venerdì 12 novembre 2010

Vintage glamour Alain Delon








Alain Delon Sceaux, (8 novembre 1935) è un attore e regista francese.
Attore famosissimo nel mondo, e soprattutto in Francia ed Italia. Amatissimo negli anni '60 e '70 da un vasto pubblico femminile, per la sua inconfondibile dote di fascino e bellezza.
A soli 4 anni i genitori si separano e finisce in un collegio cattolico. Ha un carattere ribelle, e per questo motivo è costretto a cambiare diversi istituti. A 14 anni lascia la scuola lavorando per qualche tempo nella macelleria del patrigno. A 17 anni si arruola come paracadutista nel corpo di spedizione militare francese in Indocina, ma al congedo, dopo 5 anni, avrà totalizzato ben 11 mesi complessivi di prigione per indisciplina.
Tornato in Francia deve affrontare una situazione di ristrettezza economica svolgendo i lavori più disparati quali il facchino, il commesso, il cameriere, finché la sua bellezza candida ed al tempo stesso glaciale viene notata da Yves Allegret.
Il successo di Alain Delon negli anni '50' e '60 fa nascere in Francia una rivalità mediatica con l'altra stella transalpina emergente: Jean Paul Belmondo.




                                     Alain Delon al timone in Delitto in pieno sole di René Clément



Il regista e sceneggiatore francese Yves Allégret fa esordire Alain nel film Godot (1958). Nello stesso anno entra nel film del fratello maggiore di Yves Marc Allégret Sois belle et tait-toi - Fatti bella e taci con Henry Vidal e Mylène Demongeot, duetta per la prima volta con Jean-Paul Belmondo e Brigitte Bardot in Les amours célèbresGli amori celebri di Michel Boisrond, e gira la drammatica storia d'amore ChristineL'amante pura, del regista Pierre Gaspard-Huit, grazie al quale conosce Romy Schneider con cui avrà una lunga relazione sentimentale. E' protagonista con Maurice Ronet e Marie Laforet in Plein soleil Delitto in pieno sole (1959) di René Clément, film drammatico nella parte di Tom che architetta un piano diabolico per impossessarsi di una donna e di un ricco bottino; e Le chemin des écoliersFurore di vivere di Michel Boisrond con il grande Lino Ventura, Françoise Arnoul e André Bourvil. In seguito sempre con Mylène Demongeot e accanto a Pascale Petit e Jacqueline Sassard recita nella commedia Le donne sono deboli di Michel Boisrond, di produzione franco-italiana.






L'incontro con Luchino Visconti è una tappa fondamentale per la consacrazione internazionale. Nel 1960 infatti è uno dei protagonisti del capolavoro di miseria, nobiltà e violenza del regista italiano Rocco e i suoi fratelli, ove incarna un personaggio puro e tollerante, così lontano da quelli che diventeranno i suoi ruoli tipici.Il film è un'opera compatta da un punto di vista drammaturgico, poderosa da quello descrittivo, in grado di superare l'evidente carica ideologica grazie a una mano registica che ha pochi eguali.  Nel cast Renato Salvatori, Claudia Cardinale, Roger Hanin e Annie Girardot.




                                Alain Delon e Claudia Cardinale ne Il gattopardo di Luchino Visconti



In questo periodo partecipa ad opere di grande spessore artistico, lavorando con Michelangelo Antonioni all'ottavo lungometraggio, il film drammatico, L'eclisse (1961) accanto a Monica Vitti, terzo film, assieme a L'Avventura e La notte, di Antonioni sulla cosidetta incomunicabilità, resa attraverso interminabili silenzi e significativi studi psicologici dei protagonisti. Con René Clément nella commedia Che gioia vivere (1961) con Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa e Gino Cervi e nuovamente con Visconti nei panni di Tancredi ne Il gattopardo (1964) dall'omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pellicola capolavoro che fa parlare il passato nel presente per riportarci sulla decadenza della nobiltà siciliana con un cast che comprende Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Mario Girotti in arte Terence Hill, Pierre Clementi, Giuliano Gemma e Ottavia Piccolo.





                                                      Alain Delon e Jane Fonda sul set di Les felins



Nel film collettivo a episodi franco-italiano Le diable e les dix commandement - Le tentazioni quotidiane del 1962 in un cast che comprende George Wilson, Danielle Darrieux, Fernandel, Mel Ferrer, Lino Ventura, Charles Aznavour, Jean Claude Brialy, Louis De Funès e Michel Simon. Seguiranno il noir italo-francese Melodie en sous-sol Colpo grosso al casinò (1963) di Henri Verneuil al fianco di Jean Gabin, tra i più rappresentativi della storia del cinema francese, e Georges Wilson. L'avventuroso vendicatore mascherato interpretato da Delon in La tulipe noireIl tulipano nero di Christian Jaque con Virna Lisi, Akim Tamiroff e Dawn Addams e Les felinsCrisantemi per un delitto (1964) thriller di René Clément accanto a Jane Fonda.





                                 Alain Delon e Monica Vitti in L'eclisse di Michelangelo Antonioni



Ulteriori pellicole negli stessi anni sono: in Gran Bretagna gira The Yellow Rolls-Royce Una Rolls-Royce gialla (1964) film a episodi di Anthony Asquith con Ingrid Bergman,Rex Harrison, Shirley McLaine, OmarSharif, Edmund Purdom, George C. Scott e Jeanne Moreau, negli USA partecipa ai vari Once a Thief L'ultimo omicidio (1965) lungometraggio drammatico con Ann Margret, Jack Palance e Van Heflin per la regia di Ralph Nelson, Texas Across the RiverTexas oltre il fiume (1966) western di Michael Gordon con il famoso Dean Martin, Lost Command Nè onore nè gloria film bellico di Mark Robson con Claudia Cardinale, George Segal e Antony Quinn. Les aventuriers - I tre avventurieri (1967) di Robert Enrico con la coppia Lino Ventura e Serge Reggiani, con Brigitte Bardot  Histoires extraordinaires Tre passi nel delirio, horror-thriller, nell'episodio William Wilson diretto da Louis Malle (1967), ed il kolossal di guerra Paris brule-t-il? -Parigi brucia? (1966) ancora di Clément con Jean Paul Belmondo, Leslie Caron, George Chakiris, Bruno Cremer, Jean Pierre Cassel e Charles Boyer. E' con Senta Berger e Sergio Fantoni in Diaboliquement votre Diabolicamente tua (1967) un thriller, ultima pellicola di Julien Duvivier.





                                                   Alain Delon è Frank Costello faccia d'angelo



Ormai affermato e molto popolare, Delon inizia a girare quasi esclusivamente film "polar" (un genero ibrido fra poliziesco e noir), ritagliandosi il classico personaggio di duro hard boiled, affascinante e dal destino spesso segnato, indipendentemente dall'appartenenza ora alla malavita ora alla polizia.
Offre così una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro di Jean-Pierre Melville, Le samourai Frank Costello faccia d'angelo (1967) accanto a Nathalie Delon e François Perier e notevoli sono le prove ne Il clan dei siciliani di Henry Verneuil (1969) con il mostro sacro Jean Gabin e Lino Ventura.





                                                 Alain Delon e Romy Schneider ne La piscina



Non mancano di contro recitazioni di maniera, come nella pellicola italo-francese in un bel personaggio che lo rende con efficace personalità in un dramma intelligente sull'OAS, il noir L'insoumi  Il ribelle di Algeri con Lea Massari, Addio Jeff (1968) di Jean Herman con Mireille Darc e nel bel film drammatico La piscina (1968) accanto Romy Schneider, Jean Birkin e il malinconico Maurice Ronet. Nel sentimentale The Girl on a MotorcycleNuda sotto la pelle (1968), nel mediocre Madly, il piacere dell'uomo (1970) con Mireille Darc e Maria Schneider.
Nello stesso anno è coinvolto nelle indagini sul misterioso omicidio della sua guardia del corpo. Una storia che svela retroscena di sesso e droga nel suo entourage e che finisce per accrescerne la fama di attore difficile.




                              I due miti del cinema francese Delon e Belmondo sul set di Borsalino



È il momento di Borsalino (1970), di Jacques Deray,  film che incontra il favore del pubblico grazie all'accoppiata con Belmondo nei panni Paul Carbone e François Spirito, due membri di spicco della malavita marsigliese degli anni trenta, tratto dal romanzo Bandits à Marseille; il noir I senza nome (1970) di Jean-Pierre Melville con Gian Maria Volontè, Yves Montand, Andrè Bourvil e François Perier, opera riscoperta dalla critica negli anni novanta.





                                         Alain Delon e Sonia Petrova in La prima notte di quiete



Con Daniele Dominici, supplente colto, ma più portato agli svaghi che all'insegnamento in La prima notte di quiete (1972) di Valerio Zurlini con un superlativo Giancarlo Giannini, una splendida Sonia Petrova, la caratteriale Lea Massari e il sorprendente Adalberto Maria Merli in una Rimini uggiosa e surreale  Delon ritrova interesse per il cinema d'autore, impersonando ruoli complessi ne The Assassination of TrotskyL'assassino di Trotsky (1972) con Richard Burton, Luigi Vannucchi e Duilio Del Prete e Mr. Klein (1976) con Jeanne Moreau e Massimo Girotti, entrambi di Joseph Losey.





                                             Alain Delon e Charles Bronson in Sole rosso



Con Nathalie Delon e Paul Meurisse gira la commedia Doucement les basses! L'uomo di Saint-Michel (1970) di Jacques Deray, con Simone Signoret e Ottavia Piccolo interpreta La veuve CoudercL'evaso (1971) una commedia di Pierre Granier-Deferre. Nel 1972 trova il tempo di girare una pellicola drammatica con Annie Girardot il film di Alain Jessua Traitement de chocL'uomo che uccideva a sangue freddo, in una triplice co-produzione italo-franco-spagnola nel film western atipico Soleil rouge Sole rosso (1972) diretto da Terence Young e composto da un cast d'eccezione: Charles Bronson, Ursula Andress e Toshiro Mifune e nel noir Un flicNotte sulla città di Jean-Pierre Melville con Catherine Deneuve, Richard Crenna e Riccardo Cucciolla.





                                                             Alain Delon in Tony Arzenta



Nel 1973 è con Jean Gabin e Mismy Farmer in Deux hommes dans la ville Due contro la città di Josè Giovanni, con Simone Signoret, Renato Salvatori e Miou-Miou in Les granges bruléesLa mia legge diretto da Jean Chapot, con Burt Lancaster nel caotico film di spionaggio Scorpio di Michael Winner, co-produzione franco-americana e per finire l'annata gira per Duccio Tessari il noir Big Guns - Tony Arzenta con Roger Hanin, Marc Porel e Carla Gravina. E' prodigo anche l'anno seguente con lo stesso clichè nelle pellicole. Les seins de glaceEsecutore oltre la legge di Georges Lautner con Mireille Darc, Claude Brasseur e Nicoletta Macchiavelli, il seguito di Borsalino, Borsalino and Co. di Jacques Deray con Riccardo Cucciolla e Gabriella Farinon e La Race des seigneursL'arrivista di Pierre Granier-Deferre accanto a Sydne Rome, Jeanne Moreau e Claude Rich.





                                             Alain Delon e George Kennedy in Airport 80



Dalla metà degli anni settanta l'attore francese recita quasi esclusivamente o in polizieschi violenti, in cui i caratteri divengono sempre più stereotipati e monocordi: Flic Story (1975) di Jacques Deray con Jean Louis Trintignant, Claudine Auger e Renato Salvatori, Le gitanLo zingaro dello specialista Josè Giovanni con Annie Girardot, Paul Meurisse e Marcel Bozzuffi, ArmaguedonQuel giono il mondo tremerà (1976) di Alain Jessua con l'amico Renato Salvatori e Michel Duchaussoy, Comme un boomerang Il figlio del gangster (1976) con uno dei suoi massimi estimatori dietro la cinepresa Josè Giovanni con Carla Gravina e Charles Vanel. Mort d'un pourriMorte di una carogna del 1977 di George Lautner con Klaus Kinski, Maurice Ronet e Ornella Muti.





                                                                      Alain Delon é Zorro



Ancora La gang -Pierrot le Fou - La gang del parigino del maestro del polar Jacques Deray oppure in produzioni internazionali di minore rilievo Airport 80 (1979) di David Cowell Rich con Eddie Albert, Robert Wagner, George Kennedy e Sylvia Kristel. e d'impatto come Zorro (1975) di Duccio Tessari con Ottavia Piccolo e la mosca bianca L'homme pressé L'ultimo giorno d'amore (1977) di Edouard Molinaro con Mirreille Darc, Monica Guerritore e Michel Duchaussoy.
Alla fine degli anni settanta Alain Delon evidentemente demotivato interpreta film di vago e scarso interesse quali: Attention: les enfants regardent Lo sconosciuto (1978), Histoire d'amour (1979), Teheran 43 Nido di spie e 3 hommes à abattre Tre uomini da abbattere (1980), Le chocIl bersaglio (1982), Parole de flic22a vittima... nessun testimone (1985).







Nel 1985 Alain Delon interrompe la carriera dicendosi disposto a riprenderla solo se dovesse capitare di partecipare ad un film a fianco di Marlon Brando.
Negli anni ottanta prende parte a Notre Histoire (1985) di Bertrand Blier, per cui riceve l'unico e tardivo  premio César in carriera come miglior attore protagonista. Seguono le partecipazioni in Dancing MachineCoreografia di un delitto (1990) di Gilles Béhat con Delon che interpreta il ruolo di un direttore piuttosto inquietante di una scuola a fianco dell'ispettore di polizia Claude Brasseur.
Negli anni novanta Delon lavora soprattutto per il teatro e la televisione.





                                                           Alain Delon nei panni di Casanova



Per il cinema gira Nouvelle Vague, film drammatico e pretestuoso ma di buon successo di Jean-Luc Godard (1991) accanto a Domiziana Giordano, è un' ultracinquantenne messo al bando dalla natia Venezia e squattrinato Giacomo Casanova accanto a un'altro gran dinosauro del cinema francese Philippe Leroy in Le retour de CasanovaIl ritorno di Casanova (1992) di Edouard Niermans, diretto ancora una volta da Jacques Deray con a fianco la procace Francesca Dellera in L'ours en pelouche - L'orso di pelouce (1994) e l'ironico Une chanche sur deuxUno dei due (1998) di Patrice Leconte, nuovamente al fianco di Belmondo e Vanessa Paradis.
Alain Delon ha diretto e interpretato due film: Pour la peau d'un flic - Per la pella di un poliziotto (1981) con la sua fiamma Anne Parrillaud e Le battantBraccato (1982).







Nel 2005, in concomitanza con la crisi sentimentale e la separazione dalla compagna da cui ha avuto due figli, Delon rivela alla stampa la sua lotta contro la depressione, malattia che lo ha portato sull'orlo del suicidio.
Nel medesimo anno riceve la Legione d'onore dalle mani del presidente Jacques Chirac, per il suo contributo all'arte cinematografica mondiale.




                                   Alain Delon nei panni di Giulio Cesare in Asterix alle Olimpiadi



Nel 2008 torna al cinema interpretando con autoironia Giulio Cesare in Asterix alle Olimpiadi.
Il 9 ottobre 2009, ospite su Rai Uno in una puntata del varietà I migliori anni, è intervistato da Carlo Conti. All'attore, 74 anni, viene proposto di commentare una sequenza di baci dati sul set alle famose attrici con cui ha lavorato, ed al termine dell'intervista si esibisce in un valzer con le vallette del programma, tra calorosi applausi del pubblico. Nel corso dell'intervista dichiara di aver sconfitto la depressione che lo aveva afflitto; afferma di conservare un grandissimo ricordo degli attori e dei registi italiani con cui ha lavorato; ed in particolare cita come suo grande amico lo scomparso attore Renato Salvatori.






Ultra ottantenne, la star si è liberata dalle testimonianze del passato, come per un addio ufficiale. Dopo i quadri, gli orologi preziosi e i vini di gran marca, Alain Delon si separa anche dagli ultimi cimeli, le armi che ha impugnato nei suoi film.E' stanco e deluso. L'icona non brilla più. L'uomo che ha amato le donne più belle del mondo è rimasto solo dopo che la sua ultima compagna, la modella olandese Rosalie van Breemen, lo ha abbandonato per risposarsi con il "re degli occhiali" Alain Afflelou e poi con il banchire italiano Roberto Agostinelli. Nell'agosto del 2014 è stato operato per un problema al trigemio che gli aveva semiparalizzato il viso. Superata la prova, come altre volte negli ultimi anni, è andato a riposarsi nella sua proprietà di Douchy, nel centro della Francia.
Niente più "ciak" per la star del cinema Anni 60 Alain Delon. Si ritira dalle scene, ma prima reciterà in un ultimo film (con Juliette Binoche, diretto da Patrice Leconte) e in una pièce teatrale.
A 81 anni dice: "Ho l'età che ho, ho fatto la carriera che ho fatto. Mi preparo a chiudere il cerchio. Non è un fine vita, ma un fine carriera".
Delon ha girato più di 80 film, diretto anche da Visconti e Antonioni. "Il mio personaggio sarà un po' come me: capriccioso e collerico che scopre l'amore prima di morire", dice Delon confidandosi all'Afp. 09/05/2017









                                               Alain Delon e le donne






Alain Delon compie 75 anni, e ancora oggi questa autobiografica in 13 parole dettata alla stampa negli anni Settanta non fa una piega. Sul fronte lavoro, sebbene alcuni non lo considerino un granché come interprete, Alain conta 85 pellicole, una decina di serie tv e tanto teatro. Tra le coglionate non si è fatto mancare nulla, neppure le amicizie pericolose con gangster e mafiosi. Di figli poi ne ha tre, anzi quattro, visto che Christian Aaron lui si ostina a non volerlo riconoscere.
Ma Alain è anche molto altro. Il figlio del direttore di un cinema di quartiere e di una commessa di farmacia – poi allevato da un macellaio, secondo marito di sua madre – oramai è una multinazionale. AD, il suo brand, firma profumi, orologi, occhiali, abiti, amatissimi soprattutto dai giapponesi. La star possiede anche una scuderia di cavalli da corsa, una società per organizzare match di box, e una collezione d’arte il che, messo tutto insieme, gli permette di avere un ricco contocorrente e di converso due nazionalità, una francese e una svizzera.
Oggi Alain ha i capelli bianchi, le rughe, è appesantito e soprattutto i suoi occhi non hanno più il colore del mare eppure, Delon resta Delon. Un sexsymbol. Uno che inizia a fare girare la testa alle donne a 17 anni – appena sbarcato dalla guerra d’Indocina – nei localini di Saint Germain des Prés, a Parigi, frequentati da attori e cantanti.




                                                                             Romy Schneider



Ma è nel 1958, con il suo primo ruolo da protagonista in L’amante pura, che conosce Romy Schneider e con lei la passione. Sul set sono scintille, il 22 marzo del 1959 i due si fidanzano ufficialmente sotto i flash. Tre primavere dopo Romy è a Beverly Hills, Alain gira film su film ( dall’Eclisse al Tulipano nero passando per Il Gattopardo) e macina flirt. Da uno di questi, con la celebre cantante Nico, nascerà nel 1962 un figlio: Christian Aaron, l’erede di cui Alain non vuole sentire ancora oggi parlare, anche se è stata sua madre poi ad allevarlo.




                                                                       Nathalie Delon



Romy chiude gli occhi davanti alle scappatelle e tira a campare, ma un giorno del 1964  riceve il benservito di Alain con una lettera di 15 pagine. L’attrice rientra a precipizio a Parigi, ad accoglierla un mazzo di rose con relativo biglietto: “Sono in Messico con Nathalie, Buone cose. Alain”. Dopo cinque anni d’amore supermediatico Alain l’ha lasciata per Francine Canovas, più famosa come Nathalie, incinta a 23 anni del loro figlio Anthony.
Nathalie e Alain. Il giorno e la notte. Il caldo e il freddo. La sinistra e la destra. Sono due opposti e stanno insieme poco, divorziano eppure per separarsi davvero impiegano due anni. Il matrimonio con Delon, celebrato nel 1964, è più che turbolento. Nathalie ne uscirà con una carriera di attrice e sceneggiatrice, ma anche con un’esperienza di tossicodipedenza da cui si libererà con fatica. Ancora oggi invece le resta attaccato il cognome, Alain insiste perché lei lo mantenga eppure l’ha lasciata nel corso di una diretta tv.




                                                                             Mireille Darc



Nathalie quella sera stessa si consola tra le braccia di un amico di famiglia, uno iugoslavo in odore di mafia. L’addio è nel 1968, lui sta girando Jeff e sul set c’è Mireille Darc, finiscono a letto.
Con Mireille Darc l’amore dura 15 anni, lei è sexy e gelosissima. Quando viene operata a cuore aperto nel 1980 lui non la lascia un secondo, ma non la sposa. Tra Alain e Nathalie ancora oggi rimane una tenerissima amicizia, hanno persino girato uno spot in favore della terza età insieme, eppure lui nel 1994 ammette che la Schneider resta il suo grande amore. Dopo Mireille nella vita di Alain passa la cometa di Anne Parillaud, la Nikita di Luc Besson. Con lei la star resiste sì e no il tempo di un film, la dirige infatti in Pour la peaux d’un flic.




                                                                       Rosalie van Breemen



Giusto il tempo di farsi ritrovare disponibile ai batticuori per la modella olandese Rosalie van Breemen.
È il 1987 Delon conosce Rosalie sul set di un videoclip in cui canta "Comme au Cinéma". Rosalie metterà al mondo Anouchka nel 1990 e Alain-Fabien nel 1994. Ancora  15 anni di legame e ancora un crack, questa volta però Alain ne esce con le ossa rotte e una colossale depressione legata a un divorzio dalla condizioni durissime: la modella gli tiene i figli lontani. Vive solo, in una grande e sontuosa magione in Svizzera. Gli unici a fargli compagnia, i cani, dai quali non si separa mai. “Ho una passione per i miei due figli, li ho attesi per troppo tempo, li ho avuti tardissimo; questa separazione mi ha distrutto e il fatto di averli un fine settimana su due mi uccide”. E parla di suicidio.
Ma ne viene fuori, nonostante i guai con la droga del figlio e le eterne querelle con Rosalie. Così lo scorso maggio sul tappeto rosso di Cannes eccolo sfilare radioso con al braccio Anouchka per essere applaudito di lì a poco insieme a Claudia Cardinale, dopo la proiezione del restaurato Gattopardo di Luchino Visconti. Oggi il cinema ha voltato le spalle all’attore, che si dedica solo alla tv e al teatro (dal gennaio 2011 sarà con la figlia sul palco).












di frabel


aggiornato il 10/05/2017







mercoledì 10 novembre 2010

Vintage glamour Russell Crowe



 





E' stato paragonato a Clark Gable, a Jeames Dean, a Robert Mitchum, a Marlon Brando; Antony Hopkins ha dichiarato che gli ricorda il genere di attore che lui stesso era in gioventù.
Russell Crowe, uno degli attori più intensi e carismatici della sua generazione, sollecita paragoni con i mostri sacri del grande schermo Hollywodiano, il che la dice lunga sul suo talento e sulla sua versatilità. Attore straordinario, il magnetico australiano è a suo agio nell'incarnare un'enorme varietà di emozioni: dimostra la stessa credibilità e facilità nell'emanare una dolcezza infinita e disarmante, come nel trasmettere una brutalità minacciosa e pressoché palpabile. Tale abilità schizofrenica è una dote che solo i più grandi attori possono vantarsi di possedere.
La stessa determinazione ferrea e lo stesso convincimento che mette nell'impersonare ruoli di bravo ragazzo e di pessimo soggetto, uniti al suo coraggio nell'assumersi rischi e al suo indiscutibile fascino, lo pongono in quella schiera selezionata di giovani star di Hollywood - cui appartengono tra gli altri Edward Norton, Daniel Day-Lewis e Sean Penn - che possiedono la stoffa della star, un talento enorme ed il rifiuto assoluto di tentare di compiacere il prossimo con atteggiamenti ruffiani. Russell Crowe possiede inoltre una mascolinità di vecchio stampo che ormai va scomparendo tra gli attori di Hollywood, e che lo colloca in una nicchia di cui è dominatore incontrastato.







L'invidiabile posizione che ormai l'attore ha conquistato nella mecca del cinema, entrando a far parte del famoso ed esclusivissimo clan conosciuto come "the 20-million dollars boys" (quel ristretto gruppo di attori che guadagnano vagonate di soldi a film, di cui fanno parte Tom Hanks, Mel Gibson, Tom Cruise e Bruce Willisper citarne alcuni), è il frutto di una faticosa e tenacemente perseguita conquista.
Russell Ira Crowe è nato il 7 aprile 1964 a Strathmore Park, un sobborgo di Wellington, in Nuova Zelanda (alto m 1,79). Di origine Maori (da bisnonna materna) Crowe ha tuttoggi il diritto di votare nel contingente elettorale che la legge neozelandese garantisce alla minoranza Maori.
Russell Crowe non è quello che si potrebbe definire un figlio d'arte, ma la sua famiglia è strettamente legata al mondo dello spettacolo: i genitori, Alex e Jocelyn, si occupavano del servizio di catering sui set cinematografici portando spesso Russell e il fratello maggiore Terry con loro. Inoltre il nonno materno, Stanley Wemyss, era stato operatore cinematografico durante la Seconda Guerra Mondiale, guadagnandosi l'onorificenza di Membro dell'Impero Britannico da parte della Regina Elisabetta proprio per i servigi resi al suo Paese.
Si trasferisce a soli 4 anni in Australia, al seguito dei genitori. A Sydney comincia a frequentare il set cinematografico e ha l'occasione a soli 6 anni di comparire nella serie tv australiana Spyforce, e a 12 nella serie Young Doctors.






Ha 14 anni quando Russell con la famiglia fa ritorno in Nuova Zelanda. A scuola, in questo periodo, inizia le prime esperienze musicali che costituiscono il suo interesse artistico principale.
Con lo pseudonimo di Russ Le Roq incide alcune canzoni, tra cui la canzone dal titolo profetico "I want to be like Marlon Brando".
All'età di 17 anni Russell lascia la scuola e inizia a perseguire la sua carriera musicale e cinematografica, mantenendosi con vari lavori saltuari tra cui anche l'animatore turistico.
Riesce ad ottenere una parte in una produzione locale del musical Grease, grazie proprio al fatto che oltre alla recitazione se la cavava bene anche con il canto. Partecipa poi ad un tour in giro per Nuova Zelanda e Australia con The Rocky Horror Show.
Perseverando con grande determinazione, nel 1988 arriva l'offerta per una parte da co-protagonista in una versione teatrale di Blood Brothers: il nome di Russel Crowe comincia a farsi conoscere nell'ambiente, insieme alla sua fama di promettente giovane attore. Il regista George Ogilvie lo vuole per il suo film The Crossing. Sul set Russell conosce Danielle Spencer, con cui farà coppia fissa per cinque anni. Oggi Danielle, affermata cantante in Australia , è ancora ottima amica del Russell cantante e attore.






The Crossing però non è stato il primo film girato da Crowe: le riprese furono rimandate e nell'attesa partecipò nel ruolo di un soldato in Blood Oath del regista Stephen Wallace.
Dopo The Crossing e Hammers Over The Anvil (con Charlotte Rampling), Russel Crowe gira Proof, che gli vale il premio dell'Australian Film Institute come miglior attore non protagonista.
E' con il chiacchierato film (polemiche per i temi nazisti e razzisti affronatati in modo crudo e violento) Romper Stomper nel 1992 che Russell Crowe diventa una star australiana, portandogli il premio dell'Australian Film Institute come miglior attore protagonista.
Crowe è un camaleonte che cambia età, accento e persino forma fisica per la parte che deve interpretare. Questa versatilità è già evidente all'inizio della sua carriera quando due anni dopo Romper Stomper, recita il ruolo di un idraulico gay in The sum of us. Con dieci film in quattro anni ed una varietà di ruoli da costituire un curriculum di tutto rispetto, Russell è pronto e desideroso di mettere alla prova il proprio talento nel tempio sacro di Hollywood.







E' Sharon Stone che dopo averlo notato in Romper Stomper lo vuole nello stravagante film The Quick and the Dead - Pronti a morire di Sam Raimi, che stava co-producendo e che la vedeva protagonista insieme a Gene Hackman, Leonardo Di Caprio e Lance Henriksen.
L'esperienza hollywoodiana prosegue con il film Virtuosity, con Denzel Washington, nel quale Crowe interpreta il ruolo del cattivo, un serial killer virtuale: decisamente non una grande prova per entrambe gli attori.
Dopo film minori come Rough Magic, No Way Back, Heaven's Burning e Breaking Up, arriva nel 1997 L.A. Confidential di Curtis Hanson, con Kevin Space, Guy Pearce, Danny DeVito e Kim Basinger, e Crowe ha finalmente la possibilità di dimostrare il suo grande talento: mostra una sottile e straordinaria capacità di sviluppare lentamente il suo personaggio, per far comprendere tutte le sfumature del carattere. Il film conquista critica e pubblico a Cannes 1997, vince numerosi premi, tra cui due Oscar.
Poi è la volta di Mystery, Alaska con Burt Reynolds (nel quale Crowe è il capitano di una squadra dilettante di hockey su ghiaccio), e di The Insider - Dietro la verità (1999), con Al Pacino e Christopher Plummer, per cui il regista Michael Mann paragonerà Crowe a Marlon Brando. L'Academy non ha potuto ignorare la qualità dell'interpretazione offerta da Crowe, e The Insider gli ha così procurato la sua prima nomination all'Oscar come migliore attore protagonista, superando, nella scelta dei membri dell'Academy, addirittura lo stesso Al Pacino.





                                                    Russell Crowe in Gladiator



Ma il film che gli ha fatto vincere l'ambita statuetta è stato il film successivo: quel Gladiator campione di incassi della stagione cinematografica del 2000 che ha trasformato Russell Crowe da grande attore di talento a star mondiale. Tra gli interpreti Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Richard Harris e Oliver Reed.
Crowe stava ancora girando The Insider quando i produttori di Gladiator lo cercano. Immerso in quel ruolo complesso, rifiutando ogni distrazione, Crowe declina l'offerta. Ma è il regista Mann stesso a consigliargli di accettare, per non farsi scappare l'occasione di lavorare con il maestro Ridley Scott.
Per impersonare il generale Massimo Decimo Meridio, Russell Crowe ha dovuto intervenire sul suo fisico, perdendo il peso che aveva messo su in sei settimane per interpretare Wigand, nel film precedente.





                                   Russell Crowe in Beautiful Mind accanto a Jennifer Connely



Dopo Il Gladiatore Crowe gira Proof of Life - Rapimento e riscatto-Il negoziatore, un buon film d'avventura con Meg Ryan come co-protagonista. I due attori, conosciutisi proprio sul set, hanno allacciato una chiacchierata relazione, durata circa sei mesi. Nel cast anche David Morse.
Nel marzo del 2001, subito dopo aver ricevuto l'oscar per Il Gladiatore, inizia le riprese di un altro grande film che lo porterà ad una nomination all'Oscar come miglior attore protagonista (la terza consecutiva, un record): A Beautiful Mind. Nel film, diretto da Ron Howard, Crowe interpreta il ruolo del vincitore del premio Nobel per l'economia John Nash, sulla cui vita il film è basato. Partecipano anche Ed Harris e Christopher Plummer.
Le nominations andate a segno nella notte degli Oscar 2002 per A Beautiful Mind sono state numerose (miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura non originale, migliore attrice non protagonista - Jennifer Connely). Crowe è straordinario come il carisma che conferisce al suo personaggio: è il film in cui forse raggiunge il suo apice artistico, tuttavia non ha ricevuto l'ambita statuetta.
Riceve invece il prestigiosissimo Golden Globe e il premio del sindacato attori.




                                  
                                        Russell Crowe in una scena del film Cinderella Man



Terminato A Beautiful Mind, nel giugno del 2001, Crowe si è poi dedicato a quello che lui definisce il suo "night job": la musica. L'attore non ha mai abbandonato la sua prima passione e tuttora si esibisce con la sua band "Thirty odd foot of grunts", di cui è il cantante e autore principale insieme all'amico Dean Cochran.
Nell'estate del 2002 inizia le riprese del film di Peter Weir Master and Commander, tratto dai romanzi di Patrick O'Brien. Nella storia di ambientazione marinaresca, con tutto il contorno di grandi velieri, fregate, marinai e avventure nella prima metà dell'Ottocento, Russell interpreta il ruolo del capitano Jack Aubrey.
Il 7 aprile 2003, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno, Russell Crowe ha sposato l'eterna fidanzata Danielle Spencer. Poche settimane dopo il matrimonio è arrivato l'annuncio della gravidanza di Danielle. Il figlio Charles Spencer Crowe è nato il 21 dicembre 2003.
Alla fine di marzo 2004 Russell Crowe si è trasferito a Toronto, in Canada, per iniziare le riprese del film, Cinderella Man - Una ragione per lottare, per la regia di Ron Howard, film biografico sulla straordinaria storia del pugile James J. Braddock.





                      Russell Crowe cantante e leader della band la "Thirty Odd Foot of Grunts"



Suo personale progetto e omaggio all'Australia, sarà la lavorazione del film The Long Green Shore, basato sul romanzo di John Hepworth sulla partecipazione dell'Australia alla seconda guerra mondiale. Crowe, oltre ad interpretare il personaggio principale, produrrà il film, ne scriverà la sceneggiatura e lo dirigerà. L'attore spera con questo film di coronare il suo sogno di portare i capitali americani in Australia, per lavorare ad un film ad alto budget, girato in Australia e con attori e troupe australiani.
Russell Crowe possiede una tenuta/fattoria in Australia, nelle vicinanze di Coff's Harbour, a sette ore d'auto a nord di Sydney, dove ha trasferito tutta la famiglia. Alla fattoria alleva mucche Angus, senza però - dice lui - riuscire ad ucciderle perché le ama troppo; è il luogo dove torna appena ha tempo libero e dove ama passare il periodo di Natale dando gradi feste per amici e parenti.





                                                      Russell Crowe in 3:10 to Yuma



Con Ridley Scott nel 2006 interpreta A Good Year - Un'ottima annata a fianco di Marion Cotillard e Albert Finney e nel 2007 Russell Crowe è poi protagonista nel film American Gangster in cui interpreta Richie Roberts, il detective che ha arrestato a metà degli anni '70 il signore della droga Frank Lucas (interpretato da Denzel Washington) e del remake di Quel treno per Yuma (1957) di Delmer Daves (c'erano Glenn Ford e Van Heflin, la musica di Tiomkin e la voce di Frankie Lane) 3:10 to Yuma di James Mangold in compagnia di Christian Bale e Peter Fonda. Un film che è un'intensa avventura col paesaggio che fa da protagonista, di un contadino (Bale), che trae una vita durissima, per se e la famiglia, dal piccolo ranch che sta per perdere per i debiti, accetta per duecento dollari, di fare da scorta per portare il pericolosissimo Wade (Crowe) alla prigione di Yuma.





                               Russell Crowe e Leonardo di Caprio in una cena di Body of Lies




E' di nuovo con Ridley Scott in Body of Lies - Nessuna verità (2008) che punta l'obiettivo sui metodi della Cia, tra dura realtà e brillante cinismo. Il film è incentrato su Roger Ferris (Leonardo Di Caprio) che è l'uomo migliore di cui dispongono i servizi segreti americani, in luoghi dove la vita umana non vale più delle informazioni che può dare, in situazioni che lo portano a girare tutto il mondo, la sopravvivenza stessa spesso dipende dalla voce che si trova all'altra estremità di un telefono segreto - il veterano della Cia, Ed Hoffman (Russell Crowe).





                                Russell Crowe con Helen Mirren e Rachel McAdams in State of Play



L'anno successivo Russell Crowe recita in un'appassionante partita a guardie e ladri tra politica e giornalismo nel film di Kevin Mcdonald State of Play, tratto da un serial della tv inglese che racconta la storia di un membro di congresso Stephen Collins (Ben Affleck) messo in crisi dopo la morte della sua amante, una mistress. La polizia indaga e non solo: ci mettono lo zampino anche due giornalisti Della Frey (Rachel McAdams) e Cal McAffrey (Russell Crowe) che però è anche amico del politico e mai si aspetterebbe una verità come quella che sta per saltare fuori.





                                                      Russell Crowe in Robin Hood



Nel film Tenderness (2009), di John Polson nel quale Russell Crowe è un poliziotto passa nel (2010) di nuovo con Ridley Scott in Robin Hood, che confeziona un arciere guerriero di impeccabile fattura interpretato con mirabile credibilità da Russell Crowe coadiuvato da Cate Blanchett e William Hurt.





                                      Russell Crowe in una scena di The Next Three Days 



E' uscito in questi giorni l'ultimo film di Russell Crowe The Next Three Days di Paul Haggis, che è un remake del francese Pour Elle , interpretato da Vincent Lindon e Diane Kruger. La vicenda narra di un professore, la cui moglie (Elisabeth Banks) viene arrestata per omicidio, costretto a quel punto di cercare di farla evadere. Cameo di Liam Neeson.





Nella foto l'esibizione canora di Russell Crowe con i componenti del cast di Robin Hood: Alan Doyle, Scott Grimes e Kevin Durand



Crowe si è più volte reso noto anche per il carattere irruento, che lo ha portato ad avere problemi con la legge, come l'arresto nel 2005 per aver scaraventato un telefono addosso al portiere di un albergo di New York. In seguito Crowe si è sentitamente scusato, attribuendo il folle gesto ad un momento difficile della sua vita.
Russell Crowe è un appassionato di rugby. È attualmente co-proprietario dei South Sydney Rabbitohs, la squadra di rugby più famosa nella storia del campionato australiano, ed è un appassionato tifoso degli All Blacks neozelandesi.
Nel tempo libero, Russell Crowe con la sua band si è esibito, tra l'altro, al  Festival di San Remo 2001 e a Piazza di Spagna, a Roma, nel 2010.












tratto da Biografieonline.it








rivisitato da frabel








domenica 7 novembre 2010

Javier Bardem











Javier Angel Encinas Bardem (Las Palmas de Gran Canaria), 1° marzo 1969, m 1,82 è un attore spagnolo.
Figlio dell'attrice Pilar Bardem Munoz, è stato il primo attore spagnolo a essere candidato al Premio Oscar, nel 2000, e a conquistarlo, nel 2008.
Dopo tanta fatica ce l'ha fatta. Proviene da una delle famiglie più cinematografiche della penisola iberica: i Bardem. Non era pronto a sbaragliare la concorrenza, ma era semplicemente pronto a fare quello per cui era nato e destinato da un cognome piuttosto ingombrante. Eppure è andato più lontano di chiunque altro e noi siamo fieri di lui, anche se non fa parte della nostra nazione. Ma è come se lo fosse. Un look ancora più mediterraneo di quello di Antonio Banderas – che in una qualche maniera gli ha aperto lo strada -, un misto di vecchio e nuovo sulla sua pelle, un'irresistibile voglia di essere come un toro nell'arena e ammazzare una volta per tutte il torero e poi una grande potenza sessuale in grado di risvegliare tempeste ormonali di gentili e generose signore, scatenano ovvi duelli con i rivali. In una parola, Javier Bardem è sorprendente, siderale e affascinante. Si muove di fronte alla macchina da presa come un idolo di culto, facendo breccia nell'immaginario degli spettatori in una maniera così dirompente da far slittare leggermente il cuore dalla parte destra. Come ha fatto a diventare il primo attore spagnolo nominato agli Oscar? Non in pompa magna. Gli è bastato infilare degli slip neri, sdraiarsi sulla sabbia accanto ad Andrea Di Stefano e ridere. Da quel momento in poi, si sono tutti innamorati di lui, uomini e donne.








Javier Bardem ha la capacità molto rara di rapire dal di dentro il proprio personaggio con l'intento di sviscerarlo come e meglio può, attraverso un'introspezione profondissima. Si introduce dentro il suo ruolo come se questo fosse una sua seconda pelle e risulta essere fantastico sotto ogni punto di vista, che sia di fronte a una pellicola comica e allegra o a una più dolorosa e drammatica. Verve e qualche strizzata d'occhio a un pubblico che non è solamente femminile – non dimentichiamo i fedelissimi che lo hanno seguito fin dagli esordi – e boom, il gioco è fatto. E ogni volta che stringe nelle mani un premio, in quelle circostanze da "semplice" umano diventa un vero e proprio supereroe per i nostri occhi, un uomo dotato di abilità straordinarie. Fattezze da vero e proprio toro che sa amplificare la carica drammatica di una parte in maniera ottimale.
Il giovane Bardem proviene da una famiglia d'arte: suo nonno era infatti l'attore Rafael Bardem, lui stesso è il nipote del regista Juan Antonio Bardem e sua madre è la nota attrice spagnola Pilar Bardem. All'appello non mancano neanche i fratelli, anche loro impegnati nel campo della recitazione: Carlos e Monica Bardem.Ultimogenito e più giovane membro di questa nota famiglia di attori, muove i suoi primi passi respirando l'aria del cinema iberico, seguendo la madre – a due anni dalla sua nascita i suoi genitori si separano - nelle sue numerose apparizioni filmiche e televisive.








Trasferitosi a Madrid, fa il suo debutto a soli 4 anni, nella serie televisiva El Picaro (1974) di Fernando Fernàn Gòmez, proprio accanto alla donna ed è sempre accanto a lei che esordisce cinematograficamente, ormai adulto ne Il poderoso influjo de la luna (1980) di Antonio del Real. Nel mezzo, un adolescente Bardem si allena con il rugby, entrando a far parte della nazionale spagnola e lo studio di belle arti alla Escuela de Artes y Officios, dove sogna di diventare pittore (anche se lavora come operaio e come stripper per pagarsi gli studi).
Abbandonata la scuola, a cambiargli la vita arriva il regista Juan José Bigas Luna che totalmente ammaliato dalla mascolinità taurina di Bardem lo impone come interprete principale di molte delle sue pellicole erotico alimentari, fra le quali spicca Prosciutto, prosciutto (1992) con Stefania Sandrelli. Notato da Pedro Almodòvar, il niño terribile de La Mancia, lo impone in (1997). Tacchi a spillo (1991) e poi in Carne tremula.








Man mano che la sua filmografia prosegue, Bardem raccoglie consensi e premi, tanto per cominciare i due Goya vinti come miglio attore non protagonista per Dias contados (1994) e come miglior attore protagonista per Boca a boca (1995). Dall'esaltante incontro con il regista Mario Barroso arriva al toccante Prima che sia notte (2000) dove interpreta un gay cubano fra contadini che assomigliano a Sean Penn e travestiti e militari che hanno l'aria di Johnny Depp. E la critica e il pubblico non rimarranno indifferenti di fronte alla sua performance: in primis, Javier Bardem stringe per le mani la Coppa Volpi al Festival di Venezia come miglior attore, poi si gode una candidatura ai Golden Globe nella stessa categoria e per chiudere in bellezza una nomination agli Oscar che lo porterà a essere il primo interprete spagnolo a essere nominato dall'Academy in quella categoria.









Hollywood gli punta gli occhi addosso: John Malkovich lo convince a essere protagonista del suo esordio alla regia con Danza di sangue (2002), mentre recita con Tom Cruise in Collateral (2004). Ma forse la soddisfazione più grande ce l'ha nello stringere un nuovo Goya grazie alla pellicola I lunedì al sole (2002). Ma quando sembra che Bardem abbia veramente avuto tutto, sbagliamo: Alejandro Amenàbar gli chiede di essere protagonista del suo nuovo film Mare dentro (2004), lui accetta e fa il miracolo. Il sex symbol spagnolo si piega per un tema delicato e fragile come quello dell'eutanasia, trasformandosi in Ramón, giovane uomo che per un tuffo in mare mal calcolato è costretto a stare per 28 lunghissimi anni in un letto come tetraplegico. È incredibile come Bardem riesca a disegnare con così profonda umanità la fame dietro le quattro mura, la vita in un letto che è una tomba e una vita che non è più una vita. È semplicemente sublime, per cui meritevole di una nuova Coppa Volpi, di un nuovo Goya, di un'altra candidatura al Golden Globe e di un European Film Award come miglior attore dell'anno.








Ormai considerato un attore storico, diventa membro della giuria del Festival di Cannes nel 2005, poi si fa dirigere da autori di serie A come  Milos Forman in L'ultimo inquisitore (2006), Emir Kusturica in Promise Me This (2007), i fratelli Ethan e Joel Coen con Non è un paese per vecchi (2007) con Josh Brolin e Tommy Lee Jones e Woody Allen per Vicky Cristina Barcelona (2008), e accanto a Julia Roberts in Mangia prega ama di Ryan Murphy (2010) rubando persino il ruolo di Fiorentino Ariza a Johnny Depp per L'amore ai tempi del colera (2007), già l'amore… A proposito di quello, Javier Bardem prima è superconvivente con la fidanzata Christina per più di sei anni, poi la lascia per una più spumeggiante Penelope Cruz, anche lei nuova stella spagnola di Hollywood.








Ci sarebbe da inseguirlo in una corsa mozzafiato, ma non servirebbe. Javier Bardem è un'entità semplicemente superiore che si ciba di applausi e di settima arte, vive in una galassia che si è costruito da solo, anni luce lontano dai comuni attori, e che, ogni tanto, interrompe brutalmente il suo riposo per presentarci qualche altro nuovo amico che ha avuto una sferzata decisa alla sua vita e che ha dovuto fare i conti con l'ambiente circostante, se stesso e il futuro. È uno degli attori più potenti a livello qualitativo e al pari di qualsiasi Dio, è terribile, ma anche tenero. Speriamo che l'appeal di questo grande interprete stuzzichi ancora le fantasie dei grandi, perché il cinema ha necessità di attori affascinanti come lui: fisicamente prestanti, agili e abili, disporsi a fare duri ed estenuanti sacrifici per noi. Javier Bardem è comunque un capolavoro vivente in ogni sua movenza.    




                                    Javier Bardem con la moglie Penelope Cruz



 Era uno dei film più attesi di Cannes 2010, Biutiful del messicano Inarritu, ha fatto la sua apparizione nella gremita Grand Theatre Lumiere e a giudicare dai lunghi applausi e dalla commozione sui volti di spettatori e protagonisti potrebbe essere uno dei candidati all'ambita Palma d'Oro. La spagnola Penelope Cruz era in sala ad attendere il suo Javier Bardem (i due si amano da tre anni), protagonista assoluto a cui la diva ha giustamente lasciato tutti i flash durante la Montee des Marches. Il red carpet che ha preceduto la première ha visto molti volti internazionali sfoggiare abiti sontuosi e stravaganti (piuttosto appariscente quello all gold della Venere nera Naomi): si sono prestati ai flash impazziti di fotografi da ogni parte del globo, oltre al regista e gli interpreti di Biutiful, l'elegante Naomi Watts in total black (che ha lavorato con Inarritu in 21 grammi), una Kate Beckinsale con spacco (e tacchi) vertiginosi, la regista franco-belga Agnès Varda, Valeria Bruni Tedeschi, Tim Burton (che ha percorso la passerella tenendo per mano Isabelle Huppert) e molti altri volti più o meno noti.








tratto da Mymovies










rivisitato da Frabel

mercoledì 3 novembre 2010

L'Italia popolo di attendisti

Si aspettano sempre gli eventi senza mai prendere posizione. E’ nel nostro dna o semplicemente è più comodo attendere la prima mossa dell’avversario, come è anche il nostro calcio: il contropiede.
Lo stesso nella coppia in crisi è la donna che prende l’iniziativa, la decisione della separazione. Così sono i nostri governanti: rimangono nell’apatia più assoluta, nell’attesa che succeda qualcosa, che cambi il vento. Il Pd che, come in una partita a scacchi dovrebbe cercare e trovare la mossa per dare scacco al re Berlusconi. Invece non succede niente, solo disfattismo e nulla di costruttivo e al Pdl va bene così forte della sua legittimità a governare. Il Paese non ha bisogno di una crisi che rischierebbe di frantumare il quadro politico nazionale con conseguenze forse devastanti. Ma se la prospettiva razionale non fosse praticabile: è meglio tornare alle urne senza la scorciatoia di improbabili governi tecnici. E’ presumibile che dalle elezioni anticipate possano uscire equilibri ancora più traballanti degli attuali. Ma niente è più grave di questo continuo stillicidio di picche e ripicche tra i due maggiori partiti tra maggioranza e opposizione.
E’ questa l'immagine del Paese e gli italiani non lo meritano.





di Frabel











martedì 2 novembre 2010

Le alternative al governo Berlusconi





Fini si trova di fronte a un bivio, proprio oggi che esplode in modo devastante il caso “Ruby”: diventare il punto di riferimento di un centrodestra ”deberlusconizzato”, oppure racimolare vantaggi effimeri con una condotta ambigua, contorta, politicista.
Diventare leader di uno schieramento. Oppure leader di un micro partitino, uno dei tanti che rallegrano la nomenclatura italiana, ma lasciano indifferenti (o inorriditi) i cittadini.
Anche il centrosinistra non dimostra di stare meglio, come dimostra a Bologna che, perso Cevenini e mai riconquistato il professor Prodi, brancola nelle nebbie padane.
Rinviate le primarie al 23 gennaio, i Democratici stanno valutando se puntare su una figura civica (Andrea Segrè, preside di Agraria) o su un politico come il vice della Provincia, Giacomo Venturi.
Il centrodestra è incerto se candidare un berlusconiano o un leghista.
In questa gara al ribasso non si comprende chi sia messo meglio.







di frabel

lunedì 1 novembre 2010

Joe Bonamassa





Joe Bonamassa è probabilmente il giovane talento più virtuoso di chitarra blues e rock attualmente in circolazione
Joe Bonamassa è nato a Utica, New York, USA, l’8 maggio 1977.
All’età di 11, durante un breve periodo in giro per l’america assieme al musicista Danny Gatton ha appreso stili come il jazz e l’heavy rock.
Durante questo periodo con Gatton Bonamassa ha assistito a tutti gli show eseguiti dalla band in giro per New York.
All’età di 12 anni aprì un concerto di BB King. A 14 anni, è stato invitato a partecipare ad una manifestazione Fender; In questa occasione ha incontrato Berry Oakley e Jr Joe Berry con i quali fondò il gruppo “Bloodline” assieme al figlio di Miles Davis, Erin.
Con la Bloodline ha inciso un album che ha prodotto due single da classifica - “Stone Cold Hearted” e “Dixie Peach”.
In un’intervista per la rivista ‘Guitarist’ (numero 265), Joe Bonamassa ha citato i tre album che hanno avuto più influenza sulla sua musica: John Mayall & the Bluesbreakers con Eric Clapton (“Beano Album’), Rory Gallagher’s’ irish Tour ’ e ‘Goodbye’ dei Cream.








Queste influenze sono evidenti nella sua musica, ma Joe è stato influenzato anche da altri artisti; si possono citare di sicuro Stevie Ray Vaughan, BB King, Robert Johnson, Danny Gatton, Jimmy Page, Jeff Beck, Eric Johnson, e Buddy Guy.
Lo stile di Bonamassa riprende la vasta gamma di generi coperti da questi artisti: Rock, Blues-Rock, Jazz, Paese, Delta Blues, Electric Blues - e anche Prog Rock.
Il suo primo album solista, “A New Day Yesterday”, è stato rilasciato nel 2000 e prodotto dal leggendario Tom Dowd. Bonamassa aggiunse Kenny Kramme alla batteria e Eric Czar al basso per intraprendere il tour.
Dopo tour promozionale per il suo primo album, Bonamassa e la sua band tornarono in nel 2002 e lavorarono assieme al produttore Clif Magness per produrre il loro secondo album “So, It’s Like That”.
I contenuti del secondo album, più tradizionale e rock del precedente album in studio, gli permisero il raggiungimento della prima posizione in classifica nella Blues Billboard Chart.








Un buon riscontro di fan ha portato al rilascio del terzo album “Blues Deluxe”.
L’album comprende nove cover di brani classici blues assieme atre canzoni scritte da Bonamassa. Anche questo album ha raggiunto il numero uno sulla Blues Billboard Chart.
Il 2005 ha visto l’uscita di “Had to Cry Today”, che ha segnato un ritono alla più tradizionale musica rock ascoltata in “So, It’s Like That”.
Alla fine del 2005, dopo una lunga tournée con il suo precedente trio, Bonamassa ha cambiato line-up per il tour della band. Al basso adesso c’è Mark Epstein e alla batteria l’ex batterista di Kenny Wayne Shepherd Bogie Bowles.
Nel 2006, Joe ha rilasciato il suo quinto album in studio, intitolato “You & Me”. Come i precenti anche questo album è balzato in prima posizione nella Billboard Blues Album Chart. Per la registrazione di questo album Bonamassa ha arruolato veri talenti di studio come Jason Bonham, figlio del leggendario John Bonham. Per il brano “Your Funeral And My Trial” ha suonato l’armonica il grande LD Miller.
“You & Me” è l’album blues più duro di Bonamassa, segna una rottura con i precedenti “So, it’s Like That” e “Had to Cry Today”.








“Sloe Gin” è stato rilasciato nell’agosto del 2007 e, fino al marzo 2008, è stato più di 10 settimane in cima alla Billboard Chart Blues. Questo album è caratterizzato da un uso molto più marcato di chitarra acustica.
La band di Bonamassa ha ancora subito cambiamenti per il tour di questo album; il bassista Carmine Rojas ha sostituito Epstein ed è stato aggiunto il tastierista Rick Melick. Entrambi i nuovi componenti della band avevano già preso parte alle registrazioni di “You and Me” e “Sloe Gin”.
Nel 2009 è stato rilasciato l’album ” The Ballad Of John Henry “.
Il 23 marzo 2010 è uscito l’ultimo, per ora, album chiamato ” Black Rock





di DerMarkoZ

Berlusconi e il Pdl puro malcostume e nullismo politico


Se è vero, il premier lasci.
Fini: L’Italia è in imbarazzo, va chiarito quell’intervento sulla questura di Milano. Fosse vero si dimostrerebbe una certa disinvoltura, un malcostume.
C’era posto quella sera in cinque comunità: non furono contattate. Non c’è dubbio che Berlusconi sia ancora più in difficoltà, perché il “caso Ruby” non solo ha consentito ai suoi avversari di accelerare le manovre di accerchiamento, ma ha acuito le tensioni nel Pdl, dove si respira un clima da ultima spiaggia e si prefigura ricordandosi di essere, sia pur allo stato fantasmatico, un’entità che afferma di essere un partito, addirittura un futuro senza il Cavaliere.
E’ anche innegabile che la situazione della maggioranza sia sull’orlo del collasso è evidente a tutti, così come è evidente che di questo passo rischia di subire un danno irreparabile l’immagine del Paese e quel poco o tanto che resta del suo rango internazionale. Non si tratta solo dell’avventurosa vita notturna del presidente del Consiglio, della quale egli mostra troppo spesso di sottovalutare i rischi, che riguarda la sua vita privata, sia pure entro certi limiti. Né si tratta della ben nota disinvoltura istituzionale del premier: disinvoltura che spetterà al magistrato appurare se nell’ultima vicenda della ragazza marocchina abbia superato o no il confine della legge.










Non si tratta di tutto questo, o non solo di questo. E neppure tanto della paralisi dell’azione del governo, che pure è un dato reale. Si tratta del fatto che negli ultimi mesi è venuta meno nell’esecutivo qualunque capacità di direzione e di coordinazione, qualunque consapevolezza della quantità e della gravità dei problemi sul tappeto se non al livello della pura emergenza.
Palazzo Chigi ha perduto la pur minima capacità di ascoltare e di rappresentare il Paese.
L’Italia è – ed ancor più si sente – una nazione allo sbando. Chi ha la responsabilità di essere stato eletto dal popolo non ha gli occhi per vederlo. Nella sostanza è puro nullismo politico, per giunta all’insegna dell’ipocrisia, dal momento che i più resistenti dietro le quinte o i capannelli, vanno poi dicendo le cose peggiori sul conto del presidente del Consiglio, rivelando e stigmatizzando, quasi con sudicio compiacimento, le sue défaillance di ogni genere.
Non si può sul poco o meno che è stato fatto cullarsi o aspettare gli eventi in attesa del termine del  mandato, l’Italia ha bisogno di qualcos’altro.
Ora il destino di un’ormai lunga e importante avventura politica oggi si decide su questo e solo su questo: sulla verità e sul coraggio di dirla.





di Frabel