in passato.







Parallelamente al cinema Madsen non ha mai smesso di coltivare l'altra sua grande passione, la poesia. Ha scritto diversi libri di poesia, tra cui "Burning in Paradise", con un'introduzione di Robert Duval, che ha vinto l'Independent Book Publisher's Firecracker Poetry Book of the Year Award. Passione, tra l'altro, condivisa anche dal suo mito Robert Mitchum. Dopo due divorzi, rispettivamente da Georganne LaPiere e Jeannine Bisignano, dal 1996 è sposato con l'attrice De Anna Morgan.







Tre quarti di sangue italiano, e un quarto irlandese, avrebbe dovuto interpretare il ruolo di John Travolta in Pulp Fiction, ma per lavoro - era impegnato in Wyatt Earp - non ha potuto. Era quindi naturale che Tarantino lo rivolesse dopo averlo utilizzato in Le iene (ma non ci sarà nel suo progetto, Inglorious Bastards, remake del film di Enzo C. Castellari Quel maledetto treno blindato). In Kill Bill vol. 2 Budd, il fratello minore di Bill, “ritirato” dalla Viper Squad, e in fuga dalla Sposa Vendicatrice. Esibisce chioma lunga, tatuaggi, cappellaccio texano. In Blueberry - il western a sfondo spirituale in cui è Wally Blount, nemico giurato di Vincent Cassel - ha invece un insolito pizzetto bianco, e segnate occhiaie stanche.






Michael Madsen ha comunque recitato anche in film come In gara con la luna (1984) di Richard Benjamin con Sean Penn e Nicolas Cage e i Morire due volte (1989) di John Dahl con Val Kilmer.
Con il regista Lee Tamahori ha partecipato a Scomodi omicidi (1995) con Nick Nolte, Melanie Griffith e Bruce Dern e in La morte può attendere (2002) con Pierce Brosnan. E' anche nel nutrito cast di Sin City (2005) di Robert Rodriguez e Kill Bill Volume I (2003) di Quentin Tarantino. Nel 2006 partecipa a Scary Movie 4 di David Zucher.




tratto da Movieplayer






rivisitato da frabel

domenica 17 ottobre 2010

Gary Oldman l'incompreso







Gary Leonard Oldman (New Cross, Londra, 21 marzo 1958) m 1,75 è un attore, sceneggiatore e produttore cinematografico britannico.
Interprete maestoso dall'altisonante carisma, Gary Oldman è in assoluto una delle star più eclettiche mai viste sul grande schermo. Ma a dispetto dei prestigiosi riconoscimenti da parte di pubblico e critica, lo straordinario divo britannico non ha ancora ottenuto una nomination agli Academy Awards. Dopo che il padre Leonard (un saldatore che in seguito diventa marinaio) abbandona la famiglia, quando il piccolo Gary ha appena sette anni, sarà mamma Kathleen a provvedere al bimbo e alle due sorelle: una di queste è attrice sotto lo pseudonimo di Laila Morse, anagramma di "mia sorella" in italiano. Nel 1984, Leonard muore consumato dalla dipendenza all'alcool.
Giunto al suo 17esimo compleanno, il giovane Oldman lascia il liceo per dedicarsi alla musica: determinato nel divenire un compositore, impara da autodidatta a suonare il pianoforte ma, grazie all'incontro con Roger Williams, si appassiona alla recitazione. Diventa cosi membro del Greenwich Young People's Theatre; quando non si esibisce sul palcoscenico il ragazzo fa il commesso in un negozio di articoli sportivi e, durante il tempo libero, si dedica al piano e alla lettura dei classici. Successivamente tenta di entrare alla Royal Academy of Drammatic Art di Londra, ma la sua domanda d'ammissione viene respinta: si iscrive quindi alla Rose Bruford School of Speech and Drama, nel Kent, dove ottiene una borsa di studio. Conseguito il diploma nel 1979, Gary mette in evidenza il suo imponente talento lavorando con le maggiori compagnie come la Royal Shakespeare Company.





Il 1982 segna il debutto cinematografico della star con il film Remembrance. Ventiquattro mesi più tardi, indossa i panni dello skinhead Coxy nella pellicola televisiva Meantime. Nel 1986, lo strepitoso Oldman lascia il segno incarnando il modo superbo il tormentato e vizioso ex leader della leggendaria punk-band dei Sex Pistols, nell'opera incendiaria di Alex Cox Sid e Nancy.
Camaleontico, capace di mutare il suo corpo e il suo accento in modo impressionante, il divo ha dato vita ai personaggi più inverosimilmente malvagi: come non ricordarlo nelle vesti del perfido Lee Harvey Oswald in JFK-un caso ancora aperto o in quelle del poliziotto corrotto-tossicomane Norman Stansfield in Léon. La performance che tuttavia difficilmente dimenticheremo è senza dubbio quella dell'ipnotico Conte Dracula nel fastoso capolavoro di Francis Ford Coppola: il fascino regale ed ammaliatore, sprigionato dal magnetico sguardo di Oldman, ci ha resi piacevolmente vulnerabili al quel suo potere di malvagio seduttore. Accreditato spesso come Maurice Escargot, Gary è fondatore con Douglas Urbanski della casa di produzione SE8 Group (il nome deriva dal codice di avviamento postale della cittadina natale dell'attore).






Dedito all'abuso di droghe e alcolici, la star, l'8 agosto 1991, viene arrestata a Los Angeles per guida in stato di ebbrezza ma, subito dopo, è rilasciata dietro cauzione: in macchina con lui c'era Kiefer Sutherland. Sottopostosi ad una cura disintossicante, conosce la fotografa Donya Fiorentino: la coppia, convolata a nozze nel '97, ha due figli: Gulliver Flynn e Charles John. Oldman è al terzo matrimonio dopo quello con le colleghe Lesley Manville, da cui ha avuto Alfie, e Uma Thurman, sposata nel '90 e dalla quale si è separato due anni dopo. In entrambi i casi la rottura pare sia legata proprio ai problemi che il divo ha con alcool, così come il divorzio dalla Fiorentino, avvenuto nell'aprile 2001. Tra le sue precedenti relazioni, vale la pena





menzionare quella con Isabella Rossellini e Ailsa Marshall. E dopo aver impersonato il misterioso Sirius
Black in tre capitoli del fortunato maghetto Harry Potter, rivediamo Gary nell'ultimo lavoro di Christopher Nolan Il cavaliere oscuro. Continua la sfilata di successi, dopo Batman, con Il mai nato (2009), pellicola horror diretta da David S. Grover e scritta dall'idolo dell'azione Michael Bay. Nello stesso anno dona l'ugola inconfondibile a ben tre personaggi di  A Christmas Carol, film d'animazione diretto da Robert Zemeckis, tratto dall'omonima novella di  Charles Dickens.






Attore e regista inglese. Talento precocissimo, all’apice di una carriera teatrale sfolgorante, approda al cinema con un personaggio difficile come quello di Sid Vicious, leader dei Sex Pistols dall’esistenza borderline nel lisergico Sid e Nancy (1986) di A. Cox. Non lo spaventano i ruoli scabrosi (il commediografo
omosessuale di Prick up - L’importanza di essere Joe, 1987, di S. Frears), come pure quelli ambigui (Rosencrantz in Rosencrantz e Guildenstern sono morti, 1990, di T. Stoppard), affrontati con recitazione aggressivamente istintiva, e la sua presenza magnetica nobilita piccoli gangster-movies come Stato di grazia (1990) di Peter Medak.







Di Gary Oldman vanno segnalati film come Il più gran bene del mondo di Colin Gregg con Alan Bates e Mille pezzi di un delirio di Nicolas Roeg (1988), con Dennis Hopper Doppio inferno (1990) di Mike Jackson e Una vita al massimo (1993) di Tony Scott ancora con Dennis Hopper, Christian Slater, Patricia Arquette e Val Kilmer. Gira con Valeria Golino e Isabella Rossellini Amata immortale (1994) di Bernard Rose e nel 1995 La lettera scarlatta di Roland Joffé con Demi Moore e Robert Duvall e L'isola dell'ingiustizia (Alcatraz) di Marc Rocco con Kevin Bacon e Christian Slater. Basquiat (1996) di Julian Schnabel ancora con Dennis Hopper e David Bowie, con Bruce Willis Il quinto elemento (1997) di Luc Besson e Hannibal (2001) di Ridley Scott con Antony Hopkins e Ray Liotta.

Gary Oldman è anche il maestro di chitarra di Daniel Radcliffe, attore che interpreta Harry Potter nei film dell'omonima saga. I due hanno lavorato insieme nei film del maghetto, interpretando rispettivamente Sirius Black, il padrino di Harry, e Harry.
Gary Oldman ha inoltre inciso la voce del segente Reznov nel videogioco Call of Duty: World at War.





tratto da Mymovies






rivisitato da frabel